[Firenze] Sulla “via del Cocomero” (vecchio nome di via Ricasoli)

esistevano varie case della famiglia Ginori, una delle quali venne acquistata nel 1455 da Piero da Gagliano; verso la fine del secolo si aggiunsero alla proprietà altre due case, che vennero trasformate in un unico corpo di fabbrica, ulteriormente abbellito dalla famiglia Salviati, che lo acquistò nel 1579 e vi fece intervenire Bernardo Buontalenti.

L’edificio venne acquistato dai Gerini nel 1650, dieci anni dopo che a Carlo Gerini, segretario del cardinale Carlo de’ Medici, era stato assegnato il titolo di marchese. La famiglia Gerini trasformò gli ambienti interni commissionando importanti cicli ad affresco ad Anton Domenico Gabbiani e a Jacopo Chiavistelli e alla sua scuola, dando avvio ad una prestigiosa raccolta di dipinti andata dispersa nel 1825.

Nel 1798 i Gerini acquistarono anche un palazzetto adiacente, al n. 40, forse opera di Baccio d’Agnolo; circa un secolo dopo Giuseppe Poggi amalgamò le due facciate, creandone una gemella sul palazzetto secondario, con finestre inginocchiate dai timpani triangolari e ricurvi e le lesene decorate da mascheroni; inoltre si occupò degli interni dell’intero edificio, in un progetto unico che comprendeva ogni elemento estetico dei numerosi e ampi saloni: dagli stucchi, agli affreschi, alla tappezzerie, all’arredamento. Questo intervento portò alla distruzione dei cicli ad affresco del piano nobile del palazzo.

L’antico portone del palazzetto attribuito a Baccio d’Agnolo, in asse con il cortile interno, venne eliminato, come anche le tre finestre al piano terra, sostituite da arcate in stile neo-brunelleschiano. Il nuovo ingresso, con un ampio portale con arco a tutto sesto sormontato da un timpano, venne a trovarsi in posizione eccentrica rispetto al cortile, e l’androne di entrata, largo abbastanza da far passare le carrozze, fu ornato di statue antiche e lumi in ghisa, tra fasce decorative color pietra. In facciata il pian terreno ha una fila di finestre inginocchiate, mentre il piano nobile ha un paramento in bozze rustiche

Nel cortile cinquecentesco il loggiato venne trasformato in atrio chiuso tamponando le arcate con vetrate in pesanti telai in legno, secondo il gusto allora dominante. Restano comunque i capitelli antichi, decorati semplicemente solo da alcune rosette. L’ambiente è inoltre decorato da medaglioni con busti di imperatori romani in stucco e bausti marmorei su piedistalli intagliati. Oggi la proprietà è ancora dei Gerini.

Fonte: Wikipedia