Giardino degli Ananassi

Dentro il giardino di Boboli, un giardino chiuso dove si coltivavano piante tropicali

SCRITTO DA CÀROLA CIOTTI | Luglio 2011 | Pag.

Il grande e famosissimo Giardino di Boboli che sorge nel cuore di Firenze, racchiude al suo interno altri spazi di notevole valore storico, i cosiddetti giardini chiusi, luoghi protetti e delimitati, non aperti al grande afflusso di visitatori, ma visitabili su richiesta. Uno di questi è il Giardino degli Ananassi dove, in epoca rinascimentale, si coltivavano piante tropicali di varie specie provenienti dal Nuovo Mondo.
Fuori dal tempo
Collocato quasi centralmente all’interno di Boboli, tra le due estremità di Piazza Pitti e Porta Romana, vi si accede da un cancello che si apre lungo l’ombroso viale della Cerchiata, sulla sinistra del viale dei Cipressi. Il giardino ha subìto nel corso dei secoli molti cambiamenti; tuttavia, ancora oggi è un luogo vivo, pieno di bellezza e atmosfera, soprattutto grazie all’appassionato e instancabile lavoro del suo curatore, Paolo Basetti, giardiniere di grande esperienza e specialista in restauro botanico, che presta la sua opera presso l’Ufficio Tecnico del Giardino di Boboli.

Incontriamo Paolo per una visita al “suo” giardino e, guidati da lui, scopriamo molte cose di questo luogo davvero particolare. «Agli inizi degli anni ’80 – racconta Basetti – iniziai ad occuparmi del recupero di questo spazio, che versava in condizioni di totale abbandono da oltre mezzo secolo. In origine, si trattava di un tipico giardino all’italiana, ma nel corso del 1800 fu operato un radicale cambiamento, col progetto – l’unico di questo tipo, iniziato e portato a termine – di trasformare un giardino formale in parco romantico».
Questa è la caratteristica che rende il Giardino degli Ananassi completamente diverso, nel suo aspetto, dal resto di Boboli.
L’artefice di tale rivoluzione fu Filippo Parlatore, eminente studioso che nel 1852 ottenne la direzione del giardino. Egli vi raccolse piante, fiori e semi rari provenienti da tutto il mondo; realizzò così il Giardino botanico superiore (questo è il nome con cui è conosciuto ancora oggi), durante il periodo di Firenze capitale.
Qui, in collaborazione con la sezione didattica del Polo museale fiorentino, si svolgono stage e tirocini universitari, oltre a interessanti attività per gli allievi delle scuole dell’obbligo.
Entrando nel giardino si ha subito la sensazione di trovarsi in un altro tempo. «Per ricreare questa particolare atmosfera – ci tiene a precisare Basetti – ho disposto le varie piante in modo tale che, al di là dell’aspetto funzionale (ricordiamoci che si tratta di un luogo di studio), sia pienamente soddisfatto anche l’aspetto ornamentale, decorativo». Infatti, ammiriamo prati naturali dolcemente ondulati, sinuosi vialetti ombrosi, vasche e fontane, grandi alberi, piante in piena terra, vaseria imprunetana: tutto disposto secondo un preciso criterio, seguendo una raffinata ricerca estetica.
«Nell’eseguire un restauro botanico ci si deve basare sulle ultime tracce documentate – spiega Paolo – per risalire esattamente alle specie che erano presenti nel periodo storico di riferimento. Ho fatto numerose e interessanti ricerche sul Giardino degli Ananassi recandomi in biblioteche e archivi di Firenze».

Piante acquatiche
Nel corso del tempo Basetti ha messo a dimora alberi, arbusti, roseti, azalee, piante acquatiche, palme. Passeggiando lungo i sentieri, si possono ammirare l’albero della canfora, la pianta del cotone, bellissime peonie arbustive, rose di tutti i colori, esemplari di agrifoglio, melograno, eucalipto, un bel nocciòlo dalle foglie rosse, tante palme diverse (bellissimo l’allestimento che circonda una vasca, realizzato con stupendi esemplari di Cycas revoluta, intervallati da gerani color rosso antico), grandi Kentie all’ombra di alberi centenari, uniche presenze originali del tempo che fu. E poi, c’è la grande sorpresa del giardino dedicato alle piante acquatiche. « Qui adesso c’è la vasca circolare – spiega Basetti – dove ho messo a dimora cinquanta specie di Ninfee, tra rustiche e tropicali, e di Nelumbi. Abbiamo scoperto la presenza di questa importante struttura, fino a pochi anni fa completamente ricoperta di terra e vegetazione, grazie a ricerche condotte dalla Direzione di Boboli; fu costruita dal Parlatore, nel periodo tra il 1870 e il 1880, sul modello di quella esistente presso l’orto Botanico di Palermo, proprio per raccogliere una collezione significativa di queste piante». La fioritura delle numerose specie di ninfee si ammira a partire dalla fine di giugno e, durante l’estate, regala un vero spettacolo di colori e forme, inserito in un contesto originale e ben conservato. Un’altra area del giardino è quella dedicata alle piante palustri, con una bella vasca in pietra che ospita specie diverse quali il papiro, l’iris e la calla d’acqua. C’è anche un angolo tutto per le succulente, e molte piante annuali in vaso, sparse per il giardino. Un’ultima nota significativa, che sottolinea la coerenza e la professionalità di Basetti: quasi tutta la manutenzione all’interno del parco è effettuata con i metodi e gli strumenti tradizionali. Questa scelta “stilistica” giova, certamente, al mantenimento dell’aspetto tipico dell’impianto ottocentesco. È interessante sapere che i trattamenti di cura e nutrimento delle piante sono rigorosamente biologici, per non interferire in modo eccessivo sui cicli naturali e per proteggere ambiente e persone.

L’intervistato (nella foto a destra) è Paolo Basetti, curatore del Giardino degli Ananassi.
Per prenotare visite guidate per scuole, gruppi o associazioni: giardino.boboli@polomuseale.firenze.it