Guida ai giardini segreti

Chiusi da mura, costretti dietro le case, segreti lasciati alla curiosità e al diletto di pochi. Alla scoperta dei parchi nascosti di Firenze

Forse basterebbero i 160 ettari delle Cascine a contenere tutti gli altri giardini sparsi, o meglio, nascosti sul territorio fiorentino. Chiusi da mura, costretti dietro le case, segreti lasciati alla curiosità e al diletto di pochi. Firenze è un po’ così, si concede solo a chi si permette il lusso di scoprirla nei suoi angoli più invisibili e questo calderone comprende anche quegli spazi verdi che a una prima, superficiale ricognizione sembrerebbero scarseggiare. In realtà esistono e come: piccoli e non; visitabili e aperti solo su appuntamento. Il file rouge che li lega tutti è una dimensione romantica e antica che li ha consegnati a noi quasi intatti, sfuggiti alla furia urbanistica proprio perché poco evidenti. La seconda puntata de «la Firenze che non ti aspetti» è un excursus negli spazi green del centro e degli immediati dintorni, saltando per forza di cose i giardini che già godono di grande fama (e altrettanto nutrita frequentazione).

Tra gli spazi pubblici del centro ce ne sono almeno un paioche meritano di essere segnalati: il primo è il giardino del Borgo, in borgo Pinti (a poche centinaia di metri da piazzale Donatello), quel che resta di un cinquecentesco parco, di proprietà della famiglia Salviati, che qui cominciò a coltivare un discreto numero di piante esotiche oltre al primo gelsomino mai pianto a Firenze, che venne subito apprezzato dai fiorentini per l’intenso profumo. Spostandosi verso l’Arno ci si imbatte nel giardino di Borgo Allegri, piccolo slargo affollato di alberi che viene gestito dall’Associazione rionale Santa Croce. Niente a che vedere con un grande parco, ma nel suo piccolo rappresenta un punto di ritrovo con panchine, aria pulita e una fontanella, perfetto per far giocare i bambini, per passare un po’ di tempo a leggere un libro o per prendere parte ad alcune delle iniziative (soprattutto dedicate ai più piccini) che periodicamente vi vengono organizzate.

Un altro discorso lo merita il Bobolino, giardino spiovente che si apre appena fuori da Porta Romana (viale Machiavelli), con siepi ordinate, grotte e vasche con enormi pesci rossi. Capita spesso di incontrarvi coppie di novelli sposi nipponici che sembrano averlo eletto a location perfetta per le foto ricordo dopo il fatidico “sì”. Meno assidui i fiorentini, che forse lo trovano poco pratico, ma con i colori che regala l’autunno è decisamente un bel vedere. Per entrare al giardino dei Semplici (via Micheli, 3) bisogna fare il biglietto, è vero, ma è talmente bello che ogni tanto spendere qualche euro per entrare in uno dei giardini meglio conservati (risale al 1545) e meno frequentati della città, vale il prezzo del biglietto (che costa 6 euro o 3, ridotto), soprattutto se ci si diverte a sbirciare tra le targhette coi nomi scientifici delle piante e le serre all’interno delle quali sono custodite le piante più fragili. Il giardino dell’iris a il giardino delle rose nei pressi di piazzale Michelangelo, si sa, si fanno apprezzare quando la stagione è più bella e le aiuole si riempiono di fiori colorati, mentre il giardino Corsi Annalena (via dei Serragli 113) e il giardino Torrigiani (via del Campuccio, 53), che sono divisi solo da via de’ Serragli, sono due tra i più bei parchi privati della città. Aperti solo in occasioni speciali, i due polmoni (il Corsi Annalena è più piccolo ma il Torrigiani è un vero e proprio parco dentro le mura) meritano, se si ha l’occasione di capitarci in occasione delle (rare) aperture, una passeggiata tra prati all’inglese, sculture e siepi potate all’italiana.
Stesso discorso vale per il giardino di Palazzo Corsini in via della Scala (al civico 58), che apre un po’ meno sporadicamente degli altri due e ospita eventi e mostre come Artigianato e palazzo (è aperto anche dal 19 al 21 novembre per “Artigianato e palazzo young”, dedicata alle nuove leve del saper fare). Ma un cenno non può che andare ad una fetta di verde scomparsa, ovvero il giardino di San Marco, che sorgeva tra via Cavour e via San Gallo, dove Lorenzo de’ Medici creò una specie di Accademia ante litteram nella quale artisti di ogni genere e provenienza (tra cui c’erano anche dei giovani Michelangelo Buonarroti, Leonardo da Vinci, Baccio da Montelupo e Piero Torrigiani) potevano ritrovarsi per lavorare, confrontarsi e arricchirsi a vicenda. Ma la vita del parco e della scuola durarono molto meno di altri luoghi fiorentini: dopo la cacciata dei Medici e con la riqualificazione della zona nell’Ottocento, il giardino fu sommerso dal cemento lasciando a futura memoria solo due targhe che ricordano la presenza degli alberi al posto delle case.