I caffè nell’Ottocento fiorentino

Nell’800 i caffè fiorentini divennero luogo di ritrovo anche per il ceto medio. Al caffè si poteva conversare e parlare di politica, leggere giornali e riviste, trattare affari, o spettegolare sugli avvenimenti mondani: le donne vi erano ammesse, a differenza che nei club e nei circoli.

Vi si degustavano «caffè e diacciatine», sorbetti, punch e liquori, rosoli, frutta sotto spirito, vino o strani intrugli, come l’elisir dello speziale Tommaso Martini, in vendita nel 1805 nei Caffè dell’Aquila (presso piazza del Duomo) o della Rosa (in piazza S. Giovanni).

Spesso i proprietari dei caffè erano di origine svizzera: c’era il Caffè del Ginevrino in via Por S. Maria, il Castelmur in via Calzaioli, quelli dello Svizzero Grande (piazza del Giglio), dell’Elvetico (in Mercato Nuovo), del Giappone (vicino alla Loggia dei Lanzi).

Per salvaguardare i cittadini che, «stanchi delle occupazioni diurne cercano quella calma che hanno diritto di avere», il gonfaloniere chiese nel 1849 che «nelle prime ore della notte» i caffè non fossero invasi «da gente vagabonda che va limosinando di bottega in bottega col frivolo pretesto di suonare vari strumenti».

Alcuni caffè alla moda sono sopravvissuti nel secolo successivo, chiudendo solo di recente. Pur diventato un self-service, esiste ancora con lo stesso nome il Bottegone all’angolo fra piazza del Duomo e via Martelli, un locale che nell’800 era aperto fino alle 2 di notte (invece che alle 23), per la gente e gli artisti provenienti dai vicini teatri del Cocomero e Nuovo.

La pasticceria Giacosa era in origine al n. 9 di via Tornabuoni, dove ora ci sono le vetrine di Gucci, poi si trasferì al posto della drogheria-profumeria Casoni sulla stessa via, dov’è rimasta a lungo. Famoso per i suoi gelati e il cioccolato, frequentato da aristocratici e borghesi, politici e letterati era il Caffè Doney, detto anche delle Colonne perché quattro colonne sostenevano la volta della sala principale, decorata con stucchi e fregi d’oro.

Il locale fu inaugurato il 31 maggio 1827 nel palazzo Altoviti-Sangalletti, in via Tornabuoni, e due giorni dopo il proprietario Gaspero Doney ottenne il permesso di sistemare una tenda e delle panche «per comodo dei ricorrenti».

In via Larga (oggi Cavour) c’era anche il famoso Caffè Michelangelo, ritrovo dei Macchiaioli.

Fonte
comune.fi.it