Il teatro da Pietro Leopoldo a Firenze capitale

I Lorena furono molto attenti alla funzione sociale del teatro, e ne regolamentarono sia aperture e chiusure, sia i generi di spettacolo. Dopo che nel 1776 il granduca aveva liberalizzato l’attività dei teatri – autorizzandoli a rappresentare in qualunque stagione dell’anno il repertorio preferito – nel 1785 fu invece stabilito che le sale a Firenze fossero solo 4 – Pergola, Cocomero, S. Maria e Pallacorda -, che aprissero a primavera, in autunno e per carnevale, “mai più di due nel medesimo tempo per stagione”.

Nel 1796 fu stabilito che nelle città del Granducato i teatri potevano aprire 2 volte l’anno per 4 mesi, per impedire “che questo divertimento rechi pregiudizio all’industria, e alle Arti con fomentare la dissipazione, e l’ozio, e con l’accrescere il lusso”.

Durante il periodo francese i teatri fiorentini divennero 2, Pergola e Cocomero, e contribuirono a diffondere le idee rivoluzionarie mettendo in scena commedie patriottiche.

Con la Restaurazione fu emanato nel 1814 un nuovo regolamento: la Pergola poteva aprire praticamente sempre e con un ampio repertorio – opere in musica “o serie o buffe”, oppure prosa – e per carnevale tenere veglioni.

Sempre più importante divenne la figura dell’impresario teatrale, che gestiva economicamente il teatro (per ottenere la licenza d’apertura occorreva pagare alla Comunità, ad ogni stagione, la “tassa dei teatri”), scritturava gli artisti e commissionava spesso le opere.

Al momento dell’Unità d’Italia Firenze aveva 9 sale (nel 1817 era stato inaugurato il primo teatro in Oltrarno, il Goldoni, e nel 1854 il Pagliano), e di teatro ormai si occupavano i giornalisti specializzati, che scrivevano per un pubblico sempre più esigente.

Fonte
comune.fi.it