Italia, è possibile un governo collegato con il popolo?

In un governo ideale, si può immaginare un preside all’istruzione, uno scienziato alla ricerca scientifica, un geologo alla cura del territorio, un medico alla sanità, e così via. Gente che sappia spiegare da dentro come funzionano le cose, e come cambiarle e con quali effetti, soffocando sin dal principio qualsiasi dietrologia e fornendo delle risposte chiare ma non semplicistiche a quel senso di frustrazione che nutre il populismo. Un partito attirerebbe nuovi volti, accanto a quelli che pure già possiede e, nelle proprie campagne elettorali, si presenterebbe con programmi più coerenti, mirati e penetranti, e li presenterebbe con una pluralità di voci, fondamentale per far capire che il partito rimane una comunità coesa, organizzata e attiva, invece che, alternativamente, un’armata Brancaleone disorganizzata oppure un esercito di truppe mal addestrate sotto un capitano di ventura.

Chi propone i propri argomenti, che si tratti di scuola, ambiente, politica industriale o di debito pubblico, deve avere un curriculum alle spalle, e deve conoscere la materia abbastanza bene da poter illustrare i meccanismi istituzionali economici e sociali su cui vuole intervenire senza dare adito a complottismi e dietrologie. Deve essere un artigiano della sua disciplina.

Questo partito arriverebbe in tal modo ad avere il senso di compatezza e di comunità e una leadership chiara, con una impalcatura molto più strutturata ed efficace.

Tratto da IMILLE