Protogiotteschi e maestri fiorentini

A Firenze ed in Toscana operavano i cosiddetti “protogiotteschi” i seguaci che avevano visto all’opera Giotto nella sua città. Essi recepirono e svilupparono in maniera diversa il linguaggio di Giotto: per esempio il cosiddetto Maestro della Santa Cecilia dimostrò una piena padronanza delle novità nel campo delle ambientazioni architettoniche delle scene, ma fu più limitato nella realizzazione delle figure umane.

Alcune opere, commissionate al maestro stesso, vennero eseguite dai suoi stretti collaboratori, poiché il maestro era spesso occupato da altri impegni. È il caso per esempio degli affreschi della Basilica inferiore di Assisi (forse dal 1309), eseguiti da un ignoto allievo da alcuni indicato come il cosiddetto “parente di Giotto”, forse lo Stefano Fiorentino del quale parla il Vasari.

Taddeo Gaddi, nella bottega del maestro per ben 24 anni, dimostrò nelle commissioni prestigiose (come la Cappella Baroncelli in Santa Croce) di aver messo a frutto gli insegnamenti giotteschi, disponendo con una notevole libertà narrativa le figure nelle scene, che risultano più affollate di quelle del suo maestro. Riprese inoltre la sperimentazione della prospettiva negli sfondi architettonici e giunse a risultati anche arditi. I lineamenti dei volti delicati e morbidi sono indicativi dello sviluppo tardo dell’arte di Taddeo.

Il miglior erede di Giotto, che sviluppò più coerentemente le ricerche del maestro, fu Maso di Banco, il quale dimostrò nella Cappella Bardi di Vernio, sempre in Santa Croce (Storie di San Silvestro, 1340), come avesse compreso il gioco delle linee di forza convergenti, che dirigono lo sguardo dell’osservatore verso punti focali della narrazione. Per esempio nella scena di San Silvestro che resuscita due morti il fondale architettonico, oltre che creare uno spazio realistico per la scena, guida l’occhio verso il protagonista, in posa benedicente ripresa dalla Resurrezione di Drusiana nella Cappella Peruzzi sempre a Santa Croce.

Altri furono Puccio Capanna, Giottino, Bernardo Daddi, il Maestro di Figline, Pacino di Bonaguida, Jacopo del Casentino, Stefano Fiorentino. Le vicende biografiche di molti di questi pittori non sono ancora state bene documentate, alcune come Giottino o Stefano Fiorentino sono ancora misteriose, in parte più o meno consistente. Tra i migliori seguaci si segnalano lo stesso Giottino, che riuscì a dare una profondotà psicologica e drammatica alle sue opere ancora più forte di quella del maestro.

Lo stile di Giotto segnò anche una standardizzazione del gusto fiorentino: i maestri legati invece a uno stile non-giottesco, più sinuoso e in linea con il gotico transalpino, vennero di fatto estromessi delle commissioni e costretti a dedicarsi ad altre arti o a andarsene altrove: il Maestro del codice di San Giorgio si dedicò alla miniatura prima di trasferirsi ad Avignone, mentre il fiorentino Buonamico Buffalmacco, che non aderì alla sintesi narrativa giottesca, realizzò i suoi capolavori altrove, al Camposanto monumentale di Pisa.

Fonte: Wikipedia