Il Regno delle Baleari, la Pretensione ad Esso dei Paternò, ed i Loro Diritti Quali Famiglia gia Sovrana

L’Arcipelago delle Baleari (da Baleos o Balios, compagno di Ercole) isole della Spagna, nel Mediterraneo, di fronte alla costa di Valenza, è composto, oltre a numerosissime isolette minori e scogli talvolta disabitati, dalle isole di Majorca, Minorca e Cabrera, delle isole denominate Pityuse, cioè Ivisia o Iviza e Formentera e dai Presidios, sulla costa settentrionale del Marocco esclusa l’isola di Ceuta; esse costituiscono attualmente la provincia detta delle Baleari, con 5014 Kmq. di superficie e circa 330.000 abitanti. (Grande Enciclopedia Sonzogno, vol. Il, pag. 238-9, voce Baleari).

Le isole ‘Baleari, anticamente conquistate dai Cartaginesi, poi dai Romani guidati dal Console Metello, più tardi ancora dai Vandali, dai Greci e dagli Arabi, furono tolte a questi ultimi da Giacomo I d’Aragona il Conquistatore, in una guerra durata dal 1228 al 1235; questi le costituì in Regno a favore del figlio Jacopo, secondogenito del suo secondo matrimonio con Iolanda, figlia di Andrea Re d’Ungheria (Imhof, op. cit. tavola II, pag. 4); dopo Jacopo, primo Re di questo nome, morto nel 1312, regnarono sulle Baleari il figlio di lui Sancio, marito di Maria figlia di Carlo II Re di Napoli, morto senza prole, al quale successe il fratello minore Ferdinando, sposato in prime nozze con Isabella figlia di Ludovico Principe del Peloponneso e quindi con la cugina del Re di Cipro, al quale successe il figlio Jacopo II, morto nella riconquista di Majorca nel 1349, al quale successe come Principe Reggente il fratello minore Ferdinando, al quale successe il nipote (figlio di Jacopo) Jacopo III, morto senza prole nel 1375, al quale il Regno fu tolto nel 1375 da Pietro IV Re d’Aragona, che riunì l’Arcipelago delle Baleari alla Corona Aragonese; unica sorella di Jacopo III fu Isabella, moglie di Giovanni Paleologo Marchese del Monferrato. (Ludwig, Die Balearen, geschildert in Wort und Bild, Lipsia 1897; Juan Dameto, La Historia general del Regno Balearico, Majorca, 1633).

Il diritto di pretensione dei Principi Paternò, ultimo ramo superstite degli Ayerbo d’Aragona (ultimo ramo questi degli Aragonesi, oggi non più esistenti) sull’antico Regno delle Baleari, trova fondamento giuridico nella legittimazione pontificia che il Re Jacopo I il Conquistatore ottenne per i figli avuti con la Duchessa Teresa de Vidaure, e cioè Pietro, Signore di Ayerbe, e Jacopo, Signore di Xerica. “Ottenne pure che, estinte le linee maschili (anch’esse oggi estinte) succedessero nel Regno a preferenza delle femmine, i discendenti dei figli di Donna Teresa Gil di Viduara” (Candida Gonzaga, op. cit. pag. 5).

Il ramo di Jacopo d’Aragona, figlio secondogenito di Jacopo I il Conquistatore e della sua seconda moglie Iolanda, figlia di Andrea Re d’Ungheria (il figlio primogenito Pietro fu Re d’Aragona, e la sua discendenza è anch’essa oggi estinta) – il quale Jacopo d’Aragona fu dal padre nominato Re di Majorca delle Baleari – essendosi estinto con i suoi pronipoti Jacopo III, morto senza figli nel 1375, ed Isabella, moglie del Marchese del Monferrato, i Paternò, consaguinei degli Aragonesi Re delle Baleari per avere in comune con essi il capostipite Jacopo I il Conquistatore (essendo gli Aragonesi Re delle Baleari diretti discendenti di Jacopo I e di Iolanda d’Ungheria, ed i Paternò diretti discendenti di Pietro di Ayerbe d’Aragona, figlio di Jacopo I e di Teresa de Vidaure), possono vantare il diritto di pretendere allo antico regno balearide sia per consanguineità, sia per il volere testamentario dello stesso Jacopo I, che li dichiarò atti a succedere in caso di estinzione dei rami diretti degli aragonesi : “Duo ex illa (Teresa de Vidaure) Jacobus Rex sustulit filios, quos testamento legitimos declaravit, quorum … Ajerbio oppido cum ejus quoque arce aliisque oppidis in Aragonum regno donavit, ea conditione ut alterutri fine liberis decedenti superstes succederet; Jolantae reginae autem, filiis sine prole decedentibus, illos ad regna vocari atque omnino foeminis etiam ex Jolanta natis praeferre voluit” (Bern. Gomez, de Vita Jacobi I R. lib X, XIV et X).

Gli Aragonesi Re delle Baleari ed i Paternò usarono infatti la medesima arma, “d’oro a quattro pali di rosso” (che è d’Aragona), con la banda o la cotissa d’azzurro, indicante il ramo cadetto.

La discendenza diretta dei Paternò dagli Ayerbe, e di questi dagli Aragonesi, conferisce inoltre ai Paternò, oggi ultimi rappresentanti del Casato Sovrano degli Aragonesi, tutti i diritti di Fons Honorum e Jus Majestatis spettanti, e riconosciuti dal diritto internazionale, ai discendenti diretti di Casati già Sovrani: diritti comuni e riconosciuti da molte sentenze della Magistratura Italiana anche ad altri discendenti di Casati già Sovrani, e consistenti nella facoltà di conferire o confermare titoli nobiliari appoggiati sul cognome o su predicati ricavati dalla denominazione di luoghi facenti parte un tempo del regno balearide; di concedere e confermare stemmi e motti; di concedere predicati ideali e a figura feudale; di decorare degli Ordini cavallereschi dinastici familiari, di modificarne gli statuti, di crearne di nuovi e di essere legittimamente considerati, per non avere gli Aragonesi Re delle Baleari subita la “debellatio”, cioè la rinuncia totale e passiva, per sè e per gli eredi, ai diritti spettanti a chi abbia esercitata la Sovranità, Pretendenti a questo Trono, con trattamento di Altezza Reale, e riconoscimento della qualità di “Princeps natus” o Principe Reale per nascita. La pretensione si estende, per l’estinzione odierna di tutti i rami Aragonese legittimi e bastardi, alla Corona Aragonese ed agli Ordini spagnoli (Aragonese e di Corona).

La prerogativa così detta regia è una prerogativa personale “jure sanguinis” che ha solo il Re o il Principe sul Trono e che viene trasmessa ai suoi successori dall’atto della sua incoronazione ed investitura, anche quando, per vicende varie, essi vengano privati del possesso territoriale, a condizione però, come è infatti avvenuto, per gli Aragonesi Re delle Baleari, che essi non abbiano accettata la predetta “debellatio”.

(Per non aver accettata la “debellatio” dopo il referendum istituzionale, Umberto di Savoia è infatti attualmente, e lo saranno nei secoli i suoi successori, Pretendente al Trono d’Italia; lo stesso è avvenuto per gli Absburgo, i Borbone, i Romanoff, tuttora pretendenti ai Troni degli Avi).

E che il possesso territoriale non costituisca requisito per nobilitare una persona o per esercitare gli altri diritti e prerogative provenienti “iure sanguinis” dagli avi sovrani, lo prova la consuetudine secolare, per cui, tranne le Repubbliche aristocratiche di Genova, Pisa e Venezia e attualmente quella di San Marino, nessuna Repubblica e per essa nessun Presidente di Repubblica ha mai conferito titoli nobiliari. Queste sono prerogative insite nel sangue di chi ha regnato o comunque ha esercitato poteri sovrani e che anche dopo la perdita del Trono egli conserva in sè e con sè, con gli attributi e le qualità, i diritti e gli onori che tramanda ai suoi successori nei secoli.

Per quanto riguarda invece la liceità e legittimità d’uso delle Onorificenze degli Ordini Dinastici di Collazione e Giuspatronato del Casato già Sovrano dei Paternò- Ayerbe-Aragona, ultimi rappresentanti ed eredi dei Re d’Aragona e delle Baleari, esse, appunto per la loro appartenenza ad una Famiglia già Sovrana, sono nettamente distinte da quelle che la Legge 3-3-51, n. 178, sull’Istituzione dell’Ordine al Merito della Repubblica e la disciplina degli Ordini Cavallereschi Indipendenti, qualifica concesse “da enti, associazioni o privati”, tale non essendo, evidentemente, una Casata di origine sovrana. Unico obbligo da osservarsi dagli Insigniti è la specificazione del nome dell’Ordine stesso dopo il relativo grado, allo scopo di non causare confusione con gli Ordini nazionali, di Stati esteri, di Malta e del Santo Sepolcro.

La Casa Paternò-Ayerbe-Aragona, per la sua discendenza dai Re d’Aragona e la sua legittima pretensione alla Corona Balearide, per la sua qualità sovrana ha inoltre il diritto di concedere nomine e cariche ai suoi rappresentanti diplomatici in Italia e all’estero.

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