Restaurata la Porta Sud del Battistero di Firenze, capolavoro di Andrea Pisano

La Porta Sud, Realizzata da Andrea Pisano tra il 1330 e il 1336, aveva lasciato la sua collocazione originale dopo 680 anni, per essere restaurata e poi collocata nel nuovo Museo dell’Opera del Duomo a Firenze, accanto alla Porta del Paradiso e alla Porta Nord di Lorenzo Ghiberti.

L’opera di Andrea Pisano ha subito, suo malgrado, due significativi eventi nel corso del Novecento: il primo durante la seconda Guerra Mondiale (le tre porte del Battistero vennero smontate e trasportate ad Incisa, nascoste in un tunnel ferroviario abbandonato al riparo dai bombardamenti) e il secondo a seguito dell’alluvione del 1966.

Il restauro ha riportato alla luce ciò che restava della doratura originale, sotto lo sporco e i depositi che ne offuscavano totalmente la superficie.

L’intervento di restauro è stato possibile grazie all’Opera di Santa Maria del Fiore che ne ha finanziato interamente il restauro, lo smontaggio, il trasporto e la collocazione in museo.

Con la Porta Sud si conclude così un epocale ciclo di restauri, diretti ed eseguiti dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, che ha riguardato le tre monumentali Porte del Battistero di Firenze: la Porta del Paradiso e la Porta Nord di Lorenzo Ghiberti e la Porta Sud di Andrea Pisano.

L’imponente porta bronzea pesa circa 8 quintali per 4 metri e 94 cm di altezza e 2,95 di larghezza.

La Porta Sud di Andrea Pisano sarà visibile al pubblico dal 9 dicembre 2019 nella Sala del Paradiso del Museo dell’Opera del Duomo.

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Note storiche

La Porta sud del battistero di Firenze, in bronzo con dorature (577×428 cm), fu disegnata da Andrea Pisano e fusa da Leonardo d’Avanzo con l’aiuto dei rispettivi collaboratori, tra il 1329 e il 1336. L’opera è firmata in alto, l’unica di Andrea a portare tale riconoscimento voluto dall’artista: “ANDREAS UGOLINI NINI DE PISIS ME FECIT A.D. M.CCC.XXX”. La cornice a motivi vegetali è invece opera di Vittore Ghiberti, databile al 1453-1466.

La porta è suddivisa in ventotto formelle, disposte su sette file di quattro, con scene inquadrate da una cornice a losanga lobata (anche nota come «compasso gotico» o quadrilobo), che aggiornò secondo un gusto più tipicamente gotico la tipologia dei portali romanici a formelle rettangolari.

I quadrilobi sono a loro volta racchiusi in altre cornici quadrate, con il risultato di una continua tensione tra linee rette, arcuate e spezzate. Le formelle sono separate da bordi dentellati e una cornice con rosette alternate a piccole piramidi (che simulano le capocchie dei chiodi nelle porte lignee) e teste leonine agli angoli, secondo un motivo che aggiornava gli spartiti di Bonanno Pisano.

Le prime venti formelle narrano Episodi della vita di san Giovanni Battista, iniziando da quelle del battente sinistro (da 1 a 10) e proseguendo poi nel battente destro (da 11 a 20), mentre le altre otto, nei due registri più bassi, recano personificazioni delle tre Virtù teologali (da 21 a 23) con l’aggiunta dell’Umiltà (24) e delle quattro virtù cardinali (da 25 a 28), nell’ultima fila di formelle in basso. La doratura, ad amalgama di mercurio, fu applicata ai rilievi delle figure e ai motivi ornamentali dell’intelaiatura.

In essa si nasconde un messaggio teologico molto complesso che si può legare alle scene del Battista in vita (battente di destra per chi esce) e in morte (battente di sinistra).

(Fonte storica: Wikipedia.org)