San Niccolò degli Alliotti al Ponte al Rubaconte in Firenze

Il 15 luglio del 1531 i Capitani del Bigallo con atto redatto da Bartolomeo d’Antonio donarono alla Compagnia di Santa Maria della Croce al Tempio uno spedale sito in Borgo della Porta alla Croce (oggi Borgo la Croce) chiamato San Niccolò degli Alliotti al Ponte a Rubaconte aperto dalla Compagnia del Bigallo nel 1425 per volontà di Niccolò di Tosio o Totto Alliotti.

Questa fu la nuova sede della Compagnia fino al 1785 anno in cui la Compagnia cessò di esistere per la soppressione voluta da Pietro Leopoldo con la legge generale del 21 marzo che abolì la pena di Morte (A pag. 26). L’ubicazione della sede doveva essere al nº 2 e 4 di Borgo la Croce, dove ancora oggi si possono vedere gli stemmi del Bigallo e della Compagnia. Nelle case vicine alla nuova sede della Compagnia abitava anche il carnefice (A pag. 26).

La Cappella presente nell’ex spedale divenne la nuova chiesetta al Tempio.

Nel 1547 la nuova chiesetta al Tempio fu consacrata ad opera del Reverendissimo Mons. Pandolfini Vescovo di Troia che per gratitudine fu ammesso fra i Capitani senza spesa e con piedi diritti (B pag. 44).

La chiesetta era caratterizzata da tre altari. Quello a destra era degli Acciajoli e dedicato a San Giovanni Battista e qui fu trasferita dalla chiesetta al Tempio la tavola dipinta dal Ghirlandaio. Quella di sinistra presentava un crocifisso con 4 santi attorno opera di Santi di Tito. L’altare maggiore presentava un quadro molto antico della SS. Annunziata forse scampato anche questo dalla chiesetta al Tempio. Davanti all’altare maggiore erano impiombate alla pietra delle campanelle di ferro dove venivano legati i condannati. La necessita di legare il condannato derivò a causa di un episodio in cui Baldo detto Baldone da Pecchio il 29 aprile 1620 tentò la fuga. Nel rocambolesco tentativo di fuggire il Baldo chiese aiuto anche ai confortatori della Compagnia che si rifiutarono. Il Balbo fu poi bloccato dagli sbirri e ne fu eseguita la sentenza con impiccagione e squartamento.

Dal Lato dell’epistola si entrava in un cimitero dove erano sepolti i giustiziati e sotto le logge che circondavano il cimitero si ponevano le ossa come era usanza all’epoca (A pag. 27).

Nel 1566 data la grande affluenza di fedeli e le tante offerte fu deciso di assumere un sacerdote secolare ed il primo, con stipendio di 3 scudi al mese, fu il reverendo P. Matteo Cofferati, seguirono poi Vincenzo Bandini P. Tosi ed altri (B pag. 45).

All’epoca i Neri in processione usavano un bellissimo stendardo in cui Santi di Tito aveva dipinto su un lato San Giovanni che predicava e sull’altro l’ingresso di Cristo a Gerusalemme. Questo stendardo era usato per dar suffragio ai morti per giustizia ma anche nella data del 2 novembre per i morti e del 29 agosto giorno della decollazione del Battista Il 24 agosto la Compagnia in processione usciva dalla Porta alla Croce per raggiungere il pratello della Giustizia cantando l’uffizio dei morti.

Dal 1738 al rientro dalla porta dopo ogni funzione i Neri dovevano scappucciarsi ed essere riconosciuti, questo per ordine del Governo che temeva che dei soldati disertori potessero accedere alla città sotto mentite spoglie (A pag. 28).

Questa chiesa fu distrutta dopo poco il decreto Leopoldino del 1785 che soppresse la Compagnia di Santa Maria della Croce al Tempio.