Tunisia, si può andare verso una democrazia musulmana?

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Il partito tunisino Ennahda ha deciso di abbandonare la predicazione religiosa (da‘wa) per concentrarsi sull’attività politica. Rachid Ghannouchi, leader storico di Ennahda, ha dichiarato in un’intervista alla CNN che nella mente del musulmano non c’è separazione tra religione e politica. Il cambiamento è spiegato piuttosto nei termini di una “specializzazione funzionale”: “in ogni ambito devono agire gli specialisti”, e se “gli affari religiosi sono di competenza degli esperti religiosi, di quelli politici devono occuparsi gli uomini politici”.

Il significato di quest’evoluzione rimane però da valutare, infatti in Tunisia ma non soltanto, sono scettici sull’effettiva portata del cambiamento di Ennahda, che considerano l’ennesimo gioco di prestigio usato dal partito per camuffare i propri progetti. La questione è probabilmente più complessa e non è necessariamente legata alla sincerità delle intenzioni, quanto all’imperfetta articolazione tra scelte pratiche e riflessione teorica in seno alla formazione politica islamica.

he cosa aggiunge alla democrazia l’aggettivo “musulmana”? Lo stesso Ghannouchi ha affermato che a differenza del passato oggi tutti i partiti tunisini si riconoscono nell’Islam e nessuno gli è ostile.

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