TUTTE LE FORTIFICAZIONI DELLA PROVINCIA DI FIRENZE

in sintesi, pagina 1

I castelli della provincia trattati da collaboratori del sito sono esaminati nelle rispettive schede. I testi presentati nella pagina presente sono tratti invece da altri siti internet: della correttezza dei dati riportati, castello per castello, sono responsabili i rispettivi siti.

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ALTOMENA (castello)

Dal sito www.comune.pelago.fi.it Dal sito www.florencewine.it

«Ad Altomena si arriva percorrendo da Pontassieve la statale per Arezzo fino alla frazione di Carbonile; da qui si imbocca la strada per Paterno, da cui poco dopo si stacca sulla sinistra il viale di accesso alla villa. Il castello, appartenuto ai conti Guidi almeno per tutto il secolo XII, è posto a poco più di 300 m. di altitudine, e ha assunto nel corso dell’età moderna i caratteri di una grande villa-fattoria, con l’assorbimento delle preesistenze medievali (oggi solo in parte leggibili) del cassero (corrispondente alla torre centrale) e del cortile del palagio trecentesco. Il complesso di Altomena si presenta oggi come una struttura articolata in tre corpi principali: la villa, sviluppata attorno alla torre (unica testimonianza dell’esistenza dell’antico castrum), la chiesa di San Niccolò (in origine un oratorio del castello, che conserva in parte le originarie strutture romaniche), e la fattoria, sorta sulle vestigia del palagio trecentesco».

https://www.prolocopelago.it/download/storia_arte_cultura_di_pelago.pdf

ANTELLA (castello di Quarate)

Dal sito https://curiositasufirenze.files.wordpress.com Dal sito https://curiositasufirenze.files.wordpress.com

«Immerso nel verde e nella tranquillità delle colline a sud di Firenze, sulla strada che porta nel cuore del Chianti , a circa 20 minuti dal brulichìo frenetico della città, sorge il castello di Quarate, antico Palagio ricco di fascino e di storia situato appunto in località Quarate. Il nome “Quarate” deriva, forse, da “Centurie quadrate” degli agrimensori romani. È questo un toponimo di origine romana che non trova riscontro in altre parti d’Italia. La più antica memoria scritta di questo castello si ha in una carta fatta a Cintoia il 18 luglio 1098 con la quale Teuderico di Giovanni e Guitta sua moglie di Enrico, offrono al Monastero di Monte Scalari i loro beni posseduti in quel di Quarate. Il Castello sorse su un insediamento romano, forse etrusco, trovandosi nei pressi della strada che dalla Lucomonia di Volterra portava a quella di Fiesole. Dal castello, o casa turrita di Quarate, prese il nome la nobile famiglia dei Quaratesi, di parte imperiale e quindi Ghibellina, che in questa località sin dal secolo XII trasse origine, e dove, secondo una tradizione orale, essi avrebbero ospitato anche Dante Alighieri. E fu infatti il palagio che presso il loro castello possedettero sin da tempo remotissimo i Quaratesi, padroni di numerose altre case da signore e di gran parte del vicino territorio. Il regolare parametro murario a filaretto di alberese frapposto a pietra serena, l’impianto quadrangolare con cortile al centro, e la volumetria del palagio compatta e saldata dai barbacani all’esterno, sono elementi che conferiscono al palagio i caratteri di un forte e grandioso palazzo medioevale. La corte interna è variata da un grande arco ribassato che dovette fungere da collegamento, nella parte opposta all’ingresso, alle due ali dell’edificio, e da una loggia – più tarda – che si appoggia sul lato sinistro a fronteggiare una scalinata esterna ulteriormente aggiunta nel tardo medioevo. Una torre scapezzata è quanto rimane delle forti muraglie che cingevano la parte superiore del poggio, della forte e gagliarda rocca, residenza preferita dei nobili da Quarate.

I caratteri stilistici e strutturali della torre possono essere riferiti a quelli tipici dell’XI-XII secolo: i muri dal considerevole spessore (dai 50 agli 80 cm e più), l’estrema scarsità di aperture e l’ubicazione della porta di accesso (situata ad una certa altezza dal suolo), sono elementi che confermano la funzione militare di questa torre. Come tutti i castelli d’importanza, anche Quarate ebbe la sua Cappella, o meglio “chiesa” come si diceva allora, dedicata a “San Michele Arcangelo”. D’origine antichissima, essa sorgeva fra il castello, cioè il palagio, e la rocca, e fu parrocchia fino al 1400, quando cioè fu riunita, con San Salvatore a Montemasso, nella parrocchia della vicina chiesa, a valle, di San Bartolommeo. Il titolo della chiesa “San Michele Arcangelo”, caro alla fantasia mistica e guerriera dei Longobardi, sembra dimostrare che il castello fu anche sede di guerrieri Longobardi. Forse nel castello, e per questa chiesa, Paolo Uccello dipinse la famosa predella, ora nella chiesa di San Bartolommeo a Quarate. Nel 1884 su licenza dell’arcivescovo di Firenze mons. Eugenio Cecconi, l’oratorio di San Michele fu sconsacrato, e furono riesumate le salme che avevano trovato ivi sepoltura. Con decreto del sindaco del comune di Bagno a Ripoli, Gino Ginori Conti, datato 4 febbraio 1884, fu infatti traslata nel cimitero parrocchiale l’ultima salma, quella di Riccardo Bartolini, esumata dal pavimento dell’oratorio».

https://www.dellarobbia.it/castello_di_quarate.htm

BAGNO A RIPOLI (Palazzaccio di Marcignano o castello dei Da Gavignano)

a c. di Fernando Giaffreda

BAGNO A RIPOLI (torri delle Gualchiere di Remole)

Dal sito https://www.geocaching.com Foto di Elena Fani, dal sito https://brunelleschi.imss.fi.it

«Nel Medioevo i mulini erano alla base del complesso sistema di produzione e, quindi, di commercio e di sviluppo economico. Nella città di Firenze, nei suoi dintorni e in altre città della Toscana se ne contavano molti. I piccoli mulini presenti nelle campagne macinavano grano, mentre i grandi impianti azionavano meccanismi in grado di tagliare alberi e pietre, frangere olive, fabbricare carta e lavorare il ferro battuto attraverso l’uso di magli. Lungo il corso dell’Arno erano presenti complessi impianti produttivi composti da dieci o più mulini, da uno sbarramento o pescaia, realizzata nel letto del fiume per innalzare il livello delle acque, e da un canale, o gora, necessario a far giungere l’acqua ai mulini. Numerose gualchiere erano ubicate, per esempio, a Rovezzano, Girone, Quintole e Remole. Le gualchiere – o mulini da follare – furono poste in uso per la prima volta in Inghilterra, nella metà del secolo XI. La loro meccanica si basava su un grosso cilindro orizzontale, mosso da una ruota ad acqua, sulla quale una fila di denti sfalsati imprimeva un movimento alternato ad una serie di aste incernierate, che in tal modo comprimevano i tessuti di lana all’interno di vasche, provvedendo anche ad un’azione di riscaldamento. La meccanizzazione del processo di gualcatura fu il segnale evidente del grande sviluppo raggiunto dalle manifatture nel Trecento. Uno dei più rilevanti impianti di gualchiere, realizzato intorno alla metà del Trecento, è quello di Remole, situato lungo il corso dell’Arno, in corrispondenza dell’abitato delle Sieci. Le gualchiere di Remole costituiscono uno dei pochi esempi di opificio industriale di epoca tardo-medievale esistenti ancora oggi in Italia, documentando, al tempo stesso, lo sviluppo raggiunto dalla manifattura laniera fiorentina. L’intero complesso delle opere idrauliche è rimasto sostanzialmente inalterato. Di proprietà delle famiglie Albizzi, Rucellai e Valori, nel 1541 l’edificio di Remole fu acquistato dall’Arte della Lana, che gestì l’attività delle gualchiere fino al 1728, quando, in seguito alla sua soppressione, gli impianti entrarono a far parte dei beni di Santa Maria del Fiore. In età napoleonica le gualchiere di Remole vennero prese in consegna dalla Camera di Commercio di Firenze, mentre attualmente sono di proprietà del Comune di Firenze, pur sorgendo nel territorio di Bagno a Ripoli».

https://brunelleschi.imss.fi.it/itinerari/luogo/GualchiereRemole.html (a cura di Anna Toscano)

BARBERINO DI MUGELLO (borgo, logge Medicee, palazzo Pretorio)

Palazzo Pretorio, dal sito www.mugello-turismo.it Palazzo Pretorio, dal sito https://blog.crowdknitting.com

«Il centro storico di Barberino si sviluppa lungo la strada che dalla piazza del Mercato (piazza Cavour) si dirigeva verso il Castello (corso Bartolomeo Corsini). Nella piazza del Mercato, drasticamente tagliata nel XIX secolo dal tracciato della nuova carrozzabile, sorge il Palazzo Pretorio (o del Podestà) costruito contemporaneamente alle mura del vecchio borgo nel XIII secolo. Sul lato opposto della piazza, lungo quella che era la via principale, le Logge Medicee, attribuite a Michelozzo (XIV-XV sec.). Proseguendo per il Corso, rimasto nel tempo la strada principale del paese, si incontrano edifici dalle inconfondibili origini secentesche e vicoli caratteristici. A metà del Corso si trovano la Pieve di San Silvestro e l’Oratorio dei SS. Sebastiano e Rocco che risale almeno al 1353 ed è stata chiesa parrocchiale fino al 1641, quando venne costruita la nuova Prioria di San Silvestro, ulteriormente ampliata e restaurata agli inizi dell’800 ed elevata a Pieve nel 1821. Logge Medicee. In piazza Cavour, la piazza centrale – e piazza d’ingresso a Barberino -, sul lato destro, lungo quella che era la via principale, vi sono le Logge Medicee, attribuite a Michelozzo (XIV-XV sec.), costituite da sette campate coperte con volte a crociera poggiate su colonne di pietra, costituivano parte integrante del Mercato che si svolgeva sulla piazza. Palazzo Pretorio. In Piazza Cavour sorge il Palazzo Pretorio, antica sede del Podestà, costruito contemporaneamente alle mura del vecchio borgo nel XIII secolo. L’edificio, recentemente restaurato, conserva una sua imponenza esteriore, con la facciata ricca di stemmi degli antichi podestà ed il portale cinquecentesco. Lo sovrasta un torrino di assai più recente costruzione con orologio e campana. Oggi l’edificio ospita la Biblioteca Comunale ed è sede di eventi ed incontri culturali di notevole importanza».

https://www.ilfilo.net/arte/barberinoCentroStorico.htm – LoggeMedicee.htm – https://www.prolocobarberino.net/territorio/frazioni/

BARBERINO DI MUGELLO (castello Cattani o di Barberino)

Dal sito www.inyourtuscany.com Dal sito www.affittolocation.com

«Le origini e la storia vera e propria del paese sono strettamente legate al suo Castello costruito nel sec. XI dai Cattani di Combiate il cui stemma raffigurava una testa d’uomo con tre barbe, da cui deriverebbe, ragionevolmente, il nome del paese che sorse, all’ombra del Castello, sulle rive del torrente Stura. Malgrado la sua posizione pressoché inespugnabile e la potenza delle strutture, nel 1351 il castello veniva distrutto dalla Repubblica Fiorentina in perenne contrasto con le grandi famiglie feudali. Ricostruito a partire dal XVII secolo, a cura dei discendenti dei Cattani, come residenza signorile, ne mantiene tuttora le apprezzabili caratteristiche, come il bel giardino all’italiana. Di originale resta poco più che un torrione ed il nome, questo solo nell’uso comune, poiché in realtà trattasi oggi della Fattoria “Il Castello” di proprietà privata e difficilmente visitabile».

https://www.ilfilo.net/arte/barberinoCastellodiBarberino.htm

BARBERINO DI MUGELLO (castello di Cafaggiolo o mediceo)

Dal sito https://lucatleco.wordpress.com Dal sito www.aboutmugello.com

«Il Castello di Cafaggiolo era una residenza medicea, usata dalla potente famiglia toscana più che altro per dare ricevimenti balli e feste per ospiti illustri. In origine era una vera e propria fortezza in miniatura, con due torri, il ponte levatoio, mura di cinta e fossati, oggi però di tutte queste strutture rimane ben poco, forse per le ristrutturazioni fatte dai principi borghesi che acquistarono il castello nel 1864. Questo Castello rappresenta uno dei grandi capolavori dell’architettura rinascimentale. L’impianto di origine risale al 1300, tempo in cui era fortilizio della Repubblica; trasformato in edificio residenziale nel 1443, ad opera di Michelozzo, sotto ordine diretto di Cosimo il vecchio. Residenza estiva della famiglia dei Medici, fu particolarmente amata da Lorenzo de’ Medici, che vi trascorse l’adolescenza e vi ospitò spesso la sua corte di filosofi umanisti. Nel 1537 la villa divenne di proprietà del duca Cosimo I, che la ampliò facendovi costruire un’ampia riserva di caccia, abitata soprattutto nei mesi autunnali anche dai figli Francesco I e Ferdinando I; nel ‘500 il Castello subì ulteriori modifiche, con l’aggiunta sul retro di un corpo edilizio con loggia. Nel 1864 il Castello di Cafaggiolo fu venduto ai principi Borghese, che vi apportarono radicali modifiche con l’abbattimento della torretta posteriore, l’interramento del fossato e l’apertura di un grande arco nelle mura di cinta. Nonostante i mutamenti subiti nel corso degli anni, la villa conserva ancora elementi originari dell’epoca di Michelozzo (i motivi decorativi del portone, i capitelli e i peducci delle decorazioni in pietra serena…), nonché le scuderie di epoca cinquecentesca. Il Castello è liberamente visitabile ed ospita manifestazioni, convegni, sfilate di moda, scuola di cucina, nonché matrimoni e ricevimenti vari, con possibilità di spettacoli di animazione rinascimentale».

https://www.aboutmugello.com/it/barberino-di-mugello/castello-di-cafaggiolo.html

BARBERINO DI MUGELLO (castello di Villanova)

Dal sito www.facebook.com/pages/Castello-di-Villanova-le-Maschere/260233830662703 Dal sito www.facebook.com/pages/Castello-di-Villanova-le-Maschere/260233830662703

«Il castello di Villanova fu un possesso dei nobili Ubaldini chiamati da Villanova, intorno al 1250, ed in seguito della famiglia de’ Bettini, ramo degli Ubaldini. È raffigurato, nelle Piante di Popoli e Strade dei Capitani di Parte Guelfa, rilevazione condotta fra il 1582 e il 1586, come una piccola cerchia di mura con porta sovrastata da una torre e un edificio. Si può ipotizzare che l’edificio ospitasse una comunità di un certo rilievo, visto che dentro le mura esisteva anche una Compagnia e la chiesa di San Jacopo. Nello statuto della Potesteria di Barberino di Mugello (1563) si legge che uno dei consiglieri della Borsa del Consiglio proveniva dal comune di Villanova; incarico di una certa importanza poiché nelle competenze del Consiglio rientravano le normative che regolavano le transazioni economiche della comunità. La chiesa di San Jacopo, riedificata nel 1334, sotto il patronato dei nobili Cattani, venne annessa dall’arcivescovo di Firenze alla curia di Santa Maria a Colle Barucci nel Piviere di san Giovanni a Petrojo nel 1565. Chiesa e castello furono acquistati nel 1611 dal marchese Ottavio Gerini e compresi nella tenuta e parco della Villa Le Maschere, una delle più vaste ville campestri della provincia del Mugello. Su parte dei ruderi fu probabilmente edificato l’attuale ottocentesco castello, ricostruito con architettura medioevale di Carlo Gerini e adibito a scuola e convento. Il primo restauro della torre con la porta e la scalinata è stato effettuato nel 1990 per evitare il progressivo deterioramento e la probabile perdita. Il castello ed il parco sono stati oggetto di un piano di recupero volto alla trasformazione ad uso di ristorante e locale per cerimonie o banchetti».

https://www.cultura.toscana.it/architetture/giardini/firenze/castello_villanova.shtml

BARBERINO VAL D’ELSA (borgo murato)

Porta Senese nella foto di Vignaccia76, dal sito it.wikipedia.org Dal sito www.camperlife.it

«La terra di Barberino, pulsante di storia e leggende, si trova nel cuore della Toscana, tra Firenze e Siena. Le numerose testimonianze architettoniche disseminate sul territorio rendono la sua storia ancora leggibile. Il centro storico medievale caratterizza ancora il paese che presenta una forma oblunga o a “fuso” ed è percorso in tutta la sua lunghezza dalla via principale che collega le due porte di accesso, quella Senese Romana e quella Fiorentina, mentre altre due vie parallele a questa si ricongiungono in prossimità della porta. Tale struttura urbana risulta piuttosto consueta nei centri “murati” valdelsani ed è rimasta sostanzialmente intatta, anche se si devono registrare delle mutilazioni sul circuito murario. Le due porte esistono ancora anche se quella Fiorentina è un rifacimento moderno, così come rimangono le torri difensive verso la valle del Drove. La porta Senese è costruita in pietra e presenta un elegante arco gotico e sopra il paramento murario un campaniletto a mattoni del XVIII sec. Come Rocca o Borgo posto nel piviere di San Pietro in Bossolo, Barberino viene citato in un documento ritrovato fra le carte dell’abbazia di Passignano nel 1054. Lo sviluppo del Borgo è però riferibile ai primi decenni del XIII sec.; dopo la distruzione di Semifonte ad opera dei Fiorentini, nel 1202. “Firenze fatti in là che Semifonte divien città” era il ritornello che risuonava fin sotto le mura di Firenze che, rabbiosa e violenta, dopo averla conquistata volle distruggerla completamente vietando per secoli ogni riedificazione sulla collina. Oggi, a perenne memoria di quel tragico fatto, si erge sulla sommità di quello che doveva essere il colle di Semifonte, una cupola identica a quella del Brunelleschi, ma più piccola di cinque volte. Nel secolo seguente il centro è già sotto il controllo di Firenze che lo circonda di mura e lo fornisce di un presidio militare. Entrò poi a far parte della Repubblica fiorentina e fu sede di una Potesteria. La strada, che ora lambisce il paese ad oriente, in origine lo attraversava e quindi mercanti e pellegrini dovevano necessariamente passare, e anche sostare, al suo interno. Si spiega così la presenza, a ridosso della porta Fiorentina, dello Spedale dei Pellegrini, fatto costruire nel 1365 da Taddeo di Cecco, figlio del notaio poeta Francesco da Barberino. La posizione di crinale, sullo spartiacque fra Valdelsa e Val di Pesa, favorì l’interesse dei Fiorentini, che fortificarono il castello contro i feudatari alleati dell’Impero.

Una volta entrati nel borgo dalla Porta Senese, a sinistra troviamo un nobile palazzo: è il Palazzo detto del Cardinale che reca sulla porta d’ingresso uno stemma con le api, quello appunto dei Barberini, la potente famiglia di Papa Urbano VIII. All’interno un pittoresco cortile con pozzo circolare e salone di rappresentanza. A destra della porta si trova un altro palazzo trecentesco eretto sulle mura orientali ed oggi trasformato in fattoria. Proseguendo per la via principale, sulla destra incontriamo il bel Palazzo Pretorio, attualmente propositura di S. Bartolomeo, con facciata rinascimentale adorna di stemmi gentilizi appartenuti ai Podestà fino al secolo XV. I trentacinque stemmi della facciata appartengono alle famiglie più importanti di Firenze e sono perlopiù scolpiti in pietra serena. Dalla parte opposta della piazza si apre un edificio con loggia la cui funzione era quella tipica delle logge comunali di spazio pubblico di rappresentanza, di riunione e anche di mercato coperto. La propositura di Barberino ha subito notevoli cambiamenti nel corso dei secoli fino ad essere radicalmente trasformata nel 1910 dall’architetto fiorentino Castellucci che ne ha mutato anche l’orientamento della facciata dalla piazza principale sulla valle. Un interessante resto della vecchia chiesa è la croce scolpita e racchiusa in un tondo dell’architrave esterno della porta principale. All’interno si possono ammirare alcuni frammenti di affresco del XIV-XV secolo, un busto in bronzo del beato Davanzato e la salma dello stesso. Nei pressi della porta fiorentina si trova lo Spedale dei Pellegrini di cui si conservano alcuni affreschi e una lapide in pietra. Restaurato recentemente, l’edificio ospita oggi i locali della Biblioteca Comunale. Recentemente nella piazza antistante il Comune è stata posta una statua in ricordo dello scrittore trecentesco Francesco da Barberino a cui il nostro paese diede i natali, opera dello scultore tedesco Quirin Roth».

https://www.barberinovaldelsa.net/visitare-il-comune/cenni-storici – il-borgo

BARBERINO VAL D’ELSA (ruderi del castello di Cepparello)

Dal video www.youtube.com/watch?v=1xOqAvznxFY Dal sito www.compagniadimonsanto.it

«Nel Comune di Barberino Val d’Elsa, a ridosso del confine tra le province di Firenze e Siena, si trovano i ruderi del Castello di Cepparello. Situato su un crinale boscoso tra due vallate scoscese il Castello di Cepparello è un fortilizio di epoca medievale. Il Repetti nel suo Dizionario geografico fisico storico della Toscana ci informa che il castello fu distrutto dai ghibellini dopo la sconfitta dei guelfi a Montaperti nel settembre 1260. Da quanto narra il Repetti in particolare furono distrutti due palazzi con torre e alcune case del castello di Cepparello. Furono anche distrutte le mura del castello e un mulino. Sembra che il castello di Cepparello fu abbandonato a seguito di queste distruzioni e i suoi abitanti si trasferirono nel vicino castello della Paneretta. Il punto di partenza del sentiero per il castello si raggiunge uscendo dal Raccordo Autostradale Firenze-Siena all’uscita di Poggibonsi Nord. Qui, alla prima rotonda che troviamo prendiamo la prima strada a destra in direzione di Barberino Val d’Elsa, quindi dopo 50 metri prendiamo la prima strada a destra in direzione Monsanto. Quindi si continua per circa 6 km seguendo le indicazioni per Monsanto-Paneretta. La passeggiata al Castello di Cepparello comincia circa 700 metri dopo aver superato il Castello della Paneretta. Da qui in corrispondenza di una curva nella strada – dove si trova un agriturismo – si prende un sentiero che scende verso il bosco. Si attraversa un primo cancello e poi un secondo cancello – entrambi chiusi da un semplice ferretto – ed entriamo con il sentiero nel bosco. Il sentiero prosegue in discesa. Si segue prima un tornate sulla destra, poi continuiamo a scendere con un altro tornante a sinistra e poi un altro a destra, fino a che giungiamo in corrispondenza del torrente che traccia la vallata. Attraversiamo a guado il piccolo corso d’acqua, dove si trova anche una piccola cascatella, e proseguiamo in salita per circa 500 metri fino a giungere in prossimità del castello. I ruderi del Castello di Cepparello si mimetizzano nella vegetazione e sono visibili solo a poche centinaia di metri. L’area dove si trovano i resti del castello non è molto estesa ma vi si trovano resti di mura con interessanti rifiniture architettoniche. Immerse nella vegetazione si trovano anche alcune stanze sotterrane visitabili. Ritornando indietro e proseguendo lungo il sentiero che sale lungo il crinale, dopo circa 500 metri di salita si trovano i resti di altri antichi edifici, con muri bassi e un edificio a pianta quadrata con dei vani sotterranei esplorabili. Da qui si ritorna indietro percorrendo a ritroso il sentiero percorso in precedenza. L’itinerario che ha una lunghezza (andata e ritorno) di circa 3 km e 800 metri si compie in circa 2 ore includendo anche il tempo per l’esplorazione delle rovine del castello» (testo di Marco Ramerini.

Passeggiata al Castello di Cepparello

BARBIALLA (castello)

Dal sito www.pinterest.com Dal sito www.weagoo.com

«Proprietà dei conti Carolingi e della Gherardesca già prima del 1109, nell’anno 1186 passò ai vescovi di Volterra, per essere poi assegnato al comune di San Miniato e infine sottomesso a Firenze nel 1370; nel 1431 fu conquistato dai pisani, liberato dai fiorentini e ancora saccheggiato, come risulta dai reperti rinvenuti durante recenti scavi. Completamente ristrutturato negli anni Ottanta, è utilizzato come foresteria di una multinazionale» – «Già prima del 1109 fu proprietà dei conti Cadolingi e dei conti della Gherardesca, poi attribuito alla giurisdizione dei vescovi di Lucca, quindi a quelli di Volterra nel 1186, successivamente annesso a San Miniato. Nel 1370 fu aggregato a Firenze, ma nel 1431 fu riconquistato dai Pisani, poi ancora dai Fiorentini. A Barbialla esisteva un ospedale per i pellegrini ed i viandanti. In epoca recente il castello è stato trasformato in villa, il villaggio è abitato dai dipendenti che lavorano nella grande tenuta».

https://www.weagoo.com/it/card/17457/castello-di-barbialla – https://www.girando.it/montaione/castelli.htm

CALENZANO (castello)

a c. di Fernando Giaffreda

CALENZANO (torre di Baroncoli)

Dal sito www.online-utility.org Dal sito www.online-utility.org

«La Torre di Baroncoli di Calenzano è una costruzione incompiuta, fatta costruire da Carlo Ginori il Vecchio [1473-1527]. L’edificio, viste le sue caratteristiche, potrebbe essere stato progettato da Baccio d’Agnolo. Alcune fonti riportano la famiglia Da Sommaia come proprietari, altri ancora Piero di Francesco di Ser Gino. La Torre di Baroncoli, per le sue caratteristiche artistiche e strutturali, nel 1913 è stata dichiarata di notevole valore artistico. Oggi è ingabbiata in strutture metalliche, che ne consentono la conservazione. All’interno della struttura si trovano architravi e capitelli decorati in pietra, e gli stemmi delle famiglie che vi hanno abitato, tra cui quella dei Ginori e Bartolini. La torre dei Baroncoli è la costruzione più visibile del versante del Monte Morello sul quale si affaccia Calenzano. La torre si trova a 220 metri sul mare ed è ben visibile dal Castello di Calenzano».

https://www.geoplan.it/luoghi-interesse-italia/monumenti-provincia-firenze/cartina-monumenti-calenzano…

CAMPI BISENZIO (mura)

Dal sito www.pentaxiani.it Dal sito https://campibisenzio.wordpress.com

«Interessante testimonianza della storia medioevale di Campi Bisenzio, le Mura formavano l’impianto difensivo dell’antico abitato della città toscana. La suggestiva cinta muraria venne eretta tra il 1387 e il 1389 per volontà della stessa Repubblica Fiorentina che intese rinforzare l’apparato di difesa dell’esistente fortezza, spesso sottoposta agli assalti degli avversari. L’estensione delle antiche mura medioevali, oltre a coprire le due zone del Bisenzio e di Via Don Minzoni come fanno tuttora, arrivava anche verso sud, verso l’odierna Via Garibaldi, e verso est dove oggi è ubicata via Rucellai. Nella cinta muraria si annoveravano, quindi, quattro lati con relativi quattro accessi in città: Porta Santo Stefano o “La Portaccia” a settentrione, Porta Fiorentina ad oriente, Porta Pratese ad occidente ed infine “La Porticciola” nella parte meridionale. La cerchia delle mura di Campi non ebbero più importanza strategica a partire dal XVI secolo e cominciò così il loro declino che culminò nel 1832 con l’abbattimento di due aree a sud e ad ovest. Nei primi anni del Novecento l’area nord venne convertita in giardino pubblico mantenuta tuttora dopo una scrupolosa opera di restauro e il trasferimento del Monumento ai Caduti, prima collocato nell’attigua Piazza Matteotti».

https://www.geoplan.it/luoghi-interesse-italia/monumenti-provincia-firenze/cartina-monumenti-campi-bisenzio…

CAMPI BISENZIO (rocca Strozzi)

a c. di Fernando Giaffreda

CASTELFALFI (rocca)

Dal sito https://sandratognarini.com Dal sito www.ilturista.info Dal sito www.intavolatour.t

«Nel 754 Walfredo di Ratgauso della Gherardesca cita Castelfalfi, Castrum Faolfi, in un documento relativo a donazioni a favore della Badia di Monteverdi in Maremma. È il più antico atto storico che ci è pervenuto, ma le sepolture etrusche che sono state rinvenute nei suoi dintorni, le lastricature di antiche vie, collocano Castelfalfi molto più indietro nel tempo. Del resto, la vicinissima Jano ha resti storici risalenti al V secolo avanti Cristo e anche l’etimo che origina il nome del paese ha chiara attinenza col dio bifronte Giano. È verosimile che, data la sua posizione privilegiata su un’altura, la rocca di Castelfalfi sia sempre stata postazione militare molto ambita. Nel 1139 il castello fu venduto da Ranieri della Gherardesca al vescovo di Volterra per cento lire. Nel 1475 i proprietari Giovanni di Francesco Gaetani e sua moglie Costanza de’ Medici ristrutturano il castello e vi costruiscono l’adiacente villa. Castelfalfi fu saccheggiato e incendiato nel 1554 dalle milizie di Piero Strozzi al tempo della guerra fra Firenze e Siena. Passò poi alla famiglia Medici-Tornaquinci. Durante la seconda guerra mondiale il castello fu sede di una divisione dell’esercito tedesco, fu quindi preso a cannonate dagli alleati durante la loro avanzata di liberazione del territorio. Oggi il luogo più caratteristico del borgo di Castelfalfi è il Castello, nato in principio come torre d’osservazione costruita durante uno dei primi insediamenti Longobardi nella provincia di Firenze, e successivamente ampliato svariate volte nell’arco dei secoli. Da menzionare anche la villa medicea che, posizionata al centro del borgo, domina l’intera vallata. Originariamente nacque come casa di caccia della famiglia Medici-Tornaquinci» – «…Fu tra le ultime comunità ad arrendersi a Firenze e nel 1554, al tempo delle guerre tra Firenze e Siena, fu saccheggiato e incendiato dalle milizie di Piero Strozzi. Oggi è una vasta azienda agraria con 1200 ettari di terreno, interessata da un progetto di sviluppo turistico, il borgo parzialmente restaurato ed un campo da golf da 18 buche».

https://www.castelfalfiparadiserun.it/i-luoghi-la-storia – https://www.girando.it/montaione/castelli.htm

CASTELFIORENTINO (castello di Oliveto)

Dal sito www.castellooliveto.it Dal sito www.toscananelcuore.it

«Il Castello di Oliveto costruito nel 1424 dalla nobile e prestigiosa famiglia fiorentina dei Pucci, è una fra le più belle ville fortificate della Toscana. La costruzione, il cui nome deriva dalle numerose coltivazioni di olivo che circondano il Castello, si colloca sulla cima di un colle, ben protetta da fossati, mura e torri. Molti sono i motivi architettonici di particolare interesse : la merlatura guelfa, i quattro torrioni agli angoli, la torretta dell’orologio, il cortile interno della Villa con l’intonaco a graffite, il loggiato con quattro arcate e la cappella per le funzioni religiose. All’interno del loggiato si trova un pozzo per la raccolta di acqua piovana che originariamente era un’uscita sotterranea dal Castello. Molto interessante è, inoltre, il camminamento esistente su tutto il perimetro delle alte mura da cui si domina tutta la valle. Durante il periodo della sanguinosa guerra, fra i sostenitori della famiglia Medici (fra i quali erano proprio i Pucci) e la Repubblica Fiorentina, il Castello fu luogo di cruenti battaglie e per questo è stato più volte occupato e poi restituito alla famiglia Pucci. Una nota storica interessante di questo periodo è che durante una sanguinosa battaglia furono uccisi tutti gli adulti della famiglia Pucci che rischiò così di estinguersi ma fortunatamente una serva di colore ne salvò il primogenito fuggendo attraverso il passaggio sotterraneo del castello. Grazie a questo evento la discendenza dei Pucci fu garantita tant’è che si reso omaggio all’eroina dell’impresa raffigurandola in tutti gli stemmi del Casato. Il Castello è ricco non solo di battaglie, ma anche di famosi ed eccellenti ospiti che hanno apprezzato il meraviglioso paesaggio e l’offerta dei prodotti tipici di queste colline: l’olio d’oliva e il vino. Nel salone del Castello è ancora visibile un’epigrafe che ricorda il soggiorno del papa Paolo III Farnese nel 1541. Altri personaggi importanti che hanno soggiornato al Castello sono: Lorenzo il Magnifico, i papi Leone X Medici e Clemente VII Medici. Intorno al 1850 si ha il passaggio di proprietà dalla famiglia Pucci a quella dei Guicciardini, altrettanto nobile e famosa, grazie al matrimonio di Paolina Pucci con il conte Luigi Guicciardini. Nel 1828 il Castello riceve la visita del granduca di Toscana Ferdinando III con la figlia, l’arciduchessa Maria Luisa e circa un secolo più tardi quella del re Vittorio Emanuele III. Il castello riacquista la sua veste guerresca nel luglio del 1944 come sede delle forze armate tedesche, le quali scoprirono nei sotterranei del castello la presenza di molti quadri provenienti dalla Galleria degli Uffizi che posero in salvo e riportarono a Firenze. Sempre nel 1944, il Castello passò alle truppe americane guidate dal Generale Mark Clark e divenne il loro quartier generale. Oggi il Castello è al centro di un efficiente e moderna azienda agricola che ha rilanciato, fra le altre cose, la caratteristica ospitalità del Castello, meta di vacanze agrituristiche, e della tipica produzione dei vini e dell’olio».

https://www.castellooliveto.it/it/castello_note_storiche.html

CASTIGLIONCELLO (fraz. di Firenzuola)

a c. di Renzo Bassetti

CERCINA (castello di Castiglioni)

Foto di alessandro.a, dal sito www.panoramio.com Dal sito www.communitywalk.com

«Il castello di Castiglioni, posto sulla sommità di un cocuzzolo, versa oggi in un grave stato di abbandono e, sebbene non ancora cadente, comincia a manifestare preoccupanti segnali di degrado. Pare che il castello sia sempre appartenuto alla famiglia Catellini da Castiglione, che lo costruì attorno all’anno 1000 e lo ha posseduto ininterrottamente fino al XX secolo. Attorno al 1200, mentre il Comune di Firenze iniziava la sua espansione verso il circondario ai danni dei signori feudali, i Catellini riuscirono comunque a mantenere intatte le loro proprietà accordandosi politicamente con il governo della città e trasformando il loro castello fortificato in un’abitazione signorile. L’aspetto odierno risale al XVI secolo; dell’antico fortilizio rimane una torre all’angolo sud-ovest, alla cui base è stata ricavata nel ‘700 una piccola cappella dedicata a Sant’Antonino, arcivescovo di Firenze dal 1446 al 1459, che soggiornò più volte nel castello. Ceduto prima ai Pozzolini, poi ad altri proprietari, il castello è oggi completamente abbandonato a se stesso e saccheggiato di tutto ciò che era possibile asportare. Per cercare di rallentare il degrado, al principio degli anni ’90 furono effettuati alcuni limitati interventi di risanatura del tetto e dei solai. La gru usata per quei lavori arrugginisce nel cortile. Poco più in basso sorge la chiesa di San Michele a Castiglioni, suffraganea di Cercina, che, sebbene chiusa al culto e spogliata di tutti i suoi arredi (trasferiti presso la pieve) appare comunque in buono stato di conservazione. La chiesa si trovava in origine entro le mura del castello e fu spostata nel sito attuale nel 1301, durante i lavori di trasformazione della rocca. Nel dopoguerra, per un breve periodo, ne fu parroco il futuro cardinale Silvano Piovanelli, arcivescovo di Firenze dal 1983 al 2001».

https://www.comune.vaglia.fi.it/percorsi/sent64/percorso_a.html

CERTALDO (borgo)

Palazzo Stiozzi Ridolfi, dal sito www.certaldo.it Porta Alberti nella foto di Francesco Fiumalbi, dal sito https://smartarc.blogspot.it

«Certaldo rappresenta una meta suggestiva, un raro esempio di borgo medievale ancora intatto. Interamente costruito di mattoni rossi, è tuttora cinto da parte di mura di difesa e di rinfianco che abbracciano il Castello che domina la vallata. Salendo su per Costa Vecchia, antica via lastricata di pietre, arriviamo a Porta Rivellino da dove inizia la via omonima. Via Rivellino è uno degli assi portanti della città, e si snoda tra torri e case del ’300 e del ’400. Proseguendo per questa via, sulla destra prima incontriamo l’antica canonica dei SS. Tommaso e Prospero, che adesso ospita l’Osteria del Vicario, poi incontriamo la chiesa dei SS. Tommaso e Prospero. Questa chiesa è stata riportata alle forme originarie dopo un arbitrario intervento neogotico. Adesso sconsacrata e resa inutilizzabile perché pericolante, in tempi recenti ha ospitato gli affreschi del Tabernacolo dei Giustiziati, che si trova in piano, in piazza dei Macelli presso il torrente Agliena. Proprio l’umidità dovuta al torrente ha reso necessario lo stacco degli affreschi del fiorentino Benozzo Gozzoli. Subito dopo la chiesa, c’imbattiamo nel Palazzo Vicarile, comunemente chiamato Palazzo Pretorio. Qui ritroviamo molti affreschi di Gozzoli e di Pier Francesco Fiorentino. A fianco si trovano le Logge, in cui possiamo ammirare degli stupendi affreschi di autori ignoti. Qui finisce via Rivellino e inizia l’altra importante via della città, via Boccaccio. Più avanti sono situati la Chiesa, il Chiostro e il Convento dei SS. Iacopo e Filippo. In questa Chiesa si trovano le spoglie di beata Giulia da Certaldo, tuttora venerata dal paese. Si trovano qui anche l’antica tomba di Giovanni Boccaccio e un busto dello stesso Boccaccio, scolpito dal celebre Rustici. Continuando il nostro cammino vediamo Palazzo Machiavelli. La facciata di questo palazzo, sormontato da una casa-torre alta 20 metri, è decorata da archi e monofore. Successivamente ecco la famosa Casa del Boccaccio: è certo che il celebre scrittore, figlio di una certaldese, sia morto proprio qui. Purtroppo la casa à andata perduta durante l’ultima guerra, ma quella che ammiriamo è comunque una ricostruzione fedele all’originale. Al termine della via, ecco il Palazzo di Scoto da Semifonte, amico di Alberto degli Alberti. Oggi il palazzo è stato trasformato in un albergo-ristorante. Proseguendo a destra di tale palazzo, possiamo ammirare l’imponente Palazzo Stiozzi-Ridolfi e i caratteristici merli. Il cortile porticato e le vecchie arcate del Mercato vecchio sono inglobate sul fronte stradale. Ancora a destra ecco Porta Alberti che porta fuori del borgo. Tornando indietro, dopo aver ripercorso parte di via Boccaccio, sulla destra scendiamo in piazza dell’Annunziata, recuperata in epoca recente in un complesso di orti. Scendendo ancora lungo le mura, che, costruite in età diverse, disegnano un perimetro irregolare intorno al colle, ammiriamo la Porta del Sole, rimaneggiata nella seconda metà del Cinquecento. Ed eccoci alla fine del nostro cammino verso il paese nuovo. Ma prima un ultimo sguardo alle antiche fonti, sulle quali ogni anno alla fine di luglio ascoltiamo il caro fra’ Cipolla che si beffeggia di noi certaldesi durante la festa di Mercantia».

https://www.certaldo.org/notizia.php?id=3

CERTALDO (castello di Tavolese)

Dal sito https://castellotavolese.it Dal sito https://castellotavolese.it

«Il Castello di Tavolese risale alla prima metà del 200 ed è situato nella campagna toscana nel comune di Certaldo a 30 minuti da Firenze, e da Siena, a soli 20 minuti da San Gimignano, ben collegato da strade e autostrade. “I più antichi abitatori di Tavolese per quanto sappiamo furono i Farinata degli Uberti attenti a quel forte d’animo e d’ingegno che seppe nel secolo XIII levar Patria dalla ruina minacciata dai Ghibellini”. Dai Farinata il castello passò alla famiglia Dell’Asino; capostipite Pietro detto Asino, fratello del medesimo Farinata e capitano di Manfredi re di Napoli. Arrivarono poi i Canigiani, potente famiglia da cui discese per parte di madre nientemeno che il Petrarca. Passò quindi ai Giugni, quindi ai Conti Capponi, ultimi eredi del castello. Oggi dopo un appassionato lavoro di restauro ha riacquistato la sua bellezza originale ed è stato trasformato in un luogo destinato ad un turismo che si vuole regalare momenti di relax e che sappia apprezzare il connubio tra arte, ambiente storia e enogastronomia».

https://www.miglioriagriturismi.it/agriturismo_miglioriagriturismi.asp?reg=241

CERTALDO (palazzo Pretorio)

Dal sito www.bandierearancioni.it Bastione del Palazzo Pretorio nella foto di Francesco Fiumalbi, dal sito https://smartarc.blogspot.it

«In posizione emergente rispetto al tessuto urbano dell’antico centro è posto all’incrocio di via Boccaccio con via Rivellino, assi portanti della vita cittadina. La sua mole assume così il ruolo di fuoco prospettico non solo per tali vie, ma anche per tutto il territorio circostante. Il nucleo più antico del complesso è la parte quadrilatera prospettante su via Boccaccio essa era dimora dei Conti Alberti costruita intorno alla fine del dodicesimo secolo, sulle rovine delle antiche case di questa famiglia. La facciata del Palazzo a cortina di mattoni è sormontata da merli, sulla destra vi è una piccola torre con orologio posto nel 1484. Tutta la superficie muraria è costellata di stemmi e targhe sia di pietra che di marmo, ognuno di essi rappresenta l’arme della famiglia a cui apparteneva il Vicario che li ha fatti apporre. Di notevole fattura e bellezza quelli di terra cotta provenienti dalla bottega dei Della Robbia. I merli e le sei finestre son frutto dell’invenzione dell’ultimo restauro eseguito a più riprese nel secolo scorso, infatti la facciata originaria si presentava come una compatta mole interrotta solo da un finestrone centrale. Sottostante il Palazzo è la Loggetta del Vicariato formata da un porticato sorretto da pilastri, è ciò che rimane dell’antica loggia trasformata in abitazione nel secolo scorso e ora ripristinata. Fino al 1800 essa era composta da sei arcate, sostenute da pilastri ed era chiusa a destra da un muro e a sinistra attestava al muro esterno della carcere pubblica. Due arcate vennero distrutte, precisamente quelle davanti al portone di ingresso. Davanti alla Loggetta, alla fine del piazzale pavimentato, vicino alle scale, erano posti due pilastri, uno di essi in arenaria del 1530 serviva per la pubblicazione dei bandi e delle leggi, l’altro in travertino portava sulla sommità un leone scolpito in pietra. La facciata, la loggia esterna, l’atrio e il cortile sono ornati dagli stemmi dei vicari, sia dipinti sia in varie materie a rilievo. Nella loggia esterna, che serviva per la promulgazione delle sentenze e dei bandi, si vedono in alto, a forma di decorazione, molte armi gentilizie, in parte mutilate, e nel centro campeggia quella di Clemente VII che vi si soffermò nel settembre del 1533. Vi si vede anche la figura di una Vergine col Bambino e San Giovanni, dipinta nel 1575, e quella della Giustizia dipintavi nel 1506. La loggia, esistente già nel 1455, serviva per le parate solenni e per i ricevimenti del Vicario».

https://www.prolococertaldo.it/storia.asphttps://www.prolococertaldo.it/storia.asp

CERTALDO (ruderi del castello di Pogni)

Dal sito www.certaldo.it Dal sito www.colonialvoyage.com

«La notizia più antica del castello risale all’anno 1059: la sua importanza crebbe sotto il dominio dei conti Alberti, i quali possedevano altri castelli nella zona (Certaldo, Castelfiorentino, Lucardo, Vico d’Elsa e dal 1182 Semifonte). Il primo signore di Pogni fu Ridolfino di Catignano di Linari in Valdelsa. Dal 1181 per volere dei conti Alberti il castello fu usato come base per le maestranze attive nella costruzione della vicina Semifonte. Da questo momento le sorti del castello di Pogni furono fortemente legate alla singolare vicenda della città di Semifonte. Quest’ultima venne costruita, proprio a partire dal 1181, per volere dei conti Alberti, nel tentativo di creare una cintura di castelli, con Fucecchio, Montegrossoli e San Miniato, intorno alla città di Firenze per contenerne l’espansione nel contado. La costruzione della nuova città era però osteggiata da Firenze. L’intervento armato di quest’ultima non tardò: la costruzione di Semifonte fu per il momento abbandonata, mentre gli abitanti di Pogni si impegnarono, sottoscrivendo un documento notarile datato 4 marzo 1182, a non proseguire nella fortificazione né di Semifonte né di alcun altro luogo posto nelle vicinanze. Nel 1184 il conte Alberto degli Alberti riprese la costruzione di Semifonte e la reazione di Firenze fu decisamente più aggressiva: oltre ad assediare Pogni, la città gigliata occupò anche Marcialla. Nella battaglia decisiva a Mangona il conte Alberto fu addirittura fatto prigioniero: per essere rilasciato il conte dovette pagare un forte riscatto, scapitozzare le torri del castello di Certaldo, atterrare tutto quanto era stato costruito a Semifonte e distruggere il castello di Pogni. Il castello di Pogni venne ricostruito. E così anche la città di Semifonte che divenne tanto importante da sfidare apertamente la città di Firenze. Il conflitto tra le due città si conclusei nel 1202 con la completa distruzione di Semifonte. Il castello di Pogni subì la medesima sorte. L’ultima distruzione di Pogni risale al 1312, ad opera dell’esercito di Arrigo VII: in seguito la rocca fu abbandonata. Nel 1382 fu Firenze a riattivare per un breve periodo le fortificazioni del castello; poi seguì l’abbandono totale».

https://www.toscananelcuore.it/index.php?id=798&lang=ithttps://www.toscananelcuore.it/index.php?id=798&lang=it

CINTOIA (castello)

Foto di Giovanna, dal sito www.flickr.com Dal sito www.tripadvisor.it

«Le prime notizie relative a questo insediamento risalgono all’XI secolo e costituiscono uno dei primi esempi documentati di castelli presenti nell’area fiorentina. Dopo le recenti trasformazioni non è facile riconoscerne le strutture originali: resta il fatto che Cintoia costituisce ancora un esempio abbastanza chiaro della topografia di un insediamento incastellato, pur se non restano che poche tracce della cinta muraria. Altri edifici si sono addossati a quelli originariamente presenti nell’abitato, identificabili a volte per i caratteristici elementi architettonici, quali architravi sorretti da semplici mensole o muri realizzati a filaretto. Alcune delle strutture in parte ancora oggi leggibili sono databili approssimativamente al XIII secolo, ma l’impianto ha origini più lontane: la parte più alta del castello, oggi a stento visibile e non visitabile perché abitazione privata, consta di alcuni corpi di fabbrica fondati su un solido circuito murario che difendeva la parte sommitale del castrum. Alla fine dell’XI secolo, Cintoia era sede di una azienda rurale (curtis) di proprietà del Capitolo dei canonici della cattedrale di Firenze, ed il primo documento che attesta l’esistenza del castello risale al 1040. Successivamente, sotto al cassero dovette svilupparsi un borgo testimoniato almeno dal 1153, poi circondato da un circuito murario di cui rimangono esigue tracce nella porta che abbiamo attribuito al Duecento ed al cui interno era compresa la chiesa parrocchiale. Molto probabilmente ai piedi del castello doveva transitare una delle direttrici che collegavano il Valdarno superiore alla Val di Greve e anche questo fu uno dei motivi dell’importanza acquisita dal villaggio nei secoli centrali del Medioevo e anche della presenza di uno spedale all’interno del borgo».

https://www.comune.greve-in-chianti.fi.it/ps/s/castelli-b

COLLEGALLI (castello)

Dal sito www.airbnb.it Dal sito www.tripadvisor.it

«Proprietà dei conti di Collegalli, fu sotto il dominio della Repubblica di Pisa e, per qualche tempo anche dei Vescovi di Lucca. Nel 1370 fu separato dal territorio di San Miniato e iscritto a far parte del contado di Firenze. Il castello, successivamente, fu trasformato in villa, con annessa fattoria» – «Edificio storico, proprietà della famiglia Burgisser, costruito sulle rovine dell’antico castello omonimo di cui rimangono solo alcuni contrafforti. Nell’anno 1123 il conte Ranieri costruisce sulla collina un castello che si trova all’incirca al centro degli insediamenti di Montoderi, S. Vito e S. Paolo, realizzando un piccolo feudo. Questo era sotto il dominio della repubblica di Pisa, ma una pergamena lucchese ci informa che i Conti di Collegalli erano divenuti feudatari del vescovo di Lucca. I conti di Collegalli si sono spesso distinti per meriti militari. Nel 1312 si tenne la battaglia di Barbialla, quando i nobili fecero prigionieri i soldati pisani che tornavano dall’assedio di Firenze da parte di Arrigo di Lussemburgo. Da allora molti discendenti sono stati valenti ufficiali nell’esercito di Firenze. Collegalli nel 1370 fu separato dal territorio di San Miniato e iscritto al contado di Firenze che vi stabilì una podesteria per dirimere i contrasti tra i popoli di Collegalli, Santo Stefano, Barbialla e Coiano. Il tribunale più tardi fu incorporato da quello di Montaione. Come segno di fedeltà a Firenze i nobili di Collegalli dovevano offrire durante la festa di San Giovanni Battista un palio di seta del valore di 5 fiorini, portato in corteo a cavallo da un loro rappresentante. Nel 1480 risulta proprietaria di Collegalli la famiglia Orlandini e nel 1722 la successione ereditaria attribuì l’immobile alla famiglia Beccuto, originaria di Perugia. Nel 1844 la proprietà fu venduta al duca Ferdinando Strozzi che già possedeva il vicino castello di Balconevisi. Il duca provvide alla costruzione della villa sulle rovine dell’antico castello, vendette poi tutte le sue proprietà alla famiglia Uzielli, di religione ebraica, che apportò notevoli modifiche soprattutto agli edifici sacri. Dall’inizio del secolo la villa, con annessa fattoria, appartiene alla famiglia Burgisser».

https://www.girando.it/montaione/castelli.htm – https://www.empolese-valdelsa.turismo.toscana.it/i/3A699D2A.htm

CORELLA (resti del castello di Corella o rocca di Belforte)

La Pieve di S. Martino a Corella, sorta a fine XII sec. nella zone del castello di Corella, dal sito www.ilfilo.net La Pieve di S. Martino a Corella, sorta a fine XII sec. nella zone del castello di Corella, dal sito www.ilfilo.net

«”Castellare sul giogo dell’Appennino di Corella, per dove si varca dalla Val di sieve in quella del Lamone di Romagna, nel Popolo di San Martino a Corella, giurisdizione e 6 miglia toscane a settentrione di Dicomano. Fu uno dei tanti Castelli toccati al Ramo dei conti Guidi di Battifolle. Il Comune di Firenze pose ogni sforzo per snidare dalla parte orientale del Mugello i conti Guidi e chiunque di costa a loro teneavi ancora feudale Signoria, e perciò l’anno 1374 comprò dà conti di Battifolle la Rocca di Belforte dominante il celebre “Passo delle Scalelle”, e pagatala 5000 fiorini d’oro, disfecela dai fondamenti, al modo che non si potesse più riedificare. Dagli stessi conti il Comune di Firenze,comprò pure la Rocca di Gattaia per 3000 fiorini d’oro,e smantellatala, mandonne gli abitanti a crescer la popolazione di Vicchio” (fonte: Storia del Mugello, di Lino Chini). Il Castello di Belforte domina uno dei passaggi più malagevoli che guida tutt’ora dalla Romagna in Val di Sieve, reso memorabile nel 1368 dalla disfatta della Compagnia del conte Lando (Corrado Wirtinger di Landau) al Passo delle Scalelle, che fatto prigioniero dai montanari che l’assalirono fra quei burroni, riuscì a fuggire, e poté riparare presso il signore di Bologna Giovanni D’Oleggio, che da valenti medici lo fece curare, mentre il resto della Gran Compagnia fortemente decimata, trovò sicuro rifugio nei prati sotto la Rocca di Belforte. Oggi della Rocca restano poche tracce, i tanti avvallamenti nel pianoro sembrano disegnare quelle che erano le stanze del Castello, oltre ad una bella volta interrata. Dal Paese di Villore si prende la strada per Corella, ed arrivati al valico (dove conviene lasciare l’auto) si prende la viottola a dx, fino ad arrivare ad uno spiazzo in un bel castagneto. Seguendo il sentiero segnato dal CAI, si sale a sx una stradella che poco dopo diventa sentiero, e lo si segue fino ad una bella sella, tra due poggi. Qui si lascia il sentiero CAI che prosegue in direzione Ampinana, e si sale ad erta sulla cima del poggio di fronte, dove appunto ci sono i resti del Castello di Belforte (toponimo sulle carte “poggio di Lavacchio”)».

https://www.geocaching.com/seek/cache_details.aspx?wp=GC5RVCF&title=belforte

DIACCETO (castello)

Dal sito www.matrimonio.com Dal sito www.my.tuscany.it

«Al margine superiore dell’abitato di Diacceto, lungo la Strada Casentinese che qui segue il crinale, sorge la Villa Ciofi, già castello e poi palazzo della famiglia Cattani di Diacceto. La villa attuale, di stile neo-rinascimentale, venne costruita su di un antico fortilizio del XIII-XIV secolo del quale rimangono – come unica testimonianza – i resti di una torre, inclusa nella parte centrale dell’attuale villa. Una seconda torre, che si erge all’estremità settentrionale del giardino, venne costruita tra la fine dell’800 e i primi del ‘900, seguendo gli stimoli neogotici che portarono, poco lontano, alla costruzione del Castello di Ferrano. Lo stemma quattrocentesco della famiglia Cattani da Diacceto, proprietaria della Villa di Diacceto fin dalle origini, è visibile nel corridoio d’ingresso. Un altro stemma dei Cattani, risalente al periodo Cinquecentesco, lo troviamo invece sulla facciata posteriore della villa. La villa rimase di proprietà dei Cattani fino a tutto il Seicento. Nel 1771 il commendatario fra Bettino de’ Ricci incaricò Raffaello Paganelli, perito agrimensore, di disegnare un cabreo della villa e delle proprietà annesse, tutte inserite nella Commenda di S. Giovanni Battista di Diacceto pertinenti all’Ordine dei Cavalieri di Malta, ed accomandate alla famiglia Ricci. … Alla fine dell’Ottocento i nuovi proprietari della villa sono i Ciofi che nel 1893 provvedono ad un ingente restauro. La villa viene rialzata all’ultimo piano, viene cambiato il fronte principale, i prospetti vengono decorati con graffiti a finte bozze, tutte le finestre interne ed esterne vengono architravate in pietra serena, secondo il gusto neo-rinascimentale della fine del ventesimo secolo. Probabilmente risale a quest’epoca anche la costruzione del torrione merlato che chiude il giardino all’angolo settentrionale».

https://www.my.tuscany.it/cornucopia/castelli/pela/cstdiacc.htm

DICOMANO (resti del castello di Vicorati)

Dal sito https://anticocastellodivicorati Dal sito https://anticocastellodivicorati Dal sito www.ilfilo.net

«Dall’abitato di Londa, percorrendo la tortuosa stradella che porta al cimitero del paese, si raggiunge facilmente il luogo dove sorgeva il Castello di Vicorati. Alla sinistra della strada, su un pianoro dal quale si gode un bel panorama su Londa, si trovano, sparsi su un vasto raggio, i resti del castello che fu nodo importante del sistema difensivo dei Guidi sulla valle del torrente Moscia. Del notevole complesso, che risale almeno al XIII secolo, resta in piedi un edificio a forma quadrangolare con tetto a capanna, completamente crollato. Sulla parete di levante, si trova un portale in bozze di buona fattura completamente tamponato. Entro le mura del castello si trovava l’antica chiesa di S. Andrea a Vicorati, della quale però non resta alcuna traccia significativa)».

https://www.ilfilo.net/CastelloVicorati.htm (da Massimo Certini-Piero Salvadori, Il Mugello, ed. Parigi & Oltre, Borgo San Lorenzo 1999)

EMPOLI (castello, mura)

Torre dei Righi, dal sito www.comuni-italiani.it Torre dei Righi, dal video www.youtube.com/watch?v=QXxBsF0qM_4

«Il castello anticamente era tutto cinto di mura. Ignorasi quando fu fatto il primo cerchio delle mura. È probabilissimo che il paese sia stato cinto da mura poco dopo la sua fondazione nell’anno 1119. La piena d’Arno nel 1333 atterrò questo mura, che furono ricostruite nell’anno 1336 quasi a forma, di ottagono, con due porte a levante e due porte a ponente. Verso la fine del secolo XV lo mura vennero rifatte, e nel 1496 il canonico Giovanni Patani di Empoli dirigeva i lavori. Francesco Ferrucci lo fortificava, perché potessero resistere all’assedio del 1530. Le porte fino a quest’ultimi tempi furono quattro; cioè la porta all’Arno a tramontana; la porta Fiorentina a levante ; la porta Giudea o ai Cappuccini a mezzogiorno, e la porta Pisana a ponente. La porta Giudea si chiamò con questo nome, perché presso essa stavano gli ebrei in via delle Conce e del Pesco. La porta all’Arno fu demolita nel 1827. Parimente nel 1827 fu demolita la porta ai Cappuccini. La porta Fiorentina fu atterrata nel 1839. Non rimane che la porta Pisana presso la piazza Garibaldi. … Le porte, fatto a guisa di torre, aveano dipinte l’arme del comune di Empoli e del popolo fiorentino. Sul lato esterno della porta Pisana sull’arco è incisa la data 1487. Sopra la data è lo stemma mediceo, scolpito a bassorilievo. Questa porta venne sostituita alle due antiche porte del Noce e di Santa Brigida. Tre torri fortificavano le mura dalla parte di mezzogiorno. Ve ne era una, come v’è tuttora, presso 1’ospedale. E la torre, detta comunemente, la torre del Galli, perché si trova presso la casa, che fu di proprietà della famiglia Galli, ed oggi appartiene all’ospedale di San Giuseppe. Un’altra era presso il convento di Santo Stefano degli agostiniani, ove oggi è l’Istituto empolese.

La terza era nell’orto dell’antico monastero delle Benedettine, ove ora è la piazza Ferruccio. Questa torre fu distrutta nel 1814. Alle tre torri ne corrispondevano altre tre dalla parte dell’Arno, a tramontana. Una era nell’orto delle Domenicane, che hanno il regio Conservatorio della SS. Annunziata. Questa torre fu demolita nel 1785. Le altre due lungo queste stesse mura dovevano corrispondere, come abbiamo detto, a quelle della parte di mezzogiorno. Per conoscere bene la forma, e l’estensione dell’antico castello gioverà molto 1’osservare il castello di Empoli assediato dagli spagnuoli, dipinto dal Vasari in Palazzo Vecchio in Firenze nella sala di Clemente VII. Lo studio di quella pittura ci farà vedere fra l’altro, come il paese si è ingrandito da tutti i lati. Sono state edificate nella seconda metà del secolo passato quasi tutte le case che sono fra le mura di tramontana e l’Arno. Il borgo dalla parte di ponente è accresciuto. Così dalla parte di levante si sono moltiplicate le case fuori delle antiche mura. Dalla parte di mezzogiorno poi basta osservare, che la via Roma e piazza della Sta­zione nella quale sorge il monumento di Umberto I del Chilleri di Prato, pochi anni or sono non erano che campi, orti e poche casupole».

https://www.dellastoriadempoli.it/archives/23008 (da G. Bucchi, Guida di Empoli illustrata Firenze 1916)

«Di impianto romano, anche se i più antichi ritrovamenti archeologici risalgono ad epoca etrusca, l’insediamento di Empoli conserva ancora tracce delle antiche mura che sono state edificate intorno al nucleo storico della pieve a partire dal Medioevo. È la seconda cerchia, risalente al 1336, ad essere meglio identificabile e visibile. Era munita di sei porte e ne facevano parte la Torre dei Righi, che si trova tra via Ridolfi e via Paladini, in prossimità dello Spedale di San Giuseppe e la Torre dei Frati, i cui resti sono stati conglobati, insieme ad una parte di mura, tra il complesso del Convento degli Agostiniani e l’edificio della Biblioteca Comunale. La cerchia più tarda, edificata tra il 1466 e il 1507 sotto la direzione di Giuliano da Sangallo si può scorgere, oltre che tra le corti e i giardini privati, in corrispondenza di Piazza XXIV luglio e soprattutto nel Torrione di Santa Brigida, accessibile da via Antiche Mura. Celebre testimonianza ne è l’affresco dell’assedio del Castello d’Empoli, nella sala di Palazzo Vecchio a Firenze, ad opera di Giorgio Vasari e dei suoi collaboratori».

https://www.inempoli.it/HOME/Pagina/123/mura-di-empoli

EMPOLI (palazzo Ghibellino)

Foto di Beatrice Sona, dal sito www.toscananelcuore.it Dal sito www.gonews.it

«Palazzo Ghibellino sorge in Piazza Farinata degli Uberti, di fronte alla Collegiata. Eretto probabilmente nell’XI secolo, è così chiamato perché nel 1260 vi si svolse il più importante congresso dell’epoca, citato anche da Dante nella Divina Commedia, quello dei ghibellini. Qui si riunirono i vincitori ghibellini, dopo la battaglia di Montaperti, per decidere sulla distruzione della guelfa Firenze, vinta e sgominata sul campo di battaglia. Fu deciso di radere al suolo Firenze e di deportare i suoi cittadini a Empoli e dintorni, ma il Capitano d’arme Farinata degli Uberti si oppose alla decisione, facendo prevalere altre tesi: Firenze fu risparmiata e, nel tempo, ebbe lo sviluppo che ha avuto. Se Farinata non si fosse opposto alla furia ghibellina, Firenze sarebbe scomparsa e forse oggi sarebbe Empoli la città capoluogo della Toscana. In origine, il Palazzo Ghibellino appartenne ai Conti Guidi, antichi feudatari della città. Poi fu ristrutturato nel Seicento, quando fu acquistato dai Del Papa: questi ultimi ricostruirono il Palazzo e ne trasformarono l’intera struttura, lasciandovi poco dell’antica e aggiungendovi – tra l’altro – nuovi ampi loggiati. Nel Palazzo hanno oggi sede varie associazioni culturali cittadine, tra cui l’Associazione Archeologica, l’Archivio Storico e il Museo Civico di Paleontologia».

https://guide.travelitalia.com/it/guide/empoli/palazzo-ghibellino/https://guide.travelitalia.com/it/guide/empoli/palazzo-ghibellino/

EMPOLI (palazzo Pretorio o del Vicario)

Dal sito www.girogoloso.it Dal sito www.geoplan.it

«Il Palazzo Pretorio, conosciuto originariamente come Palazzo del Vicario, è situato vicino alla Collegiata di Sant’Andrea ed era l’antica sede del Comune di Empoli. Nel dodicesimo secolo lo stabile era la dimora dei conti Alberti. Il commissario fiorentino Francesco Ferrucci, tra il 1529 e il 1530, tenne il proprio quartier generale, all’interno del Palazzo Pretorio, contro le truppe imperiali spagnole alleate di papa Clemente VII. Infatti, in quel periodo le truppe spagnole muovevano l’assedio per Firenze, saccheggiando e distruggendo ogni borgo o castello della Toscana che fosse rimasto fedele al popolo fiorentino. Con il passare del tempo, l’edificio venne ingrandito e vennero aggiunte alcune stanze, come la Sala delle Udienze, le prigioni, l’archivio, la Cappella di San Tommaso, e gli alloggi. Assolutamente da vedere, lo splendido portone in legno del 1497 e la torre con l’orologio, aggiunta alla costruzione nel 1484. Oggi Palazzo Pretorio viene impiegato per diversi usi collettivi e ospita un auditorium dedicato a Ferruccio Busoni; gli interni del palazzo, invece, costituiscono il Museo Civico del Palazzo Pretorio».

https://www.geoplan.it/luoghi-interesse-italia/monumenti-provincia-firenze/cartina-monumenti-empoli/monumenti-empoli-palazzo-pretorio.htm

EMPOLI (porta Pisana, torrione di santa Brigida)

Porta Pisana, dal sito it.wikipedia.org Torrione di santa Brigida, dal sito www.inempoli.it

«L’antica Porta Pisana risale al XV secolo, sorge nei pressi di Porta Garibaldi e fa parte della terza cerchia muraria della città. La sua costruzione ebbe inizio ai tempi della repubblica fiorentina e terminò dopo il ritorno a Firenze della famiglia Medici con Cosimo I (1537). Nell’Ottocento pressoché tutte le vecchie mura e le altre porte della città furono demolite, per poter realizzare nuove abitazioni civili a fronte dell’incremento demografico determinato da un rilancio dell’economia trainata, in particolare, dall’industria del vetro; solo Porta Pisana rimase intatta, a testimoniare l’antica Potenza di Empoli e il modo di costruire le strutture difensive in tempi di discordie civili e di invasioni esterne. Tuttavia, Porta Pisana non riuscì a sopravvivere alla seconda guerra mondiale. I danni strutturali che oggi possiamo vedere sul monumento derivano dal fatto che la Porta fu minata e abbattuta, nel 1945, dalle truppe tedesche in ritirata. Presso Porta Pisana sorge l’antico Torrione di Santa Brigida, anch’esso testimonianza delle mura di Empoli del XV secolo».

https://guide.travelitalia.com/it/guide/empoli/porta-pisana

EMPOLI (villa o castello del Cotone)

Dal sito www.gonews.it Dal sito https://iltirreno.gelocal.it

«Il Castello del Cotone, acquistato agli inizi del Quattrocento dagli Spini, era un maestoso fortilizio; rappresentava la parte emergente di un più ampio sistema difensivo posto a salvaguardia della campagna empolese. Gli Spini cercarono di rendere abitabili gli interni e di ingentilirne la struttura. L’antico uso è ancora evidente nel blocco centrale merlato, scalfito da grandi e ordinati finestroni, nelle annesse scuderie e nel piccolo oratorio dedicato all’Assunta. Nel 1633 la villa fu venduta dagli Strozzi agli Scarlatti. L’edificio, profondamente rinnovato dagli attuali proprietari – la famiglia Carovani-Del Bravo – ha la facciata inquadrata da lesene e da una cornice in cui si aprono una finestra centinata ed un portale timpanato. Sul retro è stata aggiunta una cappella dall’aspetto neoclassico».

https://www.toscananelcuore.it/index.php?id=1175&lang=it

FABBRICA (castello)

Foto di Vignaccia76, dal sito it.wikipedia.org Foto di di Gian Paolo Pruneti, dal sito www.panoramio.com

«Il Castello di Fabbrica è una dimora signorile situata in località Fabbrica, nel comune di San Casciano in Val di Pesa, in provincia di Firenze. L’edificio è costituito da una villa edificata sui resti di un castello la cui prima menzione risale a due documenti del 1013. Il castello era di proprietà della famiglia degli Scolari nel 1098, quando Uguccione degli Scolari lo donò al vescovo di Firenze. Nel 1269 alcune proprietà del castello furono danneggiate dai Ghibellini. Nel 1298 la proprietà apparteneva ancora al vescovo fiorentino, ma successivamente venne acquistato dai Buondelmonti, che all’interno del borgo di Fabbrica già possedevano delle abitazioni. La loro proprietà durò fino all’ estinzione del casato nel XIX secolo. Passò per eredità alla famiglia Rinuccini dai quali pervenne ai Corsini. Successivamente fu proprietà dei conti Piatti Del Pozzo e della famiglia Vicini. Oggi è sede di una azienda agricola. Un lungo viale di cipressi dà accesso alla villa. Fuori dalle mura del castello si notano numerose abitazioni che per la loro edificazione hanno usato materiale edilizio medievale. La villa, posta al culmine di una salita, è costituita da un corpo centrale affiancato da due ali, una delle quali edificata dopo la seconda guerra mondiale. Di fronte all’edificio principale vi sono state edificate in epoca recente alcune costruzioni per uso di fattoria. Tutta la sommità del colle, su cui è stata edificata la villa, è circondata da mura difensive, unica testimonianza del castello altomedievale. La parte posta sul lato della strada presenta una cortina muraria costituita da piccole pietre appena sbozzate. Sempre sullo stesso lato è ancora presente un torrione cilindrico costruito a cavallo delle mura. Un altro torrione era situato sul lato opposto ma fu distrutto durante l’ultima guerra. Sul lato sud del complesso è situata la chiesa di Sant’Andrea. Ai piedi del colle si vede il podere Mercatale, costituito da due case coloniche, che come rivela il toponimo era utilizzato come sede del mercato che i Buondelmonti avevano organizzato sulla piana del fiume Pesa».

https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Fabbrica

FERRANO (castello o fattoria “La Noce” )

Dal sito www.my.tuscany.it Dal sito www.comune.pelago.fi.it

«La località di Ferrano si trova sulla destra del torrente Vicano. Ci si arriva girando a destra all’uscita dell’abitato di Diacceto. Un documento del 1098 ricorda l’esistenza – tra le proprietà dell’Abbazia di Vallombrosa – di un castello di Ferrano, di cui non conosciamo però l’esatta ubicazione. Si è ipotizzato che il castello sorgesse nell’area limitrofa alla soppressa chiesa di S. Maria, ma imponenti tracce di muri sono state segnalate anche sul poggio soprastante alla stessa. Ad una “corte” di Ferrano fanno riferimento anche un documento del 1123 ed un altro del 1191, anno in cui venne confermata la proprietà del distretto a favore delle monache di S. Ellero in Alfiano da Arrigo VI. L’attuale castello di Ferrano (detto anche “Fattoria La Noce”) fu costruito in forme neogotiche intorno alla metà del XIX secolo dal marchese De Grolé Virville. Passò poi al duca Bonelli, proprietario a Firenze del grande palazzo Borghese (in via Ghibellina): per debiti di gioco accumulati dal proprietario fu posto all’asta, ed acquistato dalla famiglia Bocci nel 1899. Intorno al1940 per deviare la strada che lambiva l’edificio, fu costruito l’attuale muro di cinta, con i due torrini».

https://www.prolocopelago.it/download/storia_arte_cultura_di_pelago.pdf

FIANO (castello di Santa Maria Novella)

Dal sito www.carnesecchi.eu Dal sito www.facebook.com/pages/ristorante-pizzeria-Da-Messer-Boccaccio/124919667521277

«Del castello di Santa Maria Novella si hanno notizie intorno al 1020. In epoca assai remota vi fu un castello dei Gianfigliazzi distrutto dai ghibellini dopo la battaglia di Montaperti. Subito ricostruito fu di nuovo distrutto nel 1313, quando Corrado Gianfigliazzi si oppose inutilmente alle truppe del fratello di Arrigo VII – Baldovino di Lussemburgo – arcivescovo di Treviri. A seguito di tale distruzione il castello rimase abbandonato per oltre cento anni. Nel XV secolo, esso fu riedificato con le forme odierne dalla famiglia Samminiatesi passando poi agli Acciaiuoli, ai conti Alberti e quindi ai Carnesecchi, sicuramente presenti nel 1705, come attestato da una lapide. Da questi passò per via femminile alla famiglia Aulla e quindi ai Franceschi Galletti che fra il 1820 e il 1860 operarono delle sostanziali trasformazioni di gusto neogotico.Una serie di lapidi nella chiesa, anch’essa risalente all’XI secolo, ma più volte rimaneggiata, attestano la completa estinzione nel 1898 della famiglia di Alessandro Lottaringhi della Stufa marchese e conte del Calcione. La proprietà andò così alle sorelle Bertolli e da esse al nobile casato dei Ruschi. Proprietario attuale è l’Azienda Agricola Castello di Santa Maria Novella S.r.l.».

https://www.carnesecchi.eu/pagina26e.htm

FIESOLE (castel di Poggio)

Dal sito www.casteldipoggio.it Dal sito www.casteldipoggio.it

«Il Castel di Poggio è un castello nel territorio comunale di Fiesole, situato in v. di Vincigliata, 4. Adatto per matrimoni, cerimonie, ricevimenti, meeting, congressi, eventi, feste e party. Il castello originario, posto su una collina dal quale prende il nome, venne demolito nel 1348 su ordine della Repubblica di Firenze, per porre termine alle minacce della famiglia Del Manzecca, proprietaria di numerosi fondi nella zona e responsabile della pratica del brigantaggio in tutta la Val d’Arno superiore. Dopo la ricostruzione e durante i numerosi passaggi la nuova struttura mantenne un aspetto pressoché inalterato fino al 1855, quando i Forteguerri fecero creare nuove stanze in maniera da ricomporre l’aspetto di un antico castello medievale. È presente una cappella consacrata».

https://www.paginegialle.it/castellomatrimonifirenzepoggio

FIESOLE (mura)

Dal sito https://wikimapia.org Dal sito www.fiesole.it

«Ancor oggi è evidente la particolare posizione della città, rafforzata da una possente cinta muraria, la cui lunghezza complessiva è stata calcolata in circa due chilometri e mezzo. I tratti meglio conservati sono quello settentrionale (odierna via delle Mura Etrusche) e quello orientale (odierna via Adriano Mari). La datazione della costruzione della cinta così come oggi la vediamo resta ancora oggi incerta così come sono difficilmente individuabili gli allargamenti, i restringimenti e le modificazioni del recinto murario nel tempo. Caduta Fiesole sotto il dominio di Roma e persa, per lungo tempo, ogni importanza strategica, le antiche mura etrusche non vennero comunque distrutte ma, per la maggior parte, utilizzate e inserite nella nuova sistemazione urbanistica che, a partire dalla prima età imperiale, vide l’uso di costruzioni più massicce delle precedenti. Per le epoche successive abbiamo scarsissime informazioni; tratti delle mura erano comunque ancora in piedi in età tardo antica (si veda la testimonianza di Procopio di Cesarea per la guerra greco-gotica nel secondo trentennio del VI secolo d.C.), longobarda e ancora nel Medioevo quando i Fiorentini, nel 1125, se le trovarono davanti come l’ostacolo maggiore alla conquista di Fiesole. Di fronte a tanta grandezza, se ne attribuì la loro costruzione a mitologici Giganti e, una volta presa la città, ne fu decretata la loro parziale demolizione. Un primo tratto di mura, della lunghezza di circa 250 metri, si trova immediatamente al di sotto dell’area archeologica, sul lato settentrionale della città. Le mura si interrano poi sotto le strade e le case di oggi e il loro percorso, da questo punto fino alla collina di Borgunto dove ne è conservato un altro tratto della lunghezza di circa 150 metri, può essere solo supposto con l’aiuto di piccoli segmenti, del resto molto rimaneggiati, conservati in orti e giardini privati. Esse risalivano comunque il pendio verso sud-est lasciando fuori le tombe della necropoli di via del Bargellino, ancora oggi, in parte, visibili. Un altro imponente tratto di mura, oggi non visibile, si trova presso il convento di San Girolamo, assai diverso però da tutti gli altri, forse costruito da altre maestranze e forse non parte della cinta vera e propria quanto, piuttosto, imponente muro di terrazzamento a retta del pendio della collina sulla quale sappiamo si trovavano altre costruzioni. Altri tratti murari sono poi presenti sul colle detto “di San Francesco” dalla presenza, alla sua sommità, del convento omonimo, e anche in questo caso, con tutta probabilità, una parte di essi faceva parte del complesso sistema di terrazzamenti che ordinava urbanisticamente il ripido pendio della collina. Nella costruzione delle mura venne adoperata la pietra arenaria locale usata nella varietà della bigia e della serena caratteristica di tutto il poggio di Fiesole».

https://www.museidifiesole.it/opencms/opencms/MenuPrincipale/Musei/Area_Archeologica/Mura/index.html

FILICAIA (castello di Figline)

Dal sito www.filicaja.it Dal sito www.toscananelcuore.it

«[La villa da Filicaia] è una villa storica che sorge vicino al luogo della romana Figline: fu acquistata da Ser Giovanni di Simone da Filicaja nel giugno del 1452. La località Figline prende il nome dal latino “figulinae”, piccole statue in terracotta che rappresentavano idoli e divinità presso i romani oppure tegole per coprire le case. Si può facilmente ipotizzare che in epoca romana qui fosse situata una fornace, data l’abbondanza di argilla nel terreno. La zona era già abitata dagli etruschi, in particolare con un villaggio agricolo sulla cima della collina, come testimoniano cocci rinvenuti in una cava di tufo e il ritrovamento di tombe in località Ponte all’Ebreo e Spillocchi. In epoca romana fu costruita una villa più a valle e la fornace. Successivamente si parla di un castello, il castello di Figline appunto, citato in un documento del 1183, che però non ebbe lunga vita, nel 1297 era già ridotto a casolare, e con i suoi materiali furono costruiti un palazzo (l’attuale villa) e la chiesa. Gli edifici erano di proprietà della famiglia Figlinesi. La villa è sopraelevata rispetto alle abitazioni circostanti. Il tetto è a padiglioni con gronda molto sporgente, costituita da correnti doppi in legno sagomati e pianelle. La muratura è intonacata e presenta tracce di decoro a bugnato. le finestre hanno cornici larghe e lisce in pietra locale; quelle del piano rialzato hanno anche i davanzali sagomati sorretti da mensole e aggetti sovrastanti, e sono fornite di grate sporgenti dal muro.

Mentre la facciata principale ha mantenuto le aperture originarie, le altre sono il risultato di adeguamenti successivi. Nel parco c’è una peschiera con ringhiera in ferro. Annessa alla villa una cappella della stessa epoca, accanto alla quale fu sistemato il sepolcreto nel 1908. La villa ha due ingressi: uno sul lato nord con una scalinata che immette sul grande salone, uno sul lato est che immette in una cortile chiuso da un alto muro e caratterizzato da un pozzo centrale. L’accesso alla villa dalla strada è dato da un cancello su due colonne in cotto preceduto da un viale di tigli risalenti agli anni Trenta del XX secolo. All’interno della costruzione troviamo al piano seminterrato le cantine coperte con volta a botte e altri locali che servono da deposito e coppaia: una scala fa accedere a una stanza sotterranea che un tempo comunicava con cunicoli di fuga. Al piano nobile troviamo un ampio salone lunettato con affreschi e un grande camino in pietra. A fianco altre stanze decorate. Al piano superiore molto interessante la camera e soprattutto lo studiolo di Vincenzio da Filicaia, dove è conservato lo scrittoio e i manoscritti. Sulla porta di ingresso si può vedere un’iscrizione, “Polibo Emonio”, lo pseudonimo usato dal poeta nell’Arcadia, di cui era socio fondatore. Altre stanze mostrano sotto l’imbiancatura tracce di decori. Si accede al piano superiore da una scla in pietra: le stanze hanno soffitti a travi e in un locale ampio al centro del padiglione si trova il teatro. Rimane soltanto il palcoscenico con parte delle scenografie originali su carte e tela: un soppalco serviva per manovrare le marionette che vi sono conservate con i costumi originali. Più sotto è la platea e sopra queste due aperture che fungevano da palchi, ora chiuse».

https://www.empolese-valdelsa.turismo.toscana.it/i/3A699D28.htm

FIRENZE (baluardo di San Giorgio o della Ginevra)

Dal sito www.firenze-online.com/ Dal sito www.balestrierifiorentini.it

«Il Baluardo di San Giorgio (o della Ginevra), in via Belvedere, nei pressi dell’omonimo Forte, si trova in un angolo della città (che nel medioevo faceva parte del Gonfalone della Scala) particolarmente ricco di storia e sicuramente uno dei più suggestivi; dal baluardo infatti si ha una vista panoramica sul rione di San Niccolò e la sua porta-torre (l’unica che conserva la sua altezza originale) relativa all’ultima cerchia delle mura fiorentine, sul Piazzale Michelangelo, sulle chiese di San Salvatore al Monte e di San Miniato. Il Baluardo della Ginevra (o di San Giorgio), costruito nel 1552 per volere di Cosimo I su progetto di Giuliano di Baccio d’Agnolo su uno dei bastioni eretti da Michelangelo in occasione dell’assedio di Firenze del 1529-30, si inserisce in un massiccio intervento di potenziamento militare della città, insieme con altri baluardi, ormai scomparsi, destinati a rafforzare alcuni punti chiave lungo la cinta medievale della città (Baluardo di San Gallo, esterno alla Porta a San Gallo; Baluardo ai Tre Canti, esterno alle mura all’altezza di Via della Mattonaia; Baluardo di Mongibello, presso la Pescaia di San Niccolò; Baluardo della Serpe, a ridosso dell’ancora esistente Torre della Serpe; Baluardo dei Mulini, tra il Prato e l’Arno). Di forma trapezoidale, si addossa ad un tratto delle mura medievali cittadine che dalla Porta di San Giorgio discende fino a quella a San Miniato. Questo tratto appartiene alla cerchia del 1258, come la Porta di San Giorgio che è la più antica tra quelle ancora conservate in città. La cinta fu in questo punto rivista e restaurata, ma non mutata nel percorso, al momento della costruzione dell’ultima cerchia tra la fine del ‘200 ed i primi del ‘300.

Il baluardo ingloba una delle torri ed un tratto fortemente angolato delle mura stesse; proprio qui si conservano alcune cannoniere tagliate nella muratura medievale, durante la realizzazione del bastione michelangiolesco o durante il rafforzamento e la revisione di questa struttura voluta da Cosimo I. Il baluardo aveva una terrazza, corrispondente circa al piano di calpestio attuale, destinata alle azioni di controllo e di offesa, con artiglierie in postazione; qui era forse conservata fin dall’inizio anche una cisterna per le necessità dei soldati e dei cannoni stessi che andavano raffreddati. La cisterna odierna potrebbe essere collocata nello stesso luogo di quella antica, pur con restauri e rifacimenti. La fortificazione aveva poi uno o più ambienti al suo interno, al di sotto della terrazza. All’esterno, nel lato corto volto verso San Miniato, si riconoscono, infatti, fuciliere tamponate ed un piccolo accesso (posteriore alla struttura fortificata) chiuso in epoca non troppo antica, se in una pianta (Federico Fantozzi, Pianta geometrica di Firenze, 1843) risulta ancora in funzione. Una delle più antiche rappresentazioni del baluardo è nell’affresco L’assedio di Firenze di Giorgio Vasari e Giovanni Stridano (1558-1562, Firenze, Palazzo Vecchio, Sala di Clemente VII); si tratta di un’ampia vista di Firenze da sud, con la raffigurazione in dettaglio delle fortificazioni medievali e dei bastioni michelangioleschi che peraltro, al momento dell’esecuzione dell’affresco, erano già stati modificati e ricostruiti per volontà di Cosimo I».

https://www.balestrierifiorentini.it/il-baluardo-di-san-giorgio/

FIRENZE (castello di Altafronte, oggi palazzo Castellani)

Dal sito www.firenze-online.com Particolare del Palazzo Castellani tratto dalla Pianta della Catena, dal sito www.imss.fi.it

«Il palazzo Castellani, sede dell’Istituto e Museo di Storia della Scienza, è adiacente alla Galleria degli Uffizi ed ha la sua facciata principale e l’ingresso in piazza dei Giudici, mentre al lato Sud-Ovest guarda l’Arno. La storia dell’edificio è una delle più antiche della nostra città, poiché risale ad epoca anteriore al 1180 quando, ancora castello e facente parte delle mura di Firenze, il palazzo passò dalla famiglia degli Altafronte che vi abitava, a quella degli Uberti che se ne servì di fortezza e ne divise la proprietà coi Giandonati. Nel 1333, quando la piena dell’Arno travolse ancora nelle sue acque il Ponte Vecchio, anche il palazzo d’Altafronte fu parzialmente distrutto. Venne poi ricostruito, ma subì coi tempo notevoli trasformazioni, tanto che nel 1572 apparivano sulla facciata degli affreschi ad opera di Bernardíno Barbatelli detto il Poccetti. I Castellani furono gli ultimi proprietari privati dei castello dopo le famiglie degli Uberti, dei Bardi, dei Buoninsegni e nel 1574 l’edificio passò ai Giudici di Ruota che qui si trasferirono dal palazzo dei Podestà. Un ricordo di questa dimora si ha ancor oggi quando saliti i due gradini dell’ingresso ai lati di questo, si trovano murate le antiche armi di due magistrati, armi che conservano ancora ì loro originari colori e che, com’era costume dei palazzi pretori, dovevano probabilmente figurare sulla facciata. Una di tali armi, sotto la scritta latina, porta la data 1581, mentre l’altra è datata 1577. Inoltre, sulle mura esterne, si vedono scolpiti in pietra, gli emblemi dell’arte dei Giudici e Notai che consistevano in una stella d’oro in campo d’argento. Le trasformazioni divennero sempre maggiori anche nei secoli successivi, fino a che l’edificio raggiunse sensibilissimi cambiamenti nel secolo passato durante il quale fu infine occupato dalla Biblioteca Nazionale, prima che questa si trasferisse nella più grande sede di Piazza dei Cavalleggeri».

https://www.firenze-online.com/visitare/informazioni-firenze.php?id=134

FIRENZE (castello di Montalbano o rocca Tedalda)

Foto di Mihai Vasile Catalin, dal sito www.panoramio.com Dal sito www.tripadvisor.com

«Il Castello di Montalbano, o Rocca Tedalda, è un monumento medievale fiorentino, radicalmente modificato nel corso dei secoli, situato sulla sponda destra dell’Arno, nella zona di Rovezzano. Il primo nome del Castello di Montalbano fu Rocca de’ Tedaldi, in quanto apparteneva alla nobile famiglia fiesolana dei Tedaldi ed aveva l’aspetto di una tipica roccaforte medievale. Dal suo antico nome prende origine una delle strade principali della zona, che arriva proprio in prossimità dell’edificio. Solo successivamente venne chiamato Castello di Montalbano, anche in seguito alle profonde modificazioni avvenute nel corso della sua lunga storia. Tale appellativo è indubbiamente riferito al colle su cui giace (e da cui prende nome anche la via che conduce proprio al suo ingresso). Tale colle è, infatti, rivolto verso Est, quindi il sole sorge alle sue spalle (Monte Albano, il monte dell’alba). Nel corso del ‘900 è stato chiamato anche Villa di Montalbano, sebbene l’epiteto di Castello sia quello che, ancora, gli si addice di più. La storia di questo monumento, è ampia e articolata, e, nonostante le testimonianze di molti storici, a tratti è lacunosa. Agostino Ademollo, scrive che, secondo la tradizione (ma confermato anche dallo storico Giovanni Villani), il Castello di Montalbano sia più antico della stessa città di Firenze. Secondo lo scrittore senese, infatti, quando Carlo Magno scese alla volta di Roma, nel 768, fu ospite presso il castello di Taldo Tedaldi (che venne poi nominato Cavaliere) per la celebrazione del Santo Natale (tale affermazione è confortata da una targa apposta sopra il portone principale dell’edificio dal conte Feliciano Monzani). A parlare del Castello nell’età Rinascimentale è lo storico fiorentino Guido Carocci, secondo il quale addirittura il grande Michelangelo Buonarroti pare conoscesse il Castello di Montalbano e lo ritenesse uno dei più bei castelli che avesse mai visto. …

Agli inizi del XX secolo fu ceduto al conte Feliciano Monzani, nipote del segretario di stato Cirillo Monzani. Per tutto il periodo del fascismo il castello fu un convento di suore ex-prostitute, ed è ancora presente la cappella con tanto di campanile nella quale veniva celebrata la messa, sconsacrata solo da alcuni decenni, dal parroco di Sant’Andrea a Rovezzano. Il 2 aprile 1929, inoltre, Benito Mussolini e Neville Chamberlain, stipularono un accordo tra le mura dell’edificio, tanto che il salone principale è tuttora rivestito del classico pavimento in cotto a scacchiera bianco e nero, tipico esempio di architettura fascista. Durante la Seconda Guerra Mondiale, all’interno del Castello di Montalbano, era stato predisposto un campo di concentramento per 60 persone. Fortunatamente il lager non fu mai attivato. Dagli anni Sessanta ospita studi pubblicitari, e in quel luogo sono stati girati alcuni caroselli del periodo; negli anni Ottanta, invece, diventa la sede delle Co.Mark.P., l’agenzia pubblicitaria che importa in Italia il giocattolo Mio Mini Pony dalla Hasbro, perfezionandolo con numerosi gadget e accessori esclusivi per il mercato italiano. Molti dei più importanti spot di giocattoli della DAG (la concorrente principale della GIG) sono stati girati nelle cantine di questo monumento. È stato recentemente trasformato in un luogo turistico di soggiorno».

https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Montalbano

FIRENZE (castello di Torregalli)

Foto di Sailko, dal sito https://it.paperblog.com Dal sito www.sbap-fi.beniculturali.it

«Il Castello di Torregalli si trova a Firenze, ai piedi della zona collinare tra l’Arno e la Greve, vicino al confine comunale con Scandicci. Dal castello prende nome anche il vicino Ospedale di Torre Galli. Il complesso faceva parte di un sistema fortificazioni nella zona di Soffiano. Le prime notizie sulla sua esistenza risalgono al catasto del 1427, quando venne dichiarato come un podere con palagio annesso, di proprietà di Francesco di Filippo di Loso de’ Nerli, una delle famiglie fiorentine più ricche e influenti dell’epoca. La costruzione originaria era essenzialmente costituita da un blocco di edifici a forma di parallelepipedo da cui spunta tuttora la torre, che un tempo aveva un paramento esterno di pietra a filaretto a vista. Nel corso del XV secolo vennero costruiti altri tre corpi di fabbrica attorno alla torre in modo da ricavare un cortile interno. Il corpo centrale era coperto da volte a crociera rette da pilastri ottagono in pietra arenaria, mentre i corpi laterali avevano sale voltate con ingressi indipendenti; il terzo corpo aveva una grande apertura ad arco centrale ed era dotato, al piano superiore, di un ballatoio che collegava gli altri due corpi. In un secondo momento venne creato, sul lato est, un giardino murato e una loggia rinascimentale composta da cinque campate a tutto sesto con volte a crociera sorrette da peducci e colonne con raffinati capitelli corinzi. Al piano superiore si trovava un’altana, oggi chiusa, con esili colonne che reggevano la travatura del tetto. Questi interventi si conclusero nel 1532, ad opera di Giacomo di Filippo de’ Nerli Padovano, sotto cui il castello aveva ormai raggiunto le forme di una villa rinascimentale».

https://www.sbap-fi.beniculturali.it/index.php?it/329/castello-di-torregalli

FIRENZE (Forte Belvedere o di San Giorgio)

Dal sito www.exibart.com Dal sito www.mega.it

«La Fortezza di Santa Maria del Belvedere, realizzata tra il 1590 e il 1595 dall’architetto Bernardo Buontalenti per volontà del Granduca Ferdinando I dei Medici, figlio di Cosimo, nacque come costruzione militare ed aveva molteplici scopi: oltre a proteggere Palazzo Pitti, situato nella parte sottostante, e il lato meridionale della città, doveva essere simbolo della potenza Medicea e rifugio della famiglia granducale. Di questa celava anche il tesoro, custodito in un nascondiglio segreto ricavato nella collina in fondo ad un profondo pozzo all’interno della palazzina, a cui si accedeva soltanto tramite una ripida scala, protetto da una serratura che avrebbe fatto scattare una trappola mortale qualora qualcuno avesse cercato di forzarla senza sapere la giusta combinazione. Il forte si inserisce nella parte più alta di Firenze, a cavallo tra la città e le colline oltre le mura d’Oltrarno. Alla stupenda articolazione delle piattaforme ‘aeree’ dei bastioni a più livelli, proiettate sui panorami urbani, o sulle colline a sud, corrisponde l’architettura della villa: non soltanto nella stupenda invenzione del doppio loggiato affacciato nelle due direzioni (che anticipa soluzioni palladiane), ma anche nell’articolazione delle sequenze degli ambienti interni, con sottili corrispondenze degli allineamenti di porte e finestre proprio in funzione delle visuali panoramiche. L’opera si completa poi nel disegno dei volumi e delle facciate di grande sicurezza figurativa soprattutto nei possenti e insieme raffinati particolari: come nelle altre opere del Buontalenti, la sua originalità si manifesta appunto nei dettagli. L’irregolarità planimetrica dell’intera piazzaforte aveva lo scopo di offrire il minimo spazio di superficie vulnerabile alle artiglierie nemiche. Come ulteriore impedimento, i piani superiori erano accessibili solo attraverso un’unica entrata, una scala strettissima ricavata all’interno della muratura. Composto da una palazzina centrale e circondato da spaziosi spalti, si collega mediante un sistema di passaggi, appartamenti, corridoi, ponti e giardini (in origine riservato soltanto alla Corte) con il Giardino di Boboli, Palazzo Pitti e, proseguendo nel Corridoio Vasariano, procede attraverso gli Uffizi fino ad arrivare a Palazzo Vecchio. Dunque è l’ultima tappa del “Percorso del Principe”, commissionato nel secondo ‘500 da Cosimo al Vasari. Tale itinerario, oltre ad avere un compito pratico di facile e veloce collegamento tra i luoghi più importanti e rappresentativi di Firenze, simboleggiava soprattutto il potere assoluto acquisito dai Medici sulla città».

https://www.zoomedia.it/Firenze/fortebelvedere/index.html (a cura di Laura Bartali)

FIRENZE (Fortezza da Basso o di San Giovanni Battista)

Dal sito www.fiscooggi.it Dal sito www.fattoriapogni.it

«Un altro monumento da non perdere a Firenze è la Fortezza da Basso, il cui nome ufficiale è Fortezza di San Giovanni Battista. È la maggiore opera di fortificazione moderna inserita nelle mura trecentesche di Firenze. Nata con il nome di Castello Alessandria, fu costruita da Pier Francesco da Viterbo e Antonio da Sangallo il Giovane tra il 1534 ed il 1537 per ordine di Alessandro de’ Medici, posto al governo di Firenze dallo zio Giulio de’ Medici, papa Clemente VII, che esercitava il vero potere. Nel maggio del 1533 iniziarono gli scavi sovrintesi dal celebre condottiero Alessandro Vitelli e dall’architetto Pier Francesco Florenzuoli da Viterbo. Il 15 luglio del 1534 fu posta la prima pietra e nel dicembre dello stesso anno i lavori delle opere di fortificazione furono ultimati nella gran parte. La gigantesca fortezza, di forma pentagonale, fu realizzata con grandezza di mezzi e rapidità per assicurare il controllo della città ai Medici, appena rientrativi dopo l’Assedio di Firenze, di fornire alloggio ad un forte contingente di truppe, nonché rifugio ai governanti in caso di rivolta, ma anche di impressionare e intimorire i fiorentini con la sua massa. Per accentuare questa impressione il lato rivolto verso la città fu dotato, da Antonio da Sangallo, di un aspetto monumentale. Il ruolo militare della Fortezza fu mantenuto anche in epoca lorenese, quando furono costruiti altri fabbricati di interesse architettonico ed ambientale come la palazzina per gli ufficiali ed un teatrino. La Fortezza, che come molte altre strutture simili non fu mai utilizzata, rimase affidata al Demanio Militare fino al 1967. Negli ultimi anni fu individuata come sede del Polo Fieristico Fiorentino; di conseguenza fu intrapresa una lunga opera di restauro e adeguamento (non ancora conclusa) che portò alla demolizione di strutture di servizio costruite durante l’uso della fortezza come caserma. Grazie a questi lavori oggi è possibile vedere la trecentesca Porta a Faenza, e seguire l’antico corso del Mugnone, torrente che scorreva nei fossati della città; visitare l’interno del Mastio e alcune altre strutture di un certo interesse, come la polveriera».

https://www.fattoriapogni.it/2011/08/fortezza-da-basso/

FIRENZE (mura)

Dal sito www.colonialvoyage.com Foto di Erin Silversmith, dal sito it.wikipedia.org

«Nel corso della sua storia Firenze ha avuto sei diverse cerchie di mura, ma di esse soltanto le ultime due hanno racchiuso anche i quartieri di Oltrarno. Se ne possono vedere ancora oggi alcuni tratti nei quartieri di San Frediano e San Niccolò. L’antica città romana, fondata intorno al 60 a. C., occupava un’area compresa fra le odierne Piazza del Duomo e Piazza Santa Trinita e aveva il suo centro nell’odierna Piazza della repubblica, dove si incrociavano le due strade principali, il cardo (odierne Via Roma e Via Calimala) e il decumanus (odierne Via Strozzi e Via del Corso). Nel II secolo Firenze contava circa 10000 abitanti, ed era dotata di una prima cerchia di mura; dopo la fine dell’impero romano di occidente la città fu colpita da una grave crisi, e nel VI secolo la sua popolazione si era ridotta a 1000 abitanti: fu quindi necessario costruire una seconda cerchia di mura, più piccola di quella romana. In epoca carolingia la crisi fu definitivamente superata, e agli inizi del X secolo la città fu provvista di una terza cerchia di mura, che in parte seguivano l’antico tracciato romano e per la prima volta arrivavano fino alla riva dell’Arno. Una quarta cerchia di mura fu iniziata nel 1078, quando Firenze era ormai una città di 20000 abitanti e vi era stata trasferita da Lucca la capitale del ducato di Toscana: le nuove mura comprendevano anche Piazza del Duomo, ma non i quartieri al di là del fiume. Fra il 1173 ed il 1175 il Comune decise l’allargamento delle mura, ormai inadeguate a contenere la città in continuo sviluppo: la quinta cerchia di mura fu estesa anche all’Oltrarno, dove si erano formati dei nuclei abitati intorno alle chiese di San Felice, San Jacopo in Soprarno e Santa Felicita. Nella piazza di fronte a quest’ultima chiesa, in particolare, si teneva un mercato di grande importanza.

Furono così costruite tre porte (vicino alle odierne Piazza San Felice, Costa de’ Magnoli e Piazza Frescobaldi), ma non furono costruite delle mura vere e proprie: la difesa era affidata a palizzate che collegavano fra loro le porte e alle facciate delle case rivolte verso l’esterno, che per legge non dovevano avere aperture o terrazzi. Una nuova e ampia cerchia di mura, la sesta, fu progettata fin dal 1284 (ad opera di Arnolfo di Cambio, secondo la tradizione). Le nuove mura in pietra dovevano racchiudere tutti i borghi della città, e la loro costruzione rappresentò un enorme sforzo economico per il comune. Le porte, alte 100 braccia fiorentine (circa 35 metri), furono decorate con immagini sacre (la Madonna e vari santi) e in origine di fronte a ognuna di esse si trovava la statua di un grande letterato fiorentino. La sesta cerchia di mura fu completata nel 1333 e racchiudeva finalmente tutti i quartieri dell’Oltrarno. Nel XVI secolo tutte le porte della città (tranne quella a San Niccolò) furono ribassate per renderle meno vulnerabili agli attacchi di artiglierie, e per preparare la difesa contro le truppe di Carlo V nel 1530 furono aggiunte delle fortificazioni intorno alla chiesa di San Miniato. In seguito, su ordine del granduca Ferdinando I e su progetto di Bernardo Buontalenti, fra il 1590 ed il 1595 nelle vicinanze della Porta San Giorgio fu costruita la fortezza di Santa Maria, meglio conosciuta come Forte di Belvedere. Quando fra il 1865 e il 1871 Firenze fu capitale provvisoria del regno d’Italia, le mura furono in gran parte distrutte per lasciare spazio ai viali di circonvallazione: soltanto in Oltrarno sono sopravvissuti alcuni tratti di mura, completi di torri. Nel 1998 un tratto delle mura (fra Porta Romana e Piazza Tasso) è stato restaurato e aperto al pubblico».

https://www.firenze-oltrarno.net/italiano/arte/mura.php#1

FIRENZE (Palazzo del Bargello, torre Volognana)

Dal sito www.ugo.cn Dal sito www.tripadvisor.it

«Il palazzo del Bargello fu costruito su commissione (1255) della Fazione del Popolo, come fortezza e arsenale per resistere ai nobili; divenne, in seguito, dimora per i Capitani del Popolo (Podestà) alla guida della Fazione. Dal 1574 la struttura fu affidata al Capitano di Giustizia o Bargello, che la trasformò in prigione. Il museo nasce nel 1865. Nel centro del cortile, oggi occupato da un pozzo, un tempo aveva sede il patibolo. Dal cortile si accede alla prima sala dedicata ai capolavori realizzati dai maestri fiorentini come l’esempio del Tondo Pitti o del Bacco di Michelangelo o il Mercurio e la Firenze vittoriosa su Pisa del Giambologna. Al primo piano la Sala degli Avori accoglie i pezzi in avorio della collezione Carrand: 265 pezzi databili tra il V e il XVII sec. tra dittici, formelle, cofanetti e valve in tema sacro e pagano. Nella seconda sala c’è una raccolta di lavorati preziosi provenienti dalla collezione Carrand. Sul lato destro si trova l’ingresso alla Cappella di Maria Maddalena e Sagrestia, ambiente destinato ai condannati a morte in attesa di supplizio. Di grande valore gli affreschi della scuola di Giotto che impreziosiscono la sala. Poi c’è la Sala Islamica che ospita una raccolta di tappeti ed oggetti orientali. La successiva è la sala del Consiglio: fulcro dell’attività municipale della città per circa quarant’anni dopo che vi s’insediò il Consiglio della Repubblica, oggi ospita le sculture degli artisti che popolarono la Firenze quattrocentesca. Infine, troviamo la Sala delle Maioliche che ospita esemplari delle botteghe di Urbino, Siena, Orvieto e Firenze. Al secondo piano, la prima sala è dedicata a Giovanni della Robbia: ospita sculture in terracotta e una preziosa collezione di medaglie donate dai Duchi di Firenze. Si passa poi alla Sala delle Armi, una ricca selezione d’armi medievali. Seguono la Sala intitolata ad Andrea della Robbia, la Sala dei Bronzetti, la Sala del Verrocchio e, infine, il famosissimo Medagliere di Firenze, ricca collezione di medaglie che nell’epoca rinascimentale furono monete commemorative d’edifici, accadimenti e personaggi dell’epoca rinascimentale».

«Sul Canto del Bargello all’angolo con via Ghibellina, si trova, inglobata nel fianco del palazzo, la torre denominata “Volognana”, che raggiunge l’altezza di 57 metri. La torre, nei cui sotterranei ebbe per secoli angusto spazio la prigione, venne così chiamata dal nome di Geri da Volognano, uno dei primi carcerati che vi furono rinchiusi. Alla sommità è posta la campana chiamata dai fiorentini “la montanina” che suonava sempre in funeste occasioni come per richiamare i giovani alle armi, o per annunciare esecuzioni capitali, o in caso di sollevazioni e tafferugli che generavano sempre feriti e morti. I tristi rintocchi originarono un modo di dire che veniva affibbiato ad una persona che parlava male di tutti: “Ha la lingua lunga come la campana del Bargello; quando suona, suona sempre a vituperio”».

https://guide.travelitalia.com/it/guide/firenze/museo-del-bargello – https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_del_Bargello…

FIRENZE (Palazzo Strozzi)

Dal sito www.virtualtourist.com Dal sito www.polistampa.com

«La prima pietra del palazzo fu gettata all’alba del 6 agosto 1489 per volere di Filippo Strozzi. Non conosciamo il nome dell’architetto che realizzò il progetto: sappiamo che sia Benedetto da Maiano che Giuliano da Sangallo fornirono un modello. Il cantiere fu poi affidato a Simone del Pollaiolo detto “il Cronaca”. Filippo Strozzi morì prima che il palazzo fosse ultimato, e furono i suoi figli ad abitarlo per primi intorno al 1505. Dopo un lungo periodo in cui la famiglia Strozzi visse soprattutto a Roma, il palazzo rinacque a nuovo splendore nella seconda metà dell’800, prima con la principessa Antonietta e poi con il principe Piero, che tra il 1886 e l’89 fece ristrutturare l’edificio dall’architetto Pietro Berti. Palazzo Strozzi rappresenta l’esempio perfetto dell’ideale dimora signorile del Rinascimento e nel complesso appare, secondo volontà dello stesso Filippo Strozzi, come una piccola fortezza nel cuore della città. Fu volontariamente costruito di grandezza superiore a Palazzo Medici dal quale copiò la forma cubica sviluppata su tre piani, divisi ognuno da cornici lineari, attorno ad un cortile centrale. Una delle sue caratteristiche principali è la fedeltà con cui i canoni dell’architettura quattrocentesca sono stati rispettati nella realizzazione della facciata: simmetrica e lineare, in bugnato di pietra che si presenta massiccio al piano terra e nei piani superiori degrada fino a divenire quasi liscio. Su tre lati, in via Tornabuoni, in piazza Strozzi, e in via Strozzi, si aprono gli imponenti portali di ingresso, circondati da finestre rettangolari. Lungo i due piani superiori corrono due ordini di finestre a bifora il cui arco reca all’interno lo stemma della famiglia Strozzi. L’imponente cornicione aggettante con le sue decorazioni è sostenuto da grosse mensole. Completano l’esterno le splendide torcere, i porta bandiera e gli anelli per i cavalli forgiati da Niccolò di Nofri detto il Caparra su modello di Benedetto da Maiano.

All’interno, il pregevole cortile realizzato dal Cronaca è circondato su tutti e quattro i lati da archi che poggiano su colonne dai capitelli corinzi. Al piano terra è possibile inoltre osservare gli splendidi ambienti della Sala Ferri. Al secondo piano, in corrispondenza del cortile si affaccia un loggiato sulle cui colonne poggiano capriate lignee. Nel piano nobile si possono percorrere gli ampi saloni con eleganti finestre a bifora e monumentali caminetti, frutto di un accurato intervento di restauro volto al recupero di questa originaria e suggestiva dimora quattrocentesca. Il palazzo rimase proprietà della famiglia Strozzi fino al 1937, anno in cui fu acquistato dall’Istituto Nazionale delle Assicurazioni, e successivamente ceduto allo Stato nel 1999, che lo ha dato in concessione al Comune di Firenze. Dalla Seconda Guerra Mondiale Palazzo Strozzi è stato considerato lo spazio più importante a Firenze per le grandi mostre temporanee, tra cui La collezione Peggy Guggenheim (1949), Gustav Klimt (1992), La natura morta italiana (2003), Botticelli e Filippino Lippi (che è stata la mostra più visitata in Italia nel 2004), Leon Battista Alberti (2006) e Cézanne a Firenze (che è stata la mostra più visitata in Italia nel 2007). Nell’aprile 2006 la Città di Firenze, la Provincia, la Camera di Commercio e un’Associazione di partner privati, si sono uniti per creare una società pubblico-privata per gestire e valorizzare al meglio Palazzo Strozzi. Il Consiglio di Amministrazione è presieduto da Lorenzo Bini Smaghi, membro del Consiglio della Banca Centrale Europea. Dal luglio 2006 la Fondazione Palazzo Strozzi ha avuto la possibilità di creare un ricco e innovativo programma di mostre, eventi e attività negli spazi di Palazzo Strozzi, quali il piano nobile, la Strozzina e il cortile».

https://www.palazzostrozzi.org/Sezione.jsp?titolo=La+storia&idSezione=69

FIRENZE (Palazzo Vecchio)

Dal sito it.wikipedia.org Dal sito www.tuscany-charming.it

«Le motivazioni iniziali per la costruzione di Palazzo Vecchio (così chiamato dopo che i Medici si trasferirono in Palazzo Pitti nella seconda metà del Cinquecento) sono legate agli avvenimenti sociali, economici e politici del 1250 quando venne istituito il governo del “Primo Popolo” e si giunse, qualche anno dopo, alla costruzione del Palazzo del Capitano, oggi “Il Bargello”. Soltanto nel 1294 Giano della Bella (il fautore degli “Ordinamenti di Giustizia”) propose al Consiglio dei Cento la costruzione del “Palazzo dei Priori”, cioè il secondo palazzo civile della città, per i rappresentanti del Popolo e delle Arti e Mestieri della Repubblica Fiorentina. Questi avevano usufruito nel tempo di sedi temporanee, poco sicure o poco ampie come San Pier Scheraggio, San Procolo e la Torre della Castagna. La costruzione descritta dal Vasari, fu eseguita secondo un progetto dell’architetto Arnolfo di Cambio, in quel periodo attivo in diversi cantieri per la costruzione di grandi opere a Firenze. I lavori iniziarono nel 1299 e durarono fino al 1314. La Torre sulla facciata, detta di Arnolfo (alta 94 metri) risale al 1310, poggia sul ballatoio del palazzo ed ingloba al suo interno l’antica Torre dei Foraboschi, detta della Vacca, che la rende solida. L’edificio, in stile neo-gotico rivestito in pietra a bugnato rustico, ha l’aspetto di un grande parallelepipedo con l’alta torre spostata su un lato (le proporzioni ed i rapporti tra la costruzione e la torre soprastante rispettano le regole della sezione aurea). La grande fabbrica è organizzata su tre piani, conclusa in alto dal ballatoio coronato da merli che ospita due percorsi, uno all’esterno (dietro i merli) e uno sottostante interno, subito sopra gli archetti aggettanti (detti beccatelli). All’interno di alcuni di questi rimangono ancora i piombatoi da cui, i difensori della struttura, facevano cadere olio bollente ed altri materiali sugli aggressori.

All’interno degli archetti, dopo la cacciata del Duca d’Atene (1343), vennero affrescati e ripetuti più volte, i nove stemmi della Repubblica di Firenze: la croce rossa del capitano del popolo, il giglio rosso, lo stemma di Firenze e Fiesole, le due chiavi incrociate stemma papale, il simbolo della Signoria con la scritta “Libertas”, stemma di parte guelfa, stemmi della città ghibellina, di Carlo d’Angiò e di Roberto d’Angiò. Il Palazzo è un originale esempio d’architettura civile. Nel tempo ha subito numerosi interventi di ampliamento e risistemazione, dopo quello del 1343, tra i più importanti ci sono quelli del XV secolo ad opera del Michelozzo, del Cronaca, di Giuliano e Benedetto da Maiano, nel XVI secolo quelli ad opera del Vasari, di Giovanni Battista del Tasso e del Buontalenti e nel XIX secolo le variazioni e gli adeguamenti durante Firenze capitale italiana (il salone dei Dugento fu sede del Senato del Regno d’Italia e il salone dei Cinquecento sede della Camera dei Deputati) e dopo, quando divenne sede del Comune di Firenze. I restauri e le manutenzioni del monumento vengono continuamente organizzati e seguiti dalla Fabbrica di Palazzo Vecchio. Il restauro sulla facciata principale e sulla Torre di Arnolfo degli anni 2003-2004 è stato concluso ed in questo periodo sono aperti altri cantieri, due dei quali si occupano di nuovi percorsi interni al palazzo».

https://www.zoomedia.it/Firenze/monumenti/palazzovecchio/origini.html (a cura di V. Innocenti)

FIRENZE (porte)

Porta Romana, dal sito www.colonialvoyage.com Porta San Frediano, dal sito firenze.olx.it

«La cinta muraria che racchiudeva e difendeva la città di Firenze (che corrisponde all’incirca a quello che oggi vien definito il centro storico) fu iniziata nel 1284 su progetto di Arnolfo di Cambio e completata, con varie interruzioni, nel 1333. Si tratta della terza cerchia di mura costruite per difendere Firenze dagli assalti nemici (la prima cerchia fu quella romana, a cui seguì la prima medievale che ricalcava quasi per intero la precedente. La seconda cerchia fu iniziata nel 1172 e completata in pochi anni); l’ultima costruzione fu quella definitiva che spostava l’asse cittadino su quello dell’attuale via Calzaiuoli e che funzionò egregiamente fino al 1865 quando, per Firenze capitale d’Italia, si provvide all’ampliamento della città e seguendo le direttive dell’architetto Giuseppe Poggi si abbatterono le antiche mura per favorire la costruzione dei viali di circonvallazione e la sistemazione dei lungarni. Le mura della terza cerchia, che iniziavano con la Torre della Zecca Vecchia (nell’attuale piazza Piave), avevano un perimetro di quasi nove chilometri e la superficie racchiusa era di oltre 506 ettari, erano alte sei metri e su queste vi passava il cammino di ronda. Ogni centoventi metri era posta una torre di guardia. Un interessante itinerario delle superstiti porte d’entrata ci può dare l’idea precisa di come era strutturata la città antica, purtroppo molte di queste sono rimaste completamente isolate rispetto al contesto originale assumendo un incongruo effetto di antico mal inserito nel moderno. Il percorso si inizia, per comodità, dalla Porta alla Croce (detta anche Porta Candida) del 1284 situata nell’attuale Piazza Beccaria; all’interno si possono vedere i resti malandati di un affresco con “Madonna col Bambino e Santi” di Michele di Ridolfo.

Si prosegue fino alla Porta di San Gallo (1284) in Piazza della Libertà, proprio di fronte all’arco di trionfo costruito per celebrare l’ingresso di Francesco II di Lorena; di nota sulla porta i due leoni in pietra serena. Si arriva quindi alla Porta al Prato (1284), per proseguire fino a Porta San Frediano, una delle più possenti, realizzata su progetto di Andrea Pisano, di particolare rilevanza poiché conserva ancora gli originali battenti. Quindi si arriva alla scenografica Porta Romana (1326) che si apre nella parte più antica delle mura di Oltrarno e conserva ancora i vecchi battenti; all’interno, sopra l’arcata c’è un affresco di scuola fiorentina del XIV sec. con “Madonna con Bambino e Santi”. Da qui le mura di fortificazione giungevano fino a dove successivamente venne costruito il Forte di Belvedere. Da questo punto scendevano fino a Porta San Miniato, in ottimo stato, e quindi all’imponente Porta San Niccolò (1324) che costituiva il caposaldo difensivo a protezione dell’Arno in proseguimento, sull’altra sponda del fiume, con la Torre della Zecca; all’interno della porta si può vedere una lunetta affrescata con “Madonna, Bambino e Santi” del XV sec.; si vedono anche i tre ripiani ad arcate sovrapposte con le scale in pietra».

https://www.edarc.it/OltreFi/OltreFi_file/OltreFi_Porte_Firenze.htm

FIRENZE (torre degli Amidei o Bigoncia)

Dal sito https://angolodellamicizia.forumfree.it Dal sito https://angolodellamicizia.forumfree.it

«Detta anche Bigonciola o Bigoncia, appartenne alla famiglia Amidei, celebre perché dagli scontri di quest’ultimi con i Buondelmonti sarebbero nati i partiti di guelfi e ghibellini a Firenze. L’episodio che fece da scintilla fu l’assassinio del giovane Buondelmonte de’ Buondelmonti ad opera di un Amidei, fatto di sangue che avvenne tradizionalmente proprio ai piedi di questa torre. La torre risale all’alto medioevo e si trovava un tempo vicina alla porta cittadina di santa Maria dell’antica cerchia delle mura di Firenze, meglio conosciuta come Tor Santa Maria, che da anche il nome alla via. La torre venne scapitozzata con molte altre nel Duecento, cioè venne abbassata di alcuni piani per un regolamento edilizio entrato in vigore in quell’epoca. In parte ricostruita dopo che le mine tedesche fecero saltare gli accessi al Ponte Vecchio nel 1944, danneggiandola a metà senza però farla crollare completamente, è situata oggi in mezzo a edifici costruiti negli anni ’50. Presenta il classico rivestimento in filaretto di pietra, con due alte porte al pian terreno a doppia ghiera, cioè coronate da due archi, uno molto ribassato e uno più alto, in questo caso a sesto acuto. La disposizione delle aperture e degli elementi decoratici è piuttosto inconsueta per l’epoca e in parte dovuta ai radicali restauri ottocenteschi. Sopra le porte sporgono due teste leonine in marmo bianco, delle quali solo una è originale e viene fatta risalire addirittura all’epoca etrusca (ma l’attribuzione di autenticità è discorde). Fu ripescata dalle macerie della torre e quivi ricollocata su incarico della Soprintendenza dopo la seconda guerra mondiale. Per queste figure la torre è talvolta indicata anche come Torre dei Leoni. La lapide dantesca ricorda la menzione degli Amidei nel canto del Paradiso dove il poeta incontra il suo avo Cacciaguida, che gli cita numerose famiglie fiorentine. Sopra l’iscrizione è stato inserito lo stemma della famiglia a bande orizzontali».

https://angolodellamicizia.forumfree.it/?t=14646714&st=15

FIRENZE (torre dei Buondelmonti)

Dal sito www.360globe.net Dal sito www.mybestflorence.com

«La Torre dei Buondelmonti è un’antica torre di Firenze, a pianta quadrangolare, situata in via delle Terme. È a pianta quadrata, molto riconoscibile per la sua forma alta e stretta. Abbassata nel 1200 come quasi tutte le torri, l’aspetto odierno è molto fedele all’aspetto originario. La famiglia dei Buondelmonti aveva numerose torri nella zona. Edificata nel 1200, fu incorporata nel Quattrocento nel palazzo di famiglia adiacente».

https://www.mybestflorence.com/it/place/117/centro-storico-quartiere-1/palazzi-e-torri/torre-dei-buondelmonti.html

FIRENZE (torre dei Foresi)

Dal sito https://firenzeneidettagli.blogspot.it Dal sito www.unmondodibene.com

«La Torre dei Foresi si trova all’angolo tra via Porta Rossa e piazza dei Davanzati a Firenze. La torre si trova quasi davanti a Palazzo Davanzati e durante l’Ottocento fu resa più visibile attraverso l’abbattimento di alcune case per la creazione dell’odierna piazza. La famiglia Foresi, originaria di Campi Bisenzio, ebbe il suo momento di maggior splendore tra il XIII e il XIV secolo, prima di estinguersi nel Cinquecento. Legati alla parte guelfa, essi avevano il patronato della chiesa di Sant’Andrea a Brozzi. Le loro case occupavano un’area piuttosto vasta, che arrivava fino a piazza Santa Trinita e via Monalda. La torre dei Foresi originariamente apparteneva ai Monaldi i quali, per lascito testamentario, lo passarono ai Foresi. Venne parzialmente distrutta dai ghibellini dopo la battaglia di Montaperti e successivamente, nel XV secolo, fu ceduta alla famiglia Della Palla prima e dei Pandolfini poi. Oggi è tra le torri meglio conservate della Firenze medievale e si eleva in angolo con la sua mole a base quadrangolare e il tipico filaretto di pietra come rivestimento. Sono ben cinque le file di buche pontaie che marcano anche i piani (vestigia di ballatoi lignei che correvano attorno alla muratura), mentre vi si aprono solo tre finestre per lato, dal primo al terzo piano, probabilmente allargate in epoca successiva alla costruzione. Al piano terra resta una porta alta e stretta con architrave monolitico sormontato da un arco a tutto sesto. Tracce di finestre tamponate sono visibili su piazza Davanzati. Sul fianco destro della torre si nota una casa più bassa ma con lo stesso tipo di decorazione esterna, tanto da far pensare ad un edificio unico con la torre. Questa casa è un po’ più recente rispetto alla torre e non si appoggia alla stessa a causa di una piccola intercapedine, un espediente usato per poter salvare la casa in caso di eventuale distruzione della torre. La torre formava quindi con l’edificio attiguo una sorta di palagio cioè quella forma residenziale intermedia tra le case-torri e i palazzi veri e propri. Tra i confort dell’epoca spiccano un pozzo privato e le ampie cantine per varie merci».

https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_dei_Foresi

FIRENZE (torre dei Ghiberti o delle Vedove)

Foto di Sailko, dal sito https://commons.wikimedia.org Foto di Sailko, dal sito it.wikipedia.org

«La Torre dei Ghiberti, o delle Vedove, si trova in via del Corso 48 rosso, angolo via Sant’Elisabetta a Firenze. La torre duecentesca apparteneva inizialmente alla consorteria di Adimari, Caviccioli, Erbolotti, ecc., e entrò nelle proprietà della famiglia Ghiberti nel 1259, con documenti di compravendita di altre porzioni fino al 1427. Entro quella data la torre originaria ed alcuni edifici limitrofi erano stati trasformati nel presente “palagio” a base rettangolare, di sviluppo prevalentemente verticale, con un pian terreno caratterizzato da grosse bozze di pietraforte, regolari nel taglio e che sembrano preannunciare il bugnato, dove si apre un grande portone ad arco più tardo, così come il soprastante terrazzino con balaustra in ferro battuto e portale timpanato, non anteriore al XVII secolo. Ai piani superiori il rivestimento diventa il tipico filaretto in pietra, dove si aprono, sul prospetto principale, due finestre rettangolari allineate verticalmente; oltre una prima gronda sporgente, al livello degli edifici limitrofi, si innalza un’altana con tetto a doppio spiovente e due monofore. La torre, dove nel XIV secolo abitò anche lo scultore e orafo Lorenzo Ghiberti (che aveva però la sua bottega in Borgo Allegri) venne rimaneggiata nel XX secolo, quando venne tolto l’intonaco scoperta la pietra».

https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_dei_Ghiberti

FIRENZE (torre dei Giuochi, casa Dante)

Dal sito www.turismocongusto.it Dal sito https://sgueo.blogspot.it

«Il museo della Casa di Dante si trova tra la piazzetta e in via Santa Margherita, strada del centro storico di Firenze situata in una fra le zone in assoluto più antiche della città. La vicinissima chiesa di Santa Margherita de’ Cerchi è il luogo dove il poeta avrebbe incontrato per la prima volta Beatrice Portinari. L’attuale museo incorpora alcune case medievali, come una delle due Torri dei Giuochi, quella situata in via Santa Margherita al n.1. La famiglia dei Giuochi era vicina di casa degli Alighieri e si estinse intorno al 1300 con Cesare di Gherardo. La casa degli Alighieri originale viene in genere indicata (senza però avere la certezza) come un edificio distrutto che sorgeva in piazza San Martino, accanto alla Torre della Castagna, verso l’attuale via dei Magazzini. La casa torre del museo deve il suo aspetto medievale ad un restauro del 1911 a cura dell’architetto Giuseppe Castellucci, al termine del quale fu aperto il museo odierno. La torre presenta il tipico filaretto in pietra, ha alcuni erri a “becco di cicogna” e le caratteristiche buche pontaie. Su un lato, sopra una mensoletta, è stato collocato un busto bronzeo di Dante, opera di Augusto Rivalta. Pittoresco è il piccolo pozzo sulla piazza. l museo è essenzialmente didattico, con numerosi pannelli esplicativi sulla Divina Commedia, Dante, i suoi tempi e i suoi personaggi. Conserva riproduzioni di documenti sul poeta, modellini e diorama che mettono in luce alcuni aspetti della sua vita e degli avvenimenti storici dell’epoca, come la battaglia di Campaldino. Vi sono inoltre ricostruzioni dell’arredamento, del vestiario e di altri aspetti della vita quotidiana della Firenze medievale, oltre ad alcuni reperti originali, soprattutto di scavo, su armi, monete e ceramiche dell’epoca. Su una lastra del pavimento della piazzetta antistante la casa, non lontano dalla pittoresca vera da pozzo, si trova un curioso profilo di Dante sbozzato, del quale si ignorano le origini. Una seconda Torre della famiglia dei Giuochi si trova in via Santa Margherita davanti alla Chiesa di Santa Margherita de’ Cerchi, ed è appena distinguibile nella cortina di edifici, perché intonacata ai piani superiori. Solo al piano terreno presenta ancora il tradizionale rivestimento in pietra e un grande arco in parte tamponato».

https://www.turismocongusto.it/arte-musei/s311/casa-di-dante.html

FIRENZE (torre dei Mannelli)

Dal sito www.digital-images.net Dal sito www.blogtuscanyall.it

«La Torre dei Mannelli si trova in cima al Ponte Vecchio e vi si accede da Via de’ Bardi a Firenze. Questa torre è l’unica superstite dei quattro capi di ponte, cioè le torri che controllavano un ponte ai quattro angoli. I Mannelli facevano risalire le loro origini addirittura alla famiglia romana dei Manlii, ed erano di credo ghibellino, imparentati con i burrascosi Uberti. Dopo la definitiva sconfitta del loro partito con la Battaglia di Benevento subirono l’esilio, ma rientrarono presto cambiando il nome (in Pontigiani, per la torre sul “ponte”, o Piazzigiani, perché questo quartiere era chiamato “Piazza”), mutando la fede politica e giurando fedeltà alla Parte Guelfa. La torre è famosa per il contenzioso tra la famiglia e Cosimo I, quando venne deliberata la costruzione del Corridoio Vasariano, che avrebbe previsto l’abbattimento della torre. La famiglia riuscì a opporsi fermamente e Giorgio Vasari dovette modificare il suo progetto facendo passare il corridoio attorno alla torre, attraverso un sistema di grossi beccatelli in pietra serena che ancora oggi si possono vedere. La torre venne danneggiata durante la seconda guerra mondiale, ma non in maniera irreparabile e fu restaurata dall’architetto Nello Baroni su incarico della Soprintendenza ai Monumenti (1944-46). Oggi presenta ancora il caratteristico rivestimento in filaretto di pietra a vista, punteggiato da alcune buche pontaie. Vi si aprono alcune finestre di diverse forme, alcune quadrangolari, altre sormontate da archi. All’ultimo piano si apre una sala panoramica di realizzazione più recente».

https://www.blogtuscanyall.it/article-corridoio-vasariano-florence-museum-torre-dei-mannelli-114520211.html

FIRENZE (torre dei Visdomini)

Dal sito it.wikipedia.org Dal sito https://commons.wikimedia.org

«La Torre dei Visdomini si trova in Via delle Oche, un vicolo appena adiacente a Piazza del Duomo a Firenze. La torre, piuttosto alta, è a pianta quadrangolare ed è inserita lungo la cortina edilizia degli edifici lungo la via. Presenta una serie di finestre ai vari piani, poste in asse ma di diverse dimensioni. Sulla sommità la copertura spiovente suggerisce la presenza di capriate, dalle quali spunta un’altana, un piccolo ambiente panoramico. È ricoperta dal classico filaretto in pietra e presenta una targa con versi della Divina Commedia (Paradiso, XVI, 112-114), posta nell’Ottocento, sormontato da un piccolo stemma della famiglia. I versi danteschi si riferiscono al fatto che i Visdomini, assieme alle famiglie dei Tosinghi e dei Cortigiani, avevano l’incarico di occuparsi della sede episcopale vacante nell’attesa che venisse nominato un nuovo vescovo. Nella pratica questi defenditori del vescovado occupavano il Palazzo Arcivescovile guadagnandone i relativi vantaggi e profitti finché non entrava in carica il nuovo vescovo. I Visdomini avevano il patrocinio della chiesa di San Michele Visdomini, che anticamente si trovava su piazze del Duomo e fu riedificata qualche isolato più distante per fare spazio al corpo della cattedrale».

https://it.inforapid.org/index.php?search=Torre%20dei%20Visdomini

FIRENZE (torre della Castagna)

Dal sito https://curiositasufirenze.files.wordpress.com Dal sito https://news.comune.fi.it

«La Torre della Castagna, detta anche Bocca di Ferro, è una delle antiche torri del centro storico di Firenze, tra le meglio conservate, situata in Piazza San Martino all’angolo con Via Dante Alighieri. La torre è molto antica edificata nel 1038 venne donata in quella data dall’imperatore Corrado II ai monaci dell’attigua Badia Fiorentina, a difesa del monastero stesso. Dal 1282 fu il primo luogo di riunione dei Priori di Firenze dal 1282 fino alla realizzazione del Palazzo del Bargello. Il nome deriverebbe infatti dalle castagne che essi usavano mettere in particolare sacchetti durante le votazioni. La torre, grazie alla sua origine “al di sopra delle parti” venne risparmiata dalla distruzione nella seconda metà del XIII secolo. La torre è a base quadrangolare ed è piuttosto alta e slanciata. Un restauro del 1921 la ha riportata alle forme più antiche. Oggi il pian terreno e il primo piano (con un mezzanino) sono di proprietà dell’Associazione Nazionale Veterani e Reduci G. Garibaldi, che vi ha allestito all’interno anche un piccolo museo di cimeli risorgimentali, visitabile il giovedì pomeriggio. I piani superiori appartengono all’attiguo Tribunale di Firenze e non sono visitabili. Il portale al pian terreno presenta il doppio arco, chiamato anche senese. A destra è presente una lapide menziona il quarto paragrafo del primo libro della Cronica di Dino Compagni che menziona la torre, mentre su via Alighieri una seconda, grande lapide ricorda il ruolo di sede delle riunioni del governo dei priori nella torre».

https://news.comune.fi.it/wpreda/flic/?p=656

FIRENZE (torre della Pagliazza)

Dal sito www.teladoiofirenze.it Dal sito www.firenzetoday.it

«…Dietro via del Corso si trova Piazza Santa Elisabetta. Un gruppetto di signore cammina piano, guardando in alto. Rimbomba solo la voce di una donnina sveglia che racconta alle amiche in visita la storia misconosciuta del piccolo slargo. In questa piazzetta si trova un pezzo di una Firenze antica. Più antica della cupola del Brunelleschi e di Santa Maria Novella, la torre della Pagliazza. Un edificio unico nel suo genere, la sola torre cilindrica della città. Nessun angolo. Un cerchio perfetto che probabilmente faceva parte della cerchia di mura bizantine erette dai barbari all’indomani di un’invasione, quella avvenuta durante la guerra gotica. Ma l’origine non è molto ben definita. C’è chi sostiene che sia opera dei Longobardi – quindi posteriore – che l’avrebbero edificata come semplice casa torre. Ma c’è anche chi è convinto che le origini dell’edificio vadano cercate nella Firenze romana. Nel corso dell’ultimo restauro, è stato infatti scoperto che le fondamenta della costruzione sono costituite da un muro circolare, il perimetro di una piscina. Secondo gli esperti si tratterebbe della vasca di una struttura termale, una sorta di distaccamento delle terme principali della città, quelle situate vicino al Ponte Vecchio, oggi scomparse, che si trovavano in corrispondenza dell’attuale via delle terme.

Se l’origine della torre è avvolta nella nebbia dei secoli, ben più definita è la destinazione d’uso che gli venne affidata a partire dal dodicesimo secolo. Per circa cento anni la torre fu adibita a carcere femminile prendendo l’appellativo di ‘Palleacza mulierum’ – da qui viene la denominazione odierna di torre della Pagliazza – derivato dai giacigli di paglia su cui dormivano le prigioniere. Nel secolo successivo fu utilizzata come campanile dalla chiesa originariamente dedicata a san Michele alle trombe e poi a Santa Elisabetta. La chiesa fu sconsacrata nel 1785 e successivamente inglobata nei palazzi circostanti. Oggi non ne rimane che qualche ricordo. Una fonte battesimale e qualche pittura muraria, conservate nella hall dell’albergo che occupa l’intera torre e l’edificio attiguo. L’aspetto odierno – conservato durante i lavori dell’architetto Gamberini tra la metà degli anni ’70 e ‘80 del Novecento – rammenta l’aspetto cinquecentesco della Torre. Quando si sentiva rintoccare una campana memore del pianto delle donne in cella e dei romani immersi in acque purificatrici».

https://blog.firenze-online.com/luoghi/301/lantica-torre-della-pagliazza/

FIRENZE (torre della Serpe)

Foto di Sailko, dal sito it.wikipedia.org Dal sito www.mybestflorence.com

«La Torre della Serpe faceva parte del tracciato due-trecentesco delle Mura di Firenze. Questa torre, oggi situata in un’isola nei trafficati Viali di Circonvallazione in mezzo al viale Fratelli Rosselli, aveva una funzione di guardia ed era un tempo vicina ad una postierla, cioè una porticina nascosta nelle mura usata dai militari di ronda. In questo punto le mura formavano un angolo, che spiega la presenza della torre: le mura, provenendo dalla vicina Porta al Prato, curvavano ad angolo retto in direzione dell’Arno, che idealmente attraversavano per ripartire sull’altra sponda del fiume all’altezza del Torrino di Santa Rosa. La struttura è piuttosto semplice con il coronamento originale merlato. Il nome deriverebbe da un famoso capo-guardia denominato “Serpe”. Oggi è la prima testimonianza delle Mura che si incontra nella riva nord dell’Arno a partire da ovest. Nelle vicinanze esisteva un’altra porta, la Porticciola, che fu distrutta durante la costruzione dei viali e che si trovava sul luogo dell’attuale consolato americano. Ora è sede della Sezione di Firenze del CNGEI».

https://sketchup.google.com/3dwarehouse/details?mid=15927fd93e9ebbb1a4acd7e3fc99aa3

FIRENZE (torre della Zecca)

Dal sito www.firenze-online.com Dal sito https://beatricegp.files.wordpress.com

«La Torre della Zecca era l’ultima porta a est di Firenze; il nome deriverebbe dal fatto che al suo interno ospitò l’Officina della Zecca, dove venivano coniati i fiorini della Repubblica fiorentina. La torre sorgeva in mezzo ai resti di una fortezza smantellata prima che nell’800 fossero smantellate le vecchie mura. Oggi la torre si presenta semplice e massiccia, con alcune piccole feritoie e senza merlatura, isolata in mezzo a uno svincolo stradale dei Viali di Circonvallazione. All’interno della torre esistono più stanze un tempo usate dai soldati di guardia, con soffitti voltati. Inoltre la torre presenta alcuni ambienti ricavati nei piano sotterranei».

https://www.mybestflorence.com/it/place/59/centro-storico-quartiere-1/mura-e-porte/torre-della-zecca.html

FIRENZE (torre e palazzo degli Acciaioli)

Dal sito it.wikipedia.org Dal sito www.letsbookhotel.com

«Palazzo Acciaiuoli, anche detto palazzo Usimbardi o Usimbardi-Acciaiuoli, si trova in Borgo Santi Apostoli nel centro storico di Firenze. Incorpora la più antica Torre degli Acciaiuoli, già dei Buondelmonti, situata all’angolo Chiasso delle Misure. Oggi vi è ospitato un albergo. La torre, costruita dai Buondelmonti attorno al 1280, appartenne a Niccolò Acciaiuoli, Gran Siniscalco del Regno di Napoli, che la incluse nel suo palazzo nel 1341, diventando uno degli edifici più antichi posseduti dalla potente famiglia fiorentina degli Acciaiuoli. Alla fine del Cinquecento, passò alla famiglia di Colle val d’Elsa degli Usimbardi. Nel 1864 e nel 1920 la torre fu oggetto di restauri (quelli dei secondo decennio del Novecento diretti dall’architetto Ugo Giusti) che privilegiarono le componenti medievali e che hanno determinato l’aspetto odierno. La torre è tra le più alte di Firenze: stretta e rivestita dal tipico filaretto di pietra, ha una porta sormontata da un architrave monolitica su due mensolette modanate. Sopra di essa si apre una ghiera con un arco a sesto acuto.

Il palazzo, detto anche Palazzo del Gran Siniscalco dal nome del fondatore, è costruito in pietra con grosse bozze regolari al pian terreno e filaretto di pietra ai piani superiori. Ha l’aspetto di una fortezza, piuttosto austero, e ricorda il Bargello. Tre ordini di finestre ad arco, sottolineate da cornici marcapiano, scandiscono la facciata, che all’epoca doveva risultare tra le più maestose della città. Sulla facciata si trova anche lo stemma dei certosini di Niccolò Acciaiuoli, che presenta due leoni che sorreggono bandiere gigliate; al centro la croce del Calvario e la scritta Certosa a ricordare la fondazione della Certosa di Firenze proprio su iniziativa dell’Acciaiuoli, che donò questo stesso palazzo ad uso dei certosini. Vi è poggiata anche una lapide del 1930 con una parte in italiano che ricorda la famiglia Acciaiuoli ed una in latino che descrive come la posizione del palazzo, come scritto nell’Archivio Fiorentino delle “Carte della Certosa”. All’interno corre una scala in legno alla quale si accede dal palazzo. Sulla sommità si trovano due terrazze panoramiche a livelli diversi. Alla morte di Niccolò il palazzo passò quindi ai monaci della Certosa, che lo possedettero fino alla soppressione degli ordini monastici all’inizio dell’Ottocento. Venne messo in vendita e passò in diverse mani, tra le quali i Burresi Pettini furono gli ultimi, che ancora lo posseggono e lo usano in parte per un’attività alberghiera».

https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_degli_Acciaiuoli

FIRENZE (tutti i palazzi e tutte le torri)

Dal sito https://kidslink.bo.cnr.it/correggio/firenze/palazzo.html Dal sito www.firenze-oltrarno.net

«L’architettura del Rinascimento fiorentino non ha lasciato il segno soltanto negli edifici pubblici o nei luoghi di culto, ma ha disegnato anche il volto delle abitazioni private che ancora oggi fiancheggiano le vie principali del centro storico. Da Piazza Santa Maria Novella si fanno pochi passi per entrare in via dei Tornabuoni, la più elegante di Firenze, dove si trovano le vetrine dei negozi di lusso con un occhio di riguardo al settore dell’alta moda e dell’oreficeria. Una bella esperienza può essere la visita di Palazzo Davanzati che, contrariamente a quelli descritti fino ad ora, ospita un Museo molto originale dedicato alla Casa fiorentina antica. Palazzo Davanzati si raggiunge percorrendo via Porta Rossa e si può identificare con facilità grazie alla loggia cinquecentesca che lo cinge. Si tratta di un nobile e sobrio esempio di architettura privata del Trecento fiorentino, preludio ai fasti molto meno austeri che saranno propri delle dimore nobiliari nel secolo successivo. Il Museo offre una ricca e completa panoramica sulla vita quotidiana del Trecento a Firenze, grazie a collezioni che raccolgono arredi d’epoca, utensili di cucina, suppellettili, ceramiche e addirittura corredi matrimoniali. Comunque il palazzo fiorentino per eccellenza rimane Palazzo Pitti, facilmente raggiungibile attraversando l’Arno dal Ponte Vecchio. Poderoso edificio in bugnato, fu progettato dal Brunelleschi per un facoltoso commerciante e spettò all’Ammannati ingrandirlo quando ne divenne proprietaria Eleonora di Toledo, giovane moglie di Cosimo I de’ Medici. Qui vissero i Granduchi di Toscana e successivamente i Lorena e la corte sabauda, vi si svolsero memorabili manifestazioni teatrali ed eventi mondani degni di una casa regnante. All’interno del Palazzo meritano sicuramente una visita il Museo degli Argenti e la Galleria Palatina, mentre l’esterno è costituito dal meraviglioso Giardino di Boboli. Tipico esempio di giardino all’italiana, Boboli offre spazi verdi progettati con consapevolezza teatrale e scenografica, arricchiti da statue, grotte e meravigliosi punti panoramici sulla Città del Fiore. …».

«A Firenze, come in molte altre città italiane, nel medioevo svettavano le torri fatte erigere dalle più ricche e potenti famiglie nobili: la torre – oltre a essere un’abitazione e offrire rifugio in caso di pericolo – era simbolo del prestigio della famiglia, e quindi doveva superare in altezza quelle dei rivali. Non era raro che qualche torre crollasse perché i suoi proprietari avevano cercato di costruirla… troppo alta. Nel centro di Firenze si possono vedere ancora oggi numerose torri, sopravvissute a guerre civili, fulmini e abbattimenti dovuti a ristrutturazioni e cambiamenti nel gusto (dal 1300, infatti, il palazzo e non più la torre simboleggiava la potenza di una famiglia), ma nessuna di esse ha mantenuto la sua altezza originaria. Dopo la nascita del comune alla metà del XIII secolo tutte le torri furono mozzate, per dare un segnale visibile di come il potere delle famiglie nobili fosse ormai finito: il cronista fiorentino Giovanni Villani (1280-1348) nella sua Nuova Cronica scrive che nel 1251 fu deciso “che tutte le torri di Firenze, che ce n’avea grande quantità alte 120 braccia [quasi 70 metri], si tagliassono e tornassono alla misura di 50 braccia [29 metri] e non più, e così fu fatto; e delle pietre si murò poi la città oltrarno”. Anche nei quartieri di Oltrarno esistevano molte torri: la maggior parte di esse è stata non solo “tagliata” nel 1251 ma anche inglobata in palazzi e altri edifici in epoche successive, e soltanto alcune sono immediatamente riconoscibili come torri».

https://www.portale-toscana.it/firenze_palazzi.php – https://www.firenze-oltrarno.net/italiano/arte/torri.php

Elenco dei palazzi: https://it.wikipedia.org/wiki/Palazzi_di_Firenze – Elenco delle torri: https://it.wikipedia.org/wiki/Categoria:Torri_di_Firenze

FIRENZUOLA (borgo, rocca)

Dal sito www.comune.firenzuola.fi.it Dal sito https://mapio.net

«Il nome del paese, che significa piccola Firenze, fu suggerito dallo storico Giovanni Villani ( XIV secolo), che ideò anche lo stemma raffigurante per metà l’arma del comune di Firenze (il giglio) e per l’altra metà del popolo (la croce rossa in campo bianco). Il paese un tempo era racchiuso nel cerchio di mura del castello, che è aperto a sud e a nord da due porte medioevali ampliate nel 1874; Porta Fiorentina, con antico campanone, e Porta Bolognese. Il castello di Firenzuola fu edificato nel 1332 dalla Repubblica di Firenze per porre un freno alla potenza della famiglia degli Ubaldini. Anche qui come a Scarperia, la struttura del paese è rettangolare, con la via principale che l’attraverso da una porta all’altra e con due piazze laterali. Nel 1342 gli Ubaldini incendiarono Firenzuola. Iniziata la ricostruzione, le capanne di legno dentro le mura furono di nuovo bruciate dagli Ubaldini nel 1351 e dalle truppe dei Visconti di Milano. Nel 1361 venne aperta la strada del Giogo che contribuì molto alla prosperità del paese; per il grande passaggio di viandanti e pellegrini venne costituito un ospizio dedicato a S. Jacopo. Nel 1371 fu costruita, in una delle due piazze laterali, la Rocca, in cui abitavano i Podestà: uno di loro fu Michele di Lando, animatore della rivolta dei Ciompi a Firenze (1378). Ma la nascita del Comune di Firenzuola risale al 1373. Negli anni seguenti il paese fu centro delle lotte che portarono all’affermazione di Firenze sulla Romagna toscana. Nel XV secolo venne quasi completamente riedificata per interessamento di Lorenzo il Magnifico e per un certo periodo fu governata da Niccolò Machiavelli. Con l’avvento del dominio napoleonico nel 1811 Firenzuola e il suo territorio furono annessi al circondario di Modigliana (in Romagna), ma in seguito il governo granducale la ricondusse sotto il dominio fiorentino. Negli anni 1954-55 il paese fu infestato da una grave epidemia di colera. Nel corso della seconda guerra mondiale, fu quasi totalmente distrutta (1944), ma oggi è stata completamente ricostruita». Attualmente la rocca, sede dell’amministrazione comunale, ospita il Museo della Pietra Serena.

https://www.turismo.intoscana.it/site/it/localita/Firenzuola-borgo-di-tradizioni/?d=1

FUCECCHIO (castello di Salamarzana)

La torre Grossa, che sorge sul sito del castello di Salamarzana, dal sito www.bellezzedellatoscana.it Resti del castello, dal sito www.bellezzedellatoscana.it

«Il Castello di Salamarzana è situato nel cuore del centro storico di Fucecchio sul Poggio Salamartano all’interno del complesso che racchiude anche il Palazzo Corsini e il Parco Corsini. Le origini del Castello di Salamarzana risalgono probabilmente all’XI secolo, anche se l’attuale aspetto risale al 1322, anno in cui i fiorentini edificarono il castello fortificato nel corso della guerra contro Castruccio Castracani, signore di Lucca. L’imponente costruzione era costituita da due torri maggiori, la ‘torre grossa’ e la ‘torre di mezzo’, e da una minore (detta Pagliaiola), circondate da una doppia cinta muraria dotata di alcune torri di minori dimensioni e fortificazioni all’altezza delle porte di accesso. Le torri venivano utilizzate oltre che per luoghi di avvistamento anche per comunicare con le vicine località attraverso segnali di fumo o di fuoco specialmente con la rocca di San Miniato, dove, dal 1370, aveva sede il Vicario fiorentino con giurisdizione sul medio Valdarno inferiore La “Torre Grossa” coronata da merli e di dimensioni maggiori rispetto alla Torre Pagliaiola, risale al XII secolo e sorge sul luogo del precedente cassero, come testimonia il basamento in pietra che si differenzia dai mattoni in cotto con cui è costruita il resto della torre.

La fortificazione, da cui oggi si può ammirare lo splendido panorama sulla campagna della Toscana, ha sempre svolto un importante ruolo di controllo del crocevia fucecchiese e del ponte sull’Arno. Il Castello di Salamarzana protetto da una guarnigione inviata dalla città di Firenze, aveva anche lo scopo di tenere a freno l’inquieta popolazione locale e di reprimere i fermenti antifiorentini che si manifestarono frequentemente nel corso del 1300. Tuttavia, verso la fine del XIV secolo, dopo che Firenze riuscì a conquistare Pisa, la fortificazione perse la sua importanza militare. Da allora il Castello di Salamarzana, pur restando di proprietà di Firenze, fu affidato al Comune di Fucecchio. All’interno questo edificio conserva tracce evidenti delle precedenti costruzioni medievali, essendo formato da almeno due corpi di fabbrica riuniti durante le ristrutturazioni del XV secolo. Dal 1460 il Castello di Salamarzana e gli edifici adiacenti divennero centro amministrativo di una grande fattoria e proprietà Medicea che la utilizzarono come deposito di derrate agricole. Nel 1643 la fattoria fu acquistata dai marchesi Corsini, che nel 1864 divennero proprietari anche del Castello, acquistandola dal Comune. Nel 1981 quest’ultimo ha riacquistato l’intero complesso, poi restaurato e destinato a uso pubblico (museo della città, parco, biblioteca, archivio storico, servizi sociali). Oggi si possono ammirare i resti del Castello di Salamarzana danneggiati soprattutto a causa dei bombardamenti subiti durante la seconda guerra mondiale».

https://www.visitvaldelsa.com/toscana/11-comuni-della-valdelsa/fucecchio/cosa-visitare/il-castello-di-salamarzana.html

FUCECCHIO (palazzo Corsini, rocca Fiorentina)

Dal sito www.lettera43.it Dal sito www.fucecchionline.com

«L’area [complesso Corsini] comprende le torri medievali ed il parco che si estende per circa 4 ettari ed una serie di edifici uniti da spazi comuni. Il corpo principale degli edifici dell’ex fattoria Corsini – Palazzo Corsini – si presenta oggi nelle forme assunte tra il XV e il XVI secolo. È in diretta comunicazione con l’area occupata dal parco e dalla rocca trecentesca. Fino al Quattrocento il palazzo e la contigua area fortificata della rocca vissero vicende diverse e separate. La seconda fu probabilmente sede, già dall’XI secolo, del castello cadolingio di Salamarzana e, successivamente, del “cassero”, documentato in età comunale (secoli XII-XIII). Nel terzo decennio del Trecento le fortificazioni furono ristrutturate per volontà delle autorità fiorentine. In quegli stessi anni il primo nucleo di quello che sarebbe divenuto il “palagio” di fattoria è da identificare nella dimora dei Rosselmini, una potente famiglia locale che aveva qui un complesso di residenze raccolte intorno a un chiostro, comunicante con un’antica porta castellana. La prima unificazione funzionale delle due aree avvenne agli inizi del Quattrocento, quando gli edifici e le fortificazioni passarono sotto il controllo di ricche famiglie fiorentine. Nel 1460 il palazzo, già divenuto centro amministrativo di una fattoria, fu acquistato da Giovanni di Cosimo dei Medici, per passare successivamente al figlio di quest’ultimo, Lorenzo il Magnifico e infine all’ospedale di Altopascio. Alla fase della proprietà medicea risalgono importanti interventi di ristrutturazione dell’edificio, che assunse sostanzialmente l’aspetto attuale. L’area fortificata, che aveva intanto perduto ogni interesse strategico, era utilizzata come deposito di derrate agricole. Nel 1643 la fattoria fu acquistata dai Marchesi Corsini, che nel 1864 divennero proprietari anche della rocca, acquistandola dal Comune. Il ciclo si chiuse nel 1981, quando quest’ultimo riacquistò l’intero complesso.

Il palazzo. L’edificio, a cui si accede da piazza Vittorio Veneto, è articolato su tre piani, si conclude con un’elegante loggetta sorretta da colonne in laterizi che sovrasta l’originaria facciata. Il palazzo, edificato sulle più antiche mura castellane, includeva una porta attestata sulla “piazzetta” (oggi piazza Niccolini) e raccordata direttamente con i principali borghi: Porta Raimonda (Via Martini), Gattavaia (Via Manzoni), Porta Bernarda (Via Donateschi). All’interno l’edificio conserva tracce evidenti delle precedenti costruzioni medievali, essendo formato da almeno due corpi di fabbrica riuniti durante le ristrutturazioni del secolo XV. In particolare sono evidenti, al primo piano, un arco in cotto decorato su fronte Nord e un frammento di affresco databile tra la fine del XIV e gli inizi del XV secolo. Ancora al primo piano decorazioni pittoriche (paesaggi, corniciature) realizzate da Stefano Fabbrini nella seconda metà del Settecento. All’edificio principale sono collegate due ali formate dai locali precedentemente adibiti a servizi della Fattoria e che oggi ospitano la Biblioteca, l’Archivio Storico e parte del percorso museale».

https://www.fucecchionline.com/arte-cultura.htm

FUCECCHIO (palazzo del Podestà, palazzo Montanelli Della Volta)

Palazzo del Podestà, foto di Seilko, dal sito it.wikipedia.org Palazzo Montanelli Della Volta, foto di Photopoint, dal sito www.fucecchionline.com

«Il palazzo del Podestà, o palazzo Pretorio, è un edificio a due piani confinante per due lati con piazza Vittorio Veneto. La sua costruzione iniziò nel 1304, contestualmente ai lavori di apertura della piazza voluti dalle istituzioni politiche che necessitavano adesso di spazi pubblici più ampi e decorosi. Alla fine del Seicento l’area fu ulteriormente allargata mediante l’abbattimento dell’antico palazzo della Cancelleria che occupava parte del versante occidentale della piazza. Il palazzo pretorio ha subito nel tempo ripetute e profonde modifiche strutturali e di destinazione. Oltre che residenza dei podestà, è stato sede del Vicariato regio e, nel XVIII secolo, ha ospitato al suo interno il Teatro della locale Accademia dei Fecondi. Ha subito poi la trasformazione in carcere mandamentale, in sede di Pretura e, infine, prima dell’ultima guerra, dell’Arma dei Carabinieri.

Palazzo Montanelli Della Volta. Il palazzo deve il suo nome alla “volta”, come nel Medioevo veniva chiamato questo luogo, sia per l’ampia curva che la strada compie in questo punto che per la presenza di un edificio adibito a magazzino, detto appunto “volta murata”. Qui, nel centro del castello, si trovavano tra il XIII e il XIV secolo, le abitazioni delle famiglie più ricche e potenti, in gran parte imparentate tra loro o legate da interessi comuni. È probabile che il palazzo sia sorto nel Cinquecento per unione delle antiche abitazioni preesistenti. Sulla facciata in laterizio sono infatti ancora evidenti indizi dell’accorpamento di due diversi edifici: uno, a sinistra, più grande, del quale si intravedono tracce di finestre ad arco acuto che sovrastano quelle attuali e un secondo, a destra, più stretto, dove le antiche finestre sono segnalate da archi a tutto sesto. Il Palazzo, di proprietà del Comune, è oggi sede della Contrada Sant’Andrea e della Fondazione Montanelli Bassi, che ne hanno promosso e realizzato il restauro».

https://www.comune.fucecchio.fi.it/info241WEB20/menu_new.asp?num=15753 – num=15752

GREVE IN CHIANTI (borgo, palazzo Comunale)

Dal sito www.tuscanypictures.com Dal sito www.bestourism.com

«Il più antico nucleo abitato da cui ebbe origine il centro di Greve viene individuato sull’attuale collina di San Francesco, citata in un documento dell’XI secolo per una donazione di S. Bernardo degli Uberti al Monastero di San Salvi. In seguito fu sede di un antico ospedale e, dalla fine del Quattrocento, ospitò un piccolo insediamento monastico dell’Ordine Francescano (da cui prese il nome), trasformato oggi nella sede del Museo d’Arte Sacra. Greve in Chianti nacque ai margini delle importanti reti di comunicazione che facevano capo alla via Volterrana e alla via Francigena. In compenso, i percorsi viari del territorio permettevano di raggiungere agevolmente Firenze e, attraverso l’attuale Passo del Sugame, la valle dell’Arno a monte di Firenze, dove si trovano importanti luoghi di mercato (come ad esempio Figline Valdarno). Fu proprio questo carattere di apertura nei confronti di diversi approdi commerciali a determinare la nascita del mercatale di Greve, l’attuale Piazza del Mercato, al centro di un’area densamente popolata, già ricca di pievi e chiese rurali e disseminata di castelli e borghi feudali, che dopo la conquista e la successiva trasformazione da parte dei fiorentini sono divenuti residenze signorili, ville e ville-fattorie. Il Chianti fiorentino era un territorio pregiato dal punto di vista agricolo: vi si produceva, fra l’altro, un vino molto apprezzato, citato da documenti del XIV secolo, che allietava le mense dei ricchi fiorentini. La posizione intermedia tra Firenze e Siena, in un periodo di grande crescita culturale, artistica ed economica delle due principali città della Toscana, ebbe conseguenze importanti per lo sviluppo dell’intero territorio grevigiano, al quale contribuì anche la presenza regolare, nelle residenze di campagna, di un qualificato ceto dirigente, rappresentato dalle principali famiglie fiorentine.

La parte più antica del borgo gravita intorno al convento di San Francesco e alla piazza del mercato: tale struttura rimarrà sostanzialmente intatta fino al XIX secolo. Solo dopo l’Unità d’Italia, con l’assegnazione della sede del Comune, il vecchio “mercatale a Greve” diventerà il centro più importante della vallata. … L’imponente palazzo municipale, in stile neorinascimentale, si affaccia sull’antica piazza del mercatale, sul lato opposto rispetto alla Chiesa di Santa Croce. L’attuale palazzo sorge sui resti del vecchio palazzo pretorio, la cui costruzione fu iniziata nel 1485 e terminata nel 1489: di questo vecchio edificio non abbiamo notizie rilevanti tranne la sua destinazione presunta a sede della Lega della Val di Greve che dipendeva dall’omonima Podesteria. Al di sopra di questo edificio fu costruito il nuovo palazzo comunale che fu iniziato nel 1894 e terminato alla fine del 1895. L’amministrazione vi si insediò per la prima volta il 24 gennaio del 1896, come si può leggere sulla lapide presente nel corridoio d’ingresso. Il progetto fu dell’Ing. Carlo Baglioni il quale scelse come stile di rivestimento del palazzo il “bugnato”, in omaggio ai noti palazzi rinascimentali fiorentini, e come materiale di rivestimento della facciata la pietra arenaria, probabilmente proveniente dalla vicina cava di Caprolo. Sempre nell’ingresso del palazzo si possono osservare gli stemmi della Podesteria della Lega della Val di Greve, databili dalla fine del 1400 al 1700 e le quattro lapidi commemorative dei cittadini del comune caduti durante la guerra italo-abissina, la guerra italo-turca e le due guerre mondiali».

https://www.comune.greve-in-chianti.fi.it/ps/s/cosa-visitare-a – https://www.comune.greve-in-chianti.fi.it/ps/s/visitare-a

GREVE IN CHIANTI (castello di Mugnana)

Dal sito www.castellodimugnana.it Dal sito www.castellodimugnana.it

«Mugnana rappresenta il caso tipico di trasformazione di un castello, inteso come villaggio fortificato (dotato anche di una chiesa parrocchiale, intitolata a San Donato), in residenza privata monofamiliare, dal momento in cui, nel corso del XIV secolo, le sue strutture, insieme a quelle del dirimpettaio Castello di Sezzate entrarono a far parte del patrimonio della famiglia fiorentina dei Bardi, ai quali è stata attribuita (forse erroneamente) la torre, alta in origine circa 60 metri e poi ridotta per motivi militari (l’avvento delle armi da fuoco rendeva proibitive queste altezze), e l’attuale cortina muraria di notevoli dimensioni, ma tutte preesistenti al XIV secolo. Mugnana subì danni nel corso dell’assedio di Firenze (1530) ed anche nel 1896, quando un terremoto causò la distruzione della parte alta del cassero, riducendo ulteriormente l’altezza della torre. Nonostante i vari interventi di ristrutturazione e di restauro che hanno adattato molte strutture interne ad un gusto “medievale” ottocentesco, è ancora oggi possibile identificarvi alcune tracce di interventi costruttivi che interessarono sia le mura sia la torre. Intorno al portale di accesso in pietra serena molto rimaneggiato, ad esempio, il paramento murario è caratterizzato dalla presenza di una serie di pietre di medie dimensioni di alberese con tonalità rossastra, che daterebbero al pieno XIII secolo l’edificazione di questa cortina muraria. La tipologia del paramento della torre sembra piuttosto simile a quella della cinta e, in effetti, il suo perimetro e la presenza di alcune aperture su tutte e quattro le facciate dell’edificio con archi a sesto leggermente ribassato in arenaria, datano la struttura almeno alla seconda metà del Duecento, mentre la merlatura delle mura ed il ballatoio ad esse connesso nella parte alta, sono frutto di un rimaneggiamento recente, probabilmente ottocentesco. Assai suggestivo è infine il cortile del palazzo, chiuso da ben tre corpi di fabbrica tra i quali un loggiato con pilastri poligonali in pietra serena che sorreggono una muratura molto regolare, costituita da pietre che potrebbero essere databili alla prima metà del Duecento ed un altro con volte a crociera in laterizio ricostruito con tipico gusto ottocentesco».

https://www.comune.greve-in-chianti.fi.it/ps/s/castelli-d

GREVE IN CHIANTI (castello di Querceto)

Dal sito www.movimentoturismovino.it Dal sito www.caivaldarnosuperiore.it Dal sito www.caivaldarnosuperiore.it

«Il Castello di Querceto è ubicato nella parte nord-orientale del territorio del Chianti Classico, in una piccola valle, fra il Passo del Sugame e Dudda, facente parte del Comune di Greve in Chianti, anche se si trova sul versante Valdarnese dei Monti chiantigiani. Faceva parte di un sistema di castelli, con Celle, Dudda e Lucolena, a guardia delle strade trasversali che dal Valdarno conducevano persone e merci nel Chianti. Si ergeva quindi per difendere la zona circostante, come una vedetta su una delle principali arterie di epoca romana, la via Cassia Imperiale, che fu costruita dall’Imperatore Adriano nel 123 d.C.; Erede certamente di una torre di avvistamento di origine longobarda, il castello conserva a tutt’oggi il suo aspetto medievale con un lungo corpo a forma di elle ed il torrione, al centro della facciata. Negli anni intorno al Mille esso faceva parte dei possedimenti dell’abbazia di Montescalari, mentre nel XII secolo fu confermato, in un rogito del 1220, come facente parte della giurisdizione imperiale da Federico II. Un documento del 1480 ci dice che il castello, dato alle fiamme tre anni prima dalle truppe del Duca di Calabria, apparteneva alla famiglia Canigiani che lo tenne sicuramente anche nel XVI secolo . In quel periodo il castello, per intervento della stessa famiglia, fu riedificato nelle forme molto vicine all’attuale stato; solo la parte delle mura che sovrasta la valle rimase in piedi ed è quella originale che è ancora visibile, a sostegno parziale dell’edificio costruito successivamente.

Successivamente fu acquistato dalla famosa famiglia Pitti, che lo mantenne per un lungo periodo, utilizzandolo come residenza di campagna. Si deve forse alla loro decisione l’intervento che nell’ottocento vide dotare il castello dell’attuale merlatura, che gli conferisce la caratteristica forma neo-medievale. Il castello di Querceto, dal 1897 è di proprietà della famiglia François, di origine francese, trasferitasi in Toscana nel corso del XVIII secolo, quando uno dei suoi componenti, funzionario della casa degli Asburgo-Lorena, si spostò in conseguenza dell’assegnazione del Granducato di Toscana al casato stesso. La famiglia può annoverare fra i suoi componenti alcuni personaggi illustri come Giuseppe, valente matematico, ed Alessandro, studioso di archeologia. Il secondo, grande appassionato di archeologia, arrivò alla scoperta di numerosi tesori, primo tra tutti l’inestimabile cratere greco rinvenuto a Chiusi in una tomba etrusca e risalente al 560-50 a.C., che in suo onore fu chiamato Vaso François, attualmente conservato presso il Museo Archeologico di Firenze. Altre scoperte sensazionali sono la Tomba della Scimmia, rinvenuta nel 1846, il cui nome deriva da una raffigurazione presente su un lato della stessa, e la famosissima Tomba François, riportata alla luce nel 1857 a Vulci, nel nord del Lazio. All’inizio del secolo scorso Carlo François acquistò la proprietà e la trasformò da residenza di campagna ad azienda agricola. Da allora il Castello di Querceto ha iniziato a svolgere la sua attività vinicola. Dal 1978 l’azienda è condotta da Alessandro François che cura direttamente l’attività commerciale e promozionale coadiuvato dall’intera famiglia».

Il Castello di Querceto (Greve in Chianti)

GREVE IN CHIANTI (castello di Sezzate)

Dal sito www.gatto.uon.it Dal sito www.viaggiemontagne.it

«Sezzate presenta alcuni dei caratteri tipici di un castello medievale: in primo luogo, la sua posizione all’imbocco di una valle ne giustifica l’esistenza sul piano militare; inoltre è costituito da due nuclei: uno destinato alla residenza dei signori (“cassero”), l’altro alla popolazione concentrata nel villaggio circondato da mura che aveva una chiesa parrocchiale dedicata a San Martino. Degne di nota sono alcune arciere (feritoie lunghe e strette per permettere il tiro con l’arco) recentemente ripristinate insieme ad alcune buche pontaie (alloggiamenti nel paramento destinati a sostenere dei ponteggi in legno). La scarpata visibile alla base della struttura è probabilmente da considerare più tarda ed apposta sia per motivi di difesa dalle armi da fuoco, sia per rinforzare la solidità dell’edificio. Appartenente in origine alla famiglia Alamanni, Sezzate passò in seguito nelle mani dei conti Guidi, i maggiori rappresentanti dell’Impero in questa parte della Toscana e, proprio per questo aperto schieramento dei suoi signori, venne coinvolto, nel corso del XIII secolo, negli scontri tra il partito guelfo e quello ghibellino, subendo dei danni che non ne compromisero però le funzioni vitali se, ancora agli inizi del Trecento, in prossimità del castello aveva luogo un mercato destinato ad una clientela di un’area relativamente ampia (da Strada in Chianti a Rubbiana). Dopo aver assicurato le funzioni di residenza di tipo “signorile” per la famiglia fiorentina dei Bardi, che possedeva anche il dirimpettaio fortilizio di Mugnana, come molte omologhe, anche questa struttura venne destinata ad abitazione di contadini e divisa in unità abitative subendo poi un progressivo abbandono, fino al restauro che negli ultimi decenni ha riportato alla luce le originarie murature medievali, togliendo l’intonaco dalla maggior parte della cinta ed eliminando alcune superfetazioni successive all’edificio di età medievale».

https://www.comune.greve-in-chianti.fi.it/ps/s/castelli-e

GREVE IN CHIANTI (castello di Uzzano)

Dal sito www.greve-in-chianti.com Dal sito www.greve-in-chianti.com

«Il castello di Uzzano è caratterizzato da alcuni resti dell’originaria cerchia muraria, di pianta rettangolare, mentre della villa rinascimentale rimangono la tipica bicromia, realizzata con intonaco bianco e pietra serena e la facciata con le doppie colonne. Il giardino all’italiana è stato rimaneggiato, nel Settecento, con l’aggiunta di una doppia scalinata e di alcune statue. Uzzano era un castello di dimensioni relativamente piccole che, nel 1269, subì l’abbattimento delle torri e delle mura per mano dei Ghibellini. Le difese dovettero, però, essere ricostruite se, nella prima metà del Trecento, l’insediamento – dotato di una chiesa parrocchiale intitolata a San Martino – veniva ricordato come un castrum dotato di una cinta muraria e di una porta, così come esso si presentava ancora alla fine del XVI secolo, in un disegno eseguito per la magistratura fiorentina dei Capitani di Parte Guelfa, per poi trasformarsi in villa nel corso del secolo successivo. Oggi rimangono soltanto alcuni tratti delle antiche fortificazioni, il resto fu incorporato in un nuovo grandioso fabbricato edificato su disegno di Andrea di Cione, detto l’Orcagna, e successivamente rimaneggiato ed ampliato. Nella struttura attuale, ancora imponente, è possibile identificare soltanto un tratto delle vecchie mura di pianta rettangolare, realizzate a piccole bozze di arenaria disposte su filari regolari e paralleli.

La presenza di una torre angolare cimata costruita con pietre di arenaria di piccole dimensioni, databile tra la seconda metà del XIII e la prima metà del XIV secolo, è forse concomitante alle ricostruzioni successive ai danni del 1269. Il bastione che sorregge e consolida la parte bassa delle mura costituisce sicuramente un intervento più tardo. Di datazione ancora più recente sono tutte le finestre aperte sulla cinta. La parte interna della fattoria, alla quale si accede attraverso un portale con arco bugnato a tutto sesto, coevo alla ricostruzione moderna dell’intero complesso, è molto interessante per la presenza di una corte con portici su quattro lati, rifiniti da pilastri in pietra serena di notevole eleganza. Il castello è noto per aver dato il nome alla famiglia del celebre Niccolò di Giovanni da Uzzano, che invano contrastò, nella Firenze dei primi del ‘400, l’inarrestabile ascesa di Cosimo de’ Medici. Primo signore del castello fu Ranuccio dei Migliorelli, i cui discendenti presero il cognome da Uzzano e non si distinsero per meriti particolari fino al 1539, anno di nascita di Niccolò di Giovanni da Uzzano, benemerito di Firenze nel trecento per la sua onestà e il suo buon governo. Memorabili furono le lotte dei Medici contro il grande Niccolò, il quale tre anni prima della morte, nel 1430, scrisse il proprio testamento, incaricando i consoli dell’arte dei mercanti di Calimala di continuare la fabbrica cominciata per accogliere lo studio fiorentino in via della Sapienza e di prendere la direzione del collegio per i bambini poveri. Le sue ultime volontà, però, furono disattese: la signoria spese il denaro destinato alle due opere per la guerra contro il duca di Milano e il lavoro non venne mai più ripreso. …».

https://www.greve-in-chianti.com/castello_uzzano.htm (a cura di Anna Maria Baldini)

GREVE IN CHIANTI (castello di Verrazzano)

Dal sito www.verrazzano.org Dal sito www.verrazzano.com

«Il Castello di Verrazzano è famoso inquanto è la casa del navigatore Giovanni da Verrazzano (a volte scritto Verrazano), che ha scoperto la baia di New York. Il Castello di Verrazano è uno delle varie Villa/Castello nella valle del Chianti, fra le più importanti il Castello di Vicchiomaggio, il Castello di Uzzano, Villa Vignamaggio e Villa Calcinaia. La torre centrale del Castello è stata costruita nel tardo periodo Romanico e fu collegata da un tunnel sotterraneo ad un’altra torre poco distante, che forniva un punto di osservazione molto importante sulla valle del Chianti e da dove si poteva controllare tutti i movimenti tra Firenze e Siena. La famiglia Verrazzano, di origine Longobarda, prese il nome dalla zona dove si stabilirono nel VII Sec. secondo alcuni studiosi, e non prima del 971, secondo altri, quando il potere a Firenze era nella mani di Ugo, il marchese Toscano. Il nome Verrazzano potrebbe anche derivare dal nome latino dell’area “Veratius” (Veratiae Gentis – Fattoria dei Verazi), o dalla parola latina “verres” (cinghiale) e “zona”, terra del cinghiale. La famiglia apparteneva alla fazione fiorentina dei Guelfi e questa fu causa di molte dispute e controversie. Nel 1247, i Verrazano persero, nella battaglia a Monteaperti nel 1260 contro i Ghibellini, due figli. Anche Ser Chiaro da Verrazzano, un valido sostenitore della causa dei Guelfi, dovette fuggire a Roma e lasciare il Castello nelle mani dei Ghibellini vittoriosi. A Roma, il Cardinale Corsini, conosciute le vicissitudini di Ser Chiaro, decise di concedere la stella, mezza bianca e mezza gialla (i colori del Vaticano) alla famiglia Verrazzano in modo che venisse apposta sul loro stemma.

Più tardi quando la pace fu ristabilita e i Guelfi tornarono al potere, Ser Chiaro ritornò alla sua casa, ma durante il suo soggiorno a Firenze fu attaccato dai Masnadieri di Ricasoli e derubato di tutte le ricchezze che aveva accumulato a Roma. Ma anche in questa situazione, Ser Chiaro, seppe dimostrare la sua capacità di girare a suo vantaggio anche le situazioni più negative: I ladri vennero catturati ed egli ottenne molto di più di quanto gli era stato derubato. Naturalmente venne anche odiato e invidiato, per come era riuscito a rigirare la situazione a suo vantaggio e per la sua posizione nel governo e negli affari della città. Egli non fuggi quando i fiorentini riaffermarono la loro indipendenza, dopo la morte del santo imperatore romano, Enrico VI nel 1197 rimanendo a difendere la città. Suo figlio dimostrò il coraggio e la mancanza di scrupoli della famiglia scoprendo i principali responsabili del complotto e gli fece decapitare. Un destino ben diverso venne riservato al vero assassino che accoltellò la vittima – le sue mani vennero tagliate e rimasero esposte al pubblico per tre giorni mentre egli fu lasciato in strada e mori dissanguato. Poco più è saputo della famiglia Fiorentina dei Verrazzano perché la loro casa venne distrutta dal fuoco durante l’assedio degli imperiali alla città nel 1530, e tutti i documenti più importanti vennero distrutti. La famiglia Verrazzano ebbe un altare (ancora esistente) e varie tombe nella chiesa di Santa Croce a Firenze».

https://www.greve-in-chianti.com/it/castello_verrazzano.htm (a cura di Anna Maria Baldini)

GREVE IN CHIANTI (castello di Vicchiomaggio)

Dal sito www.tripadvisor.it Dal sito www.bestourism.com

«Le origini del Castello Vicchiomaggio, inizialmente denominato Vicchio dei Longobardi, risalgono all’incirca al 1400 come riportato su alcune antiche pergamene ancora oggi conservate. La sua ubicazione in cima ad una collina dominante tutta la Val di Greve – a soli 18 km da Firenze e 38 da Siena – si è rivelata nel corso dei secoli una posizione altamente strategica. Il Castello Vicchiomaggio, costruito in solida pietra il cui fulcro è l’alta torre merlata, conserva d’intorno abitazioni castellane e mura di difesa. Grazie ad attenti e minuziosi restauri, è oggi perfettamente conservato ed è stato riconosciuto monumento nazionale. Nel Medio Evo, il Castello Vicchiomaggio dimostrò l’importanza determinante della sua posizione giocando un ruolo fondamentale nella difesa di Firenze nei conflitti avvenuti con Siena. Successivamente assunse il carattere di Villa signorile rinascimentale e raggiunse il suo massimo splendore. Fu proprio in questo periodo che all’originario nome Vicchio fu posposta la parola Maggio, a ricordo delle maggiolate del Calendimaggio. Nella sua lunga e gloriosa storia, hanno soggiornato al Castello Vicchiomaggio numerose personalità, fra cui Leonardo da Vinci e Francesco Redi. Il primo, che vi soggiornò proprio nel periodo in cui stava dipingendo il suo capolavoro, la Monna Lisa, ne trasse un disegno maestoso e imponente che ritroviamo ancora oggi fra le sue carte personali; il secondo, accademico della Crusca, compose qui i versi della sua opera Il Bacco in Toscana, 1865».

https://www.vicchiomaggio.it/ita/castello.html

GREVE IN CHIANTI (castello di Vignamaggio)

Dal sito www.vignamaggio.it Dal sito www.terranostra.it

«La Villa di Vignamaggio, circondata da un elegante giardino all’italiana, sorge in una splendida cornice chiantigiana di oliveti e vigneti ed è una autentica e mirabile testimonianza del Vignamaggio modello di vita agreste rinascimentale. Il nucleo della villa risale al secolo XIV per opera dei Gherardini, a cui apparteneva la celebre Monna Lisa, la “Gioconda” di Leonardo da Vinci. I Gherardini erano una nobile famiglia toscana, probabilmente di origini etrusche o romane, che nella seconda metà del ‘200 prese a costruire il proprio castello a Montagliari su una collina dominante la valle del fiume Greve. Da questa posizione erano soliti assalire chi trasportava vettovaglie e mercanzie a Firenze, che, nel 1302, decise di porre fine a questi episodi, mettendo sotto assedio il castello e distruggendolo. In seguito i Gherardini si trasferirono sull’altro versante della vallata, a Vignamaggio, dove crearono il primo nucleo di quella che è l’attuale Villa. Vignamaggio toccò il suo massimo splendore verso la metà del XVII secolo ed appartenne ai Gherardi fino al 1832. Nel 1925 fu acquistata dalla contessa Elena Sanminiatelli, la cui famiglia restaurò il giardino all’italiana e la villa. Qui visse a lungo anche lo scrittore Bino Sanminiatelli. Dal 1988 Gianni Nunziante, l’attuale proprietario, ha riabilitato edifici e giardino e ha intrapreso un progetto di ristrutturazione dei vigneti e delle cantine. Da ricerche effettuate si sono ritrovati presso l’archivio Datini di Prato alcuni documenti riguardanti Vignamaggio. Uno di essi in particolare, datato 26 ottobre 1404, consiste in una lettera a Francesco Datini a firma di Amido Gherardini, proprietario della tenuta a quell’epoca, nella quale si parla di vino inbotato a Vignamag(i)o che ha celebrato dunque nel 2004 il secentenario di tale attività».

https://www.vignamaggio.it/italiano/vignamaggio-storia.html (a cura di Amidio Gherardini)

GREVE IN CHIANTI (resti del castello di Colognole)

Dal sito www.homeaway.co.uk Dal sito www.castellodicolognole.it

«Sulle incantevoli colline che circondano Greve si erge quello che doveva essere il Castello di Colognole, di cui rimangono tracce nella parte occidentale, dove si innalza una torre dal poderoso fabbricato in pietra» – «Three charming apartments in an authentic castle dating back to 12th C. in the typical green hills of Chianti Classico. The castle has undergone various restorations over the centuries which have highlighted its architectural features giving it a particular charm and giving its structure an aura of olden times. The castle itself is very picturesque, built in stone in a square hill overlooking Greve in Chianti. It has a peaceful and a dominating position in front of Montefioralle Castle. From the garden and the windows you have a magnificent, panoramic view of rolling Chianti hills, olive groves and vineyards».

https://www.about-chianti.com/greve-in-chianti – https://www.homeaway.co.uk/p91766

IANO (torri del castello della Pietra)

Dal sito www.montaione.net Dal sito www.montaione.net

«La Pietrina in antico era la Pietra, oggi invece con questo nome si chiama il colle opposto oltre il borro delle Penere ove resta solo un basamento di una torre di vedetta e in mezzo sono i due laghi dell’acquedotto del Comune di Montaione. Per la prima volta la Pietra è ricordata nel 1118, in un documento di una donazione di due case del borgo alla pieve di San Gimignano.Questo Castello è compreso nell’elenco del 1186 dei feudi concessi dall’imperatore Arrigo VI al vescovo di Volterra Ildebrando Pannocchieschi. Fu dominio di certi signorotti locali e nel 1198 fu venduto a Cavalcalombardo di Tignoso deinobili Cavalcanti di Volterra. Nel 1300 fu conquistato da San Gimignano e lo era ancora quando questa comunità si assoggettò a Firenze. Sul finire del secolo XIV tal Giovanni di Francesco de’ Rossi di Firenze con alcuni fuorusciti conquistò il Castello e il cassero della Pietra. Ma poi si arrese e firmò un atto promettendo di restituire il castello in cambio del perdono per le cose fatte. La chiesa dei Santi Andrea e Agata alla Pietra era sottoposta ai Camaldolesi della Badia dell’Elmo (Santa Maria di Adelmo). In un documento del 1234 fra Bartolommeo di detto monastero e il priore della Canonica di S. Mariano di Montignoso riferiscono della elezione a rettore della chiesa di S. Andrea e S. Agata alla Pietra del suddiacono Alberto del fu Uguccione.Con la fine del castello la parrocchia fu unita a quella di Iano come pure quella di Camporena. Ora restano due torri diroccate, la chiesina, la cantina e, da un costone roccioso, un panorama bellissimo sulla Valdera con la massiccia mole di Volterra, la torre di Montecatini Val di Cecina e anche il borgo di Laiatico».

https://www.montaione.net/wp-content/uploads/2013/03/La-storia-di-Iano.pdf (a c. di Rino Salvestrini)

IMPRUNETA (castello di Cafaggio)

Dal sito www.travideal.com Dal sito www.travideal.com

«L’alta torre del Castello di Cafaggio domina la collina di ulivi, vigneti e bosco a 350 metri sul livello del mare, e si affaccia a 360 gradi sul paese di Impruneta, su San Casciano e sulla valle della Greve. La villa risale al 1300 e ha visto nei tempi l’avvicendarsi di varie famiglie nobili. Dalla metà del ‘ 700 è di proprietà della famiglia Benci e tra gli illustri ospiti del castello, Giacomo Puccini vi trascorse numerose giornate dilettandosi nella caccia. Il bosco si estende per oltre 100 ettari ed è fonte di pregiato legname di cipresso e di una grande varietà di piante, fiori, funghi e animali selvatici. La casa principale, le case coloniche e gli annessi locali “da lavoro” (segheria, mulino, frantoio, tinaia, cantine, vinsantiere, granai, essiccatoi per la seta, forgia per gli attrezzi agricoli, pollai, stalle, porcilaie) hanno costituito fino al secolo scorso una sorta di “borgo” indipendente e autosufficiente dove si coltivavano e si lavoravano i prodotti necessari alla sopravvivenza e al mantenimento dell’intera comunità di contadini e artigiani qui residenti: dal vino, al vinsanto, all’olio d’oliva, al miele, alla seta, al sapone, alla legna, agli attrezzi agricoli, all’allevamento di tutti gli animali da cortile, da carne e da lavoro. Intorno al 1920 la coltura del giaggiolo dalle cui radici si ricavavano estratti per cipria e profumi, apportò notevoli risorse all’azienda. Nella cappella di famiglia venivano celebrati tutti i riti sacri, inclusi i matrimoni e i funerali della comunità. Durante la seconda guerra mondiale il castello, per la sua posizione strategica, fu requisito dalle truppe nemiche e, prima della ritirata, dato alle fiamme, domate con il coraggioso aiuto dei contadini,e dei paesani, limitandone così i danni. Oggi sono rimaste solo due famiglie di operai agricoli, ma la casa conserva tutti i segni della vita e delle attività passate».

https://www.castellodicafaggio.com/lng/sto_castello.php

IMPRUNETA (castello di Montauto)

Foto di Azzonzo, dal sito www.minube.it Dal sito www.castellomontauto.it

«Il Castello di Montauto sorge ad una quota di 168 m s.l.m. sulla sommità di un poggio conico che domina la via Chiantigiana. La posizione dominante sulla vetta dell’erto colle offre all’edificio un panorama vastissimo e oltremodo attraente verso l’Impruneta e il Chianti. Il Castello, nonostante le sue cospicue dimensioni, costituisce un elemento tutt’altro che vistoso nel panorama circostante, protetto da un folto parco di cipressi e lecci che si estende ben oltre il perimetro delle antiche mura. La cappella di Montauto è una chiesa seminascosta dalla vegetazione e sembra conservare ancora oggi, grazie ai restauri ottocenteschi a cura del Cav. Busi, il primitivo aspetto semplice ed austero di una volta. Al suo interno è possibile ammirare un affresco attribuito alla scuola di Giotto, mentre sopra il portone d’ingresso si trova un bassorilievo in terracotta della scuola di Luca della Robbia rappresentante S. Lucia. Il Castello di Montauto è un interessante monumento composito che riassume in sé aspetti dell’arte medioevale, rinascimentale e barocca; in altri tempi fu un fortissimo e maestoso castello che ha conservato nei secoli, malgrado l’avvicendarsi di proprietari, tanta parte del suo severo carattere originario. Fu comunque per scopi eminentemente difensivi, legati al controllo delle vicine località, che venne edificato nell’anno 980 d. C. A cavallo fra il XIII e il XIV secolo si attua il momento forse più drammatico della storia di Montauto che, come in precedenza fu verosimilmente coinvolto nelle lotte fra Guelfi e Ghibellini, sostenne in questo periodo un ruolo di protagonista negli scontri ancor più violenti fra Bianchi e Neri. Intorno al 1550, il Castello venne ampliato e trasformato in villa dai mercanti Ciaini per mano di uno fra gli architetti più in vista del momento, Domenico di Baccio d’Agnolo. La villa fu soprattutto ornata da numerose ed esuberanti Grottesche, affreschi che possiamo ritrovare nei corridoi vasariani degli Uffizi. Impreziosita da cornici, rilievi e fregi, Montauto rimase a lungo una delle più eleganti e prestigiose residenze del contado fiorentino».

https://www.castellomontauto.it/

INCISA IN VALDARNO (torre della Bandinella)

Dal sito www.lamiabellatoscana.com Dal sito www.lamiabellatoscana.com

«La Torre della Bandinella domina sulla città di Incisa Valdarno, costituendo un interessante punto di riferimento panoramico per la città, oltre che un’eccellente testimonianza dell’antico splendore dei piccoli borghi mercantili che fiorivano lungo le rive dell’Arno. La torre sorge sulla riva destra del fiume. Oltre che un importante bastione difensivo, quindi, rappresenta una costruzione di notevole importanza strategica. Dalla sua sommità, infatti, era possibile controllare le “Gole”, uno dei punti più stretti del trafficato corso d’acqua, che intorno al Medioevo era sicuramente tra le vie del commercio più importanti della Toscana. Attraverso l’Arno, infatti, transitavano le merci approdate da ogni parte del Mediterraneo nei porti tirrenici e dirette a Firenze. Il luogo dove venne edificata la Torre della Bandinella era anche prossimo al crocevia di due rilevanti strade, la via di San Donato e la via di Fondovalle, che collegavano Arezzo e Firenze. Infine, dalla struttura era osservabile il ponte sull’Arno, che divenne tristemente famoso per il suicidio di Lucrezia Mazzanti durante l’invasione spagnola, ma che fin dagli albori della sua costruzione era uno snodo largamente utilizzato per l’attraversamento del corso d’acqua. Il castello trecentesco che veniva un tempo sormontato dalla torre, che ne costituiva il mastio, apparteneva inizialmente alla famiglia dei Bandinelli, prima che Firenze prendesse possesso della zona. Sia la rocca che l’area circostante, così ricca di collegamenti e risorse, erano oggetto di numerose scorribande e continui saccheggi. Quando nel 1364 l’esercito Pisano ed un gruppo di mercenari inglesi invasero e depredarono il “mercatale” dell’Incisa, i Fiorentini decisero di intraprendere opere di fortificazione del borgo commerciale, che comprendevano la restaurazione della cinta muraria e di altre strutture preesistenti e l’innalzamento della torre. La Torre della Bandinella, di forma quadrata e con un apparato merlato sulla sua sommità, è oggi tristemente relegata al ruolo di piccionaia ed incorporata nel complesso di una casa colonica. Tuttavia la sua struttura architettonica risulta ancora molto ben conservata e lo sviluppo urbano di Incisa, che è rimasto piuttosto aderente a quello trecentesco, ha fatto si che la torre mantenesse la sua tradizionale posizione di prestigio».

https://www.toscanaviva.com/Incisa_Valdarno/torre_di_bandinella.htm

LAMOLE (castello)

Dal sito www.visitsitaly.com Dal sito www.lamole.info

«Fin da almeno l’anno 1000, il castello di Lamole era situato su un contrafforte sopra la valle del fiume Greve, proprio lontano da ciò che ora è la strada che conduce da Greve al villaggio di Lamole e avanti verso il Monte San Michele e il territorio senese attorno a Radda. Sebbene il castello di Lamole facesse parte della rete difensiva sul confine tra i territori di Firenze e di Siena, così come per molti altri edifici di questo tipo, le sue origini storiche sono andate perse fra gli oscuri eventi del 10° e del 12° secolo che portarono al fenomeno medievale dell’ “incastellamento” (fortificazione) degli edifici rurali. Il borgo ha una forma ellittica di circa 600 m di circonferenza e la maggior parte delle mura originarie del castello sono state per lungo tempo parte integrante delle case. Tuttavia, le mura antiche sono ancora visibili sul lato nord occidentale. Il villaggio è attraversato in lunghezza da due strette strade che collegano tre piazze minuscole. Nel 1250, il castello di Lamole diventò la sede della città di Lamole e parte dell’alleanza della Val di Greve, erede dell’antica alleanza del Chianti, responsabile di Firenze per il controllo e la difesa della regione del Chianti. Durante il quattordicesimo e il quindicesimo secolo, il castello di Lamole, insieme al castello di Panzano, era probabilmente uno dei centri militari più importanti nel territorio. I due castelli erano simili in termini di struttura fortificata distribuita attorno ad una serie di edifici importanti, esempi del tipico sviluppo architetturale medievale di edifici con torri e dell’entrata principale al castello. Il portale principale del castello di Lamole, simile a quello del castello di Panzano in termini di dimensioni e di tipologia di pietra utilizzata, è stato trovato all’interno di uno degli edifici del castello ed è in attesa di ristrutturazione.

Un documento fiorentino datato 23 agosto 1478 riporta che durante l’avanzata delle truppe aragonesi contro i senesi, il castello di Lamole fu assediato e bruciato. Fu ricostruito dopo che Firenze vinse la battaglia contro Siena e diventò ancora una volta un punto di collegamento nella catena del controllo fiorentino del territorio, portando avanti il suo ruolo amministrativo durante tutto il sedicesimo secolo sotto la signoria dei Medici. Poiché la sua importanza militare si affievolì con la sottomissione finale di Siena, il castello vide trasformarsi le proprie torri e le proprie “case lussuose” in residenze di campagna, che assunsero l’aspetto attuale. Furono costruiti nuovi edifici sopra le strutture medievali. Le rovine delle mura di difesa, abbattute durante le guerre, furono demolite e le relative pietre furono utilizzate per altri edifici. Il terreno ripido attorno al castello fu terrazzato per i vigneti, gli ulivi e la coltivazione dell’iris. I boschi di castagni con il legname da costruzione e le noci diventò una risorsa economica principale per gli abitanti. Dopo la Seconda Guerra mondiale, ci fu un movimento principale della popolazione italiana dalla campagna verso le città, e moltissime case rurali e residenze di campagna furono abbandonate. Ciò avvenne in tutta la zona del Chianti, compresa l’area attorno a Lamole. Negli anni ‘70, la parte principale del castello di Lamole fu acquistata da Vincenzo Marasco, un ingegnere, che incominciò a ristrutturarlo. Molte caratteristiche interessanti furono scoperte durante la ristrutturazione, compresa una finestra medioevale con un sedile al suo interno e il portale principale. Il borgo appartiene ancora in gran parte ai discendenti di Vincenzo Marasco che hanno aperto degli agriturismi e un ristorante».

https://www.lamole.info/it/castello_lamole.htm (a cura di Elena Spolaor)

LASTRA A SIGNA (mura)

Dal sito www.ilmiopaese.net Dal sito wakeupneo.blogspot.it

«Un borgo fortificato anteriore allXI secolo faceva parte dei possedimenti feudali dei Cadolingi di Fucecchio, passato poi ai Gangalandi, che lo tennero fino al XIII secolo. Per la sua posizione strategica sul corso dell’Arno, il borgo venne conquistato nel XIV secolo da Firenze, sicuramente prima del 1365, quando venne posto d’assedio dai Pisani. Nel 1377 la cinta muraria venne rifatta, dotandola di una merlatura e numerose torri. I lavori vennero conclusi tra il 1400 e il 1403, quando la città divenne uno dei più forti avamposti contro Pisa. Nel 1529 la cittadina oppose resistenza alle truppe imperiali diretti all’assedio di Firenze, ma venne presa e saccheggiata. Durante la seconda guerra mondiale andò distrutta la porta Fiorentina a sud-est. La forma delle mura è un trapezio irregolare e vi si aprono tre porte: Fiorentina a sud-est (distrutta), Pisana a nord-ovest e il Portone di Baccio a sud-ovest. Molto ben conservati sono i tre lati nord-ovest, nord-est e sud-est, mentre quello a sud-ovest è quasi completamente scomparso. Delle torri originarie ne restano otto, tutte a base quadrata. In seguito, forse in occasione della consultazione chiesta a Filippo Brunelleschi nel 1424-1426, la cinta venne arricchita di un apparato difensivo a sporgere, senza caditoie, il primo di epoca tardogotica che sia conosciuto in Toscana. Alcune difformità sono attribuite a una costruzione in periodi diversi oppure all’affidamento contemporaneo di vari lotti a diverse maestranze, o ancora a ricostruzioni e restauri. Le mura vennero edificate con bozze di pietra irregolari, con il classico aspetto esterno con scarpa, redondone, parete a piombo e beccatelli con archetti acuti in laterizio. La torre del tratto sud-est ha beccatelli triangolari ed una merlatura rifatta in epoca successiva. Nel tratto sud-ovest si vedono alcuni archetti a tutto sesto e il Portone di Baccio, privo di fronte interno. Il lato nord-ovest ha sempre archetti a tutto sesto ed è arricchito da tre torri e dalla Porta Pisana. Il lato nord-est è forse quello meglio conservato, sebbene il lato interno sia spesso nascosto da case costruite a ridosso; vi si trovano quattro torri e l’apparato a sporgere».

https://it.wikipedia.org/wiki/Mura_di_Lastra_a_Signa

LEGRI (fraz. di Calenzano, castello)

a c. di Fernando Giaffreda

LINARI (castello)

Dal sito www.camperdream.it Dal sito www.facebook.com/pages/Linari-Barberino-Val-DElsa-Un-Borgo-da-Salvare

«Borgo fortificato databile al 1072, si trova in posizione dominante fra le colline della Valdelsa, a controllo della strada per San Gimignano e Colle Val d’Elsa. Dal 1292 entrò a far parte della lega di San Donato in Poggio, traendone notevoli benefici, solamente con il dominio della repubblica fiorentina vi fu l’inizio del suo declino. Nell’Ottocento subì un’importante opera di restaurato, fu rimaneggiato con aggiunte neogotiche, secondo il gusto dell’epoca che purtroppo non ha risparmiato le strutture originarie medievali. Attualmente è caratterizzato dal cassero del castello che ospita varie residenze, tra cui spicca la casa “da signore” a pianta rettangolare, costruita in pietra e laterizio; le mura, di forma ellittica, sono scomparse, fatta eccezione per due torri e la base di una terza diruta; due importanti chiese, la principale di queste, all’interno del recinto fortificato, è quella di S. Maria, costruita sullo spiazzo della Rocca e in parte crollata, l’altra è quella di Santo Stefano che sorge fuori dalla cinta muraria, in stile romanico rurale trecentesco ad unica navata con annesso oratorio di S. Carlo Borromeo».

https://www.exploro.it/portal/content/?page=place-detail&id=69755&lang=it

LUCARDO (castello)

Dal sito www.tuscanfeeling.com Foto di Aldo Innocenti, dal sito www.ursea.it/gite/lucardo

«Sorge su una collina tra la Val d’Elsa e la Val di Pesa. Località di probabile origine etrusca, menzionata nei documenti a partire dal secolo VIII d.C. Le strutture architettoniche esistenti (mura, porta di accesso al borgo) risalgono ai secoli XIII-XIV, periodo di maggiore espansione e fioritura del borgo. Di probabile origine etrusca, Lucardo nasce quale borgo fortificato (castellare) già in epoca tardo-romana quando, decadute le antiche ‘villae’ romane (fattorie), queste vennero sostituite dalle ‘curtes’, borghi fortificati che sorgevano in posizione dominante sul territorio. Testimonianze documentarie attestano l’esistenza del castello di Lucardo a partire dall’VIII secolo: il più antico riferimento al luogo si trova infatti in una pergamena del monastero di San Bartolomeo a Pistoia risalente all’anno 775. Divenuto feudo dei conti Alberti di Certaldo (1191), dal Duecento Lucardo fu possesso dei Baldovinetti passando poi ai loro eredi – i signori di Montespertoli – e da questi ai Machiavelli, il cui stemma fu posto sulla facciata della chiesa del castello. Oltre ad alcuni tratti dell’antica cinta muraria – incorporati nella struttura delle odierne abitazioni – del borgo medievale si conserva la porta di accesso all’abitato, realizzata a conci di pietra arenaria: su di essa campeggiano due stemmi, uno appartenente alla famiglia dei Lucardesi l’altro alla famiglia dei Machiavelli. La vicina chiesa di San Martino e San Giusto conserva una piccola iscrizione che ne ricorda la fondazione al 1093 e un notevole dipinto su tavola, opera del pittore fiorentino Ridolfo del Ghirlandaio (prima metà del XVI secolo)».

https://www.empolese-valdelsa.turismo.toscana.it/i/3B6D29CC.htm

LUCIGNANO (resti del castello)

Foto di Sailko, dal sito https://commons.wikimedia.org Dal sito www.toscananelcuore.it/

«Il Borgo di Lucignano sorge sul crinale che divide le valli del Virginio e della Pesa; ebbe origini antiche, sicuramente etrusco-romane, ma conobbe la sua massima affermazione durante il Medioevo, periodo al quale risalgono le strutture architettoniche degli edifici situati nel punto più alto del paese. La Torre costituisce una delle poche testimonianze superstiti del Castello di Lucignano, luogo fortificato documentato dalla metà dell’XI secolo, già appartenente ai Conti Alberti, feudatari della zona grazie all’imperatore Federico I, e sotto i quali dalla metà del XII secolo, si ebbe il massimo sviluppo del borgo. Il Castello si trova citato fra quelli che si unirono in lega contro l’imperatore Enrico VII. La Torre, che presenta una struttura ampia e ben fortificata, è collegata in linea retta ai resti di altre due torri e alla canonica di Santo Stefano, anch’essa parte dell’originario castrum medievale. La struttura fu realizzata a filaretti di ciottoli fluviali con spigoli in arenaria e mattoni».

https://www.toscananelcuore.it/index.php?id=1617&lang=it

LUCOLENA (castello, castellaccio)

Dal sito www.tuscany-villas.it Dal sito www.lucolena.net

«Si tratta dei resti dell’antico castello, dal quale si sviluppò il paese omonimo e che sono stati inglobati in esso. Forse una delle porte del castello è rappresentata dall’arco che dalla piazza principale del paese porta nella piazzetta dove oggi si affacciano le abitazioni. La prima notizia scritta del castello risale al gennaio 1059, in una donazione di Pietro fu Guglielmo alla badia di Passignano. Nel 1302 il castello venne semidistrutto allorché tutta la contrada di Lucolena venne messa a ferro e a fuoco dagli Umbertini di Gaville, dai Cerchi e da altri banditi dal Comune di Firenze, e in seguito ricostruito. Le notizie di questo castello sono confuse nelle cronache medievali con quelle del precedente insediamento, detto “Castellaccio”, risalente al periodo etrusco-romano. Lo sviluppo del paese di Lucolena si deve all’abbandono, per cause sconosciute, del vicino “Castellaccio” all’inizio del XIV sec., e alla conseguente migrazione della popolazione verso l’abitato più a monte, che divenne il nuovo castello di Lucolena. … I ritrovamenti archeologici e le informazioni tratte dalla lettura stratigrafica degli elevati indicano la presenza di almeno tre fasi costruttive del primitivo castello di Lucolena: la prima costituita dall’edificazione qualitativamente molto raffinata della torre del cassero (fine XII secolo?); poi (vedi disegno in basso) lo sviluppo dell’area “D” con la costruzione di altre strutture e della prima cinta muraria con porta sul lato nord; infine lo sviluppo dell’abitato, poi fortificato con altre mura, della seconda torre e di altri ambienti. Dal centro dell’area “B” verso ovest è possibile,percorrendo un altro sentiero, scendere verso la chiesa di San Cristofano, la cui facciata si trova proprio sul sentiero, parzialmente inglobata in corpi di fabbrica più recenti ed oggi parte integrante della fattoria del Castellaccio. Il tipo di paramento murario dell’edificio appare piuttosto raffinato per la lavorazione e la finitura ed anche se non è possibile proporre una datazione certa lo si può ipotizzare come realizzato in Età medievale, in concomitanza con il periodo di maggior vitalità del castello il cui abbandono, come si è detto, è databile ai primi del XIV secolo. Osservando la pianta del sito è possibile riconoscere le differenti strutture presenti nell’area che si configura come il cassero ed in quella corrispondente al villaggio prossimo alla fortificazione e, con ogni probabilità, difeso da una cinta muraria …».

https://www.comune.greve-in-chianti.fi.it/ps/s/castelli-c – https://www.comune.greve-in-chianti.fi.it/ps/s/castelli-a

MAGNALE (fraz. di Pelago, resti del castrum Magnalis)

Dal sito https://wikimapia.org Dal sito https://wikimapia.org

«Sul luogo ove fu il forte castello di Magnale, su di un risalto che volge verso Vallombrosa (574 m.), oggi esiste soltanto la chiesa di San Niccolò, nel Medioevo dipendente dalla pieve di Pitiana, che conserva tracce dell’impianto romanico. Il castello di Magnale occupava la sommità di un risalto dello sperone degradante dalla Consuma tra i torrenti Vicano di S. Ellero e Vicano di Pelago, dove oggi si trovano una chiesa con adiacente cimitero ed alcune case (547 m s.l.m.). L’antichità del luogo, oltre dal toponimo di probabile origine etrusca, è confermata dal ritrovamento nei sottostanti caseggiati di Tremoleto e Paterno di un cippo marmoreo con iscrizione latina e di una statuetta in bronzo rappresentante un aruspice. È ricordato come castrum in un contratto di locazione del 1028 di terreni compresi nel piviere di Pitiana, col quale viene stabilito che l’annua pensione venga pagata nel castello di Magnale. All’inizio del XII secolo, la contessa Matilde ed il figlio adottivo Guido Guerra ipotecarono, il 20 novembre 1103, la metà del castello di Magnale al Monastero di Vallombrosa. Non è da escludere che sia stata questa cessione a dare origine a quei contrasti di giurisdizione sul castello di Magnale tra Vallombrosani ed i conti Guidi; contrasti che si riscontrano in diversi documenti della fine del XII secolo e dell’inizio del successivo. Infatti, mentre i pontefici Clemente III nel 1188, Innocenzo III nel 1198 e nel 1204 ed Onorio III nel 1296, confermavano agli abati di Vallombrosa il castello di Magnale, gli imperatori Arrigo VI nel 1191 e Federico II nel 1220 facevano altrettanto a favore dei conti Guidi.

Nonostante i diplomi imperiali, già dai primi decenni del XIII secolo troviamo Vallombrosa esercitare completa giurisdizione su Magnale ed il suo distretto del quale facevano parte anche Ristonchi, Pagiano e San Donato in Poggio: l’abate della congregazione fino dal 1226 portava anche il titolo di Conte di Magnale ed aveva autorità di nominare un Visconte per il governo di quel distretto. È molto probabile che al successo di Vallombrosa abbia contribuito l’appoggio non disinteressato del governo di Firenze per il quale allontanare i Guidi da Magnale voleva dire preparare il terreno per una graduale invadenza verso quel territorio. Infatti, nonostante l’acquisito diritto dei vallombrosani di eleggere il Visconte, o Vicario (giurisdizione mantenuta fino alla metà del XIV secolo) i monaci non poterono esimersi dal riconoscere la supremazia del Comune di Firenze: ciò si deduce non solo dallo statuto rilasciato nel 1253 per il castello di Magnale e per il suo territorio, ma anche dal fatto che molti Visconti vengono eletti tra gli appartenenti alle nobili famiglie fiorentine. Va segnalato che fin dal 1219 gli uomini di Magnale avevano costituito un loro comune di castello retto da consoli. Nel periodo delle lotte tra Guelfi e Ghibellini, Magnale è noto nelle cronache per aver dato asilo, dal 1248 al 1253, ai Guelfi temporaneamente espulsi da Firenze. Sul luogo ove fu il forte castello di Magnale oggi esiste soltanto la chiesa di San Niccolò edificata all’interno della struttura fortificata. Unici resti sono un tratto di muro perimetrale e tre ingressi ad archivolto ora completamente chiusi da terra e vegetazione».

https://wikimapia.org/20405041/it/Castello-di-Magnale

MALMANTILE (mura, castello)

Dal sito www.colonialvoyage.com Dal sito www.fototoscana.it

«Nel XII secolo viene stabilito un caposaldo militare lungo la Via Pisana (ora Vecchia Pisana) nel tratto fra Lastra e Montelupo Fiorentino, sul punto più alto del crinale che divide le valli dell’Arno e della Pesa, per controllare quell’accesso alla piana di Firenze. Nel 1400-03 si ha la fortificazione del caposaldo con la costruzione del castello di Malmantile. Il castello fu costruito su un colle, ben in vista, in posizione dominante sulla vallata. La pianta è quasi esattamente quadrata. Il tracciato delle mura, coronate da beccatelli a sostegno del cammino di ronda, simmetrico, con torri quadrate agli angoli ed al centro dei lati lunghi, e con due porte uguali all’estremità dell’asse longitudinale asse costituito dalla Via Pisana, rivela un’impostazione rinascimentale. Di grande interesse a livello di tecnica militare è l’ubicazione delle porte anteposte alla barriera delle mura, in modo da ottenere visuali a difesa radenti, espediente già impiegato nelle fortificazioni di Lastra a Signa. Inizialmente l’interno del quadrilatero non era edificato e l’ampio spazio ospitava in caso di necessità i rinforzi o altri contingenti che si ritiravano da altri castelli del territorio. Con il venir meno della funzione militare e più ancora con l’apertura del tratto di strada fra Porto di Mezzo e Montelupo, si accentua la posizione di isolamento del borgo di Malmantile. Lo sviluppo del dopoguerra ha alterato visibilmente l’equilibrio della zona intorno al castello con interventi certamente non appropriati sia all’esterno che all’interno delle mura. Nel 1969 la zona circostante il castello viene sottoposta a vincolo paesaggistico».

https://www.comune.lastra-a-signa.fi.it/schede/attivit_culturali/schedaimportata_890000512/?searchterm=malmantile

MARIGNOLLE (villa medicea)

Dal sito www.galliegueli.it Dal sito www.galliegueli.it

«La Villa Medicea di Marignolle si trova a pochi chilometri da Porta Romana, una delle antiche porte medievali di Firenze. La villa è quindi situata nella parte sud di Firenze fra il Galluzzo e Soffiano. La residenza costruita nel Trecento apparteneva alla famiglia Sacchetti a metà Cinquecento quando Francesco I de’ Medici la confiscò. La famiglia Sacchetti infatti venne accusata di far parte della Congiura dei Pucci del 1560 per uccidere il padre di Francesco I, il granduca Cosimo I. Francesco I de’ Medici la donò al figlio don Antonio. Don Antonio era figlio dell’amore illegittimo fra Francesco I e Bianca Cappello. L’architetto che si occupò della ristrutturazione della Villa di Marignolle fu Bernardo Buontalenti. Dal punto di vista architettonico, il progetto di Villa di Marignolle fu un passaggio fondamentale per l’architetto Buontalenti. Mentre per la Villa di Pratolino e la Villa La Petraia la struttura principale è un blocco unico, per Villa Belvedere e Villa di Artimino il blocco si allunga. Fra le prime e le seconde vi è il progetto di Villa Marignolle. La villa mantiene il muro merlato tipico delle case fortificate, ma la distribuzione delle sale interne segue una linea longitudinale e vi sono porticato e loggia. Dopo don Antonio, i Medici non ritennero la villa di particolare importanza e la vendettero nel 1621 a Piero di Girolamo Capponi. Il famoso letterato e politico Gino Capponi fu seppellito nella cappella della villa. Oggi la salma è nella Basilica di Santa Croce. Dal Novecento in poi la villa è appartenuta a vari privati, fra cui la famiglia Farinola, il senatore della Repubblica Ridolfi Luigi e l’antiquario Bellini. Dopo esser stata venduta all’asta, la villa è tuttora proprietà privata».

«Confiscata a Lorenzo di Piero Ridolfi nel secolo XVI da Francesco I de’ Medici, che la assegnò a don Antonio de’ Medici, figlio di Bianca Cappello, la villa fu ampliata su progetto di Bernardo Buontalenti. La villa, posta al centro di un vasto prato, è racchiusa da muri merlati che le conferiscono ancora oggi l’aspetto tradizionale della casa fortificata. Nella prima metà del secolo XVII, la villa con la fattoria annessa fu venduta alla famiglia Capponi, che mantenne intatto il suo aspetto originario. Più volte Galileo Galilei fu ospite in questa villa, come si desume dalle lettere che gli scrissero Antonio de’ Medici il 31 ottobre 1611 e il filosofo francese Marin Mersenne il 1 febbraio 1629».

https://www.tuscany-vacation.us/IT/vacanza_toscana/ville… – https://brunelleschi.imss.fi.it/itinerari/luogo/VillaMediceaMarignolle.html

MARRADI (castello di Castiglionchio o Castellaccio)

Dal sito https://ilkiblog.blogspot.it Dal sito https://ilkiblog.blogspot.it

«Il territorio risulta abitato fin dai tempi più antichi, probabilmente dai popoli Liguri, Etruschi e dai Galli. La costruzione della direttrice che collega Faenza a Firenze e Lucca risale probabilmente all’epoca Romana (circa 59 a.c.). In epoca Romana Marradi fu chiamato “Castello” (Castellum), e serviva da appoggio per i viandanti. Un podere posto alla destra del fiume Lamone, era chiamato “Marrato” cioè zappato. Da questo forse la derivazione del nome Marradi. Dopo le invasioni barbariche, principalmente Goti e Longobardi, il territorio passò sotto il dominio della Chiesa. Nell’epoca feudale furono fondate le Abbazie vallombrosiane di Santa Reparata e di Santa Maria di Crespino, e l’Eremo camaldolese di S. Giovanni di Valle Acerrata (oggi abbazia della valle). Appartenne poi dal 1164 ai conti Guidi di Modigliana, fino al 1312 quando, dopo una lunga contesa, passò sotto il dominio dei Manfredi di Faenza. Sopra l’abitato di Biforco, in posizione dominante, sono i resti del castello di Castiglionchio, chiamato anticamente “Castrum leonis”. Il fortilizio, di cui si parla in un documento del 1123, apparteneva ai Pagani, signori della Valle del Senio. Distrutto dai faentini in lotta con quella famiglia, il castello risorse e per la sua importanza strategica i Pagani lo posero sotto la protezione della Repubblica di Firenze che ne auspicava il possesso. Nel 1279 subì gravi danni per uno spaventoso terremoto che colpì il territorio di Marradi. Alla morte di Maghinardo Pagano (avvenuta nel castello di Benclaro a Sant’Adriano nel 1302) la rocca passò al nipote Bandino, priore di Popolano e attraverso i suoi eredi nelle mani di un Manfredi. Giovanni Manfredi, in lotta con i suoi parenti, signori di Faenza, continuò la politica di alleanza con i fiorentini, ma questi desideravano impossessarsi del suo territorio e lo imprigionarono. Nel 1428 inviarono le loro truppe ad assediare Castiglionchio, difeso dai fratelli del povero Giovanni, ma in breve fu conquistato con conseguente annessione di Marradi e degli altri suoi possedimenti a Firenze.

L’antico maniero di Marradi viene descritto dal Machiavelli come punto nevralgico per il controllo delle vie di accesso a Firenze: le strade del sale che dal mare Adriatico si innalzavano fino a raggiungere la località Alpe (ora passo della Colla 912 slm) dovevano sottostare al controllo di diversi punti di dogana sotto la super visione del Castello di Marradi. Il maniero, negli anni seguenti, seguì dunque le sorti di Firenze e dei suoi Signori, i Medici, che cacciati dalla città nel 1494 cercarono di riconquistarne il dominio con l’aiuto dei Veneziani. Invadendo parte della Romagna, le truppe giunsero a Marradi e posero l’assedio a Castiglionchio. I difensori del castello, stremati per mancanza di viveri e di acqua, riuscirono a sopravvivere con l’aiuto di alcuni valligiani e di un’abbondante pioggia che riempì le cisterne del fortilizio. Alla fine i veneziani, non riuscendo ad espugnarlo, si ritirarono. Quando Cosimo de’ Medici venne eletto duca, concesse ai Fabbroni di Marradi, suoi fedeli sostenitori, il controllo della rocca di Castiglionchio, che successivamente venne disarmata perché non se ne servissero i nemici dei Medici. Così cominciò la lenta agonia del castello che un po’ alla volta venne spogliato delle armi e degli arredi: si ricordi ad esempio la supplica da parte degli operai della fabbrica del Monastero di Marradi al Granduca, perché facesse loro grazia delle due campane che si trovavano nella rocca (1565). Il tempo e i terremoti hanno ridotto il Castellone (così chiamato popolarmente) in un rudere; sono rimasti attualmente: un torrione quadrangolare sbrecciato (da poco restaurato), resti di un edificio rettangolare, resti di una base della cinta muraria e le uscite del camminamento sotterraneo, anche se interrate».

https://castelliere.blogspot.it/2013/03/il-castello-di-venerdi-29-marzo.html

MARTIGNANA (torrino dei Sogni)

Dal sito www.plantago.it Dal sito www.plantago.it

«Oltrepassato San Frediano e Poggio Secco, in prossimità del confine del Comune di Empoli con Montespertoli, è possibile discendere verso la Valdorme. Il sentiero, che probabilmente ricalca il tracciato di un’antica direttrice viaria a mezza costa, costeggia un piccolo poggio dove, completamente nascosto dall’alta vegetazione, si trova il torrino cosiddetto “dei Sogni”, già possesso dei conti Ravegnani. Si tratta di un’antica torre di avvistamento. Nei pressi del torrino si trovano anche i resti del castello dei conti Ravegnani, signori di Martignana, che tra l’XI ed il XII secolo si spartivano il territorio empolese insieme ai conti Guidi e Alberti».

https://www.empolese-valdelsa.turismo.toscana.it/i/24F47372.htm

MERCATALE IN VAL DI PESA (castello Il Palagio)

Foto di Vignaccia76, dal sito it.wikipedia.org Dal sito www.castelloilpalagio.it

«Il Palagio si trova a Mercatale – già Mercatale dei Campoli, importante centro nato come conseguenza della forte crescita economica del XIII secolo come punto di scambio per i castelli della zona – nel cuore del Chianti Fiorentino. La prima menzione del Castello risale al 1252, sebbene il primo insediamento nella zona sia molto più antico. Diversi eventi hanno segnato la storia di questo fortilizio che per la sua mole e la sua imprendibilità resistette a numerose incursioni nel corso dei secoli; infatti la poderosa base a scarpa e le possenti mura quadrilatere sovrastate dalla torre centrale, che serviva da avvistamento e da mastio unita alla valentia dei difensori, impedirono lo strazio e le distruzioni che subirono altri edifici della zona. Nel 1260 i Ghibellini, dopo la vittoria nella battaglia di Montaperti, devastano l’area distruggendo il vicino villaggio di Campòli, ma il Palagio rimase indenne come durante la calata in Italia dell’Imperatore Arrigo VII. Pochi anni dopo, nel 1320, il castello fu ampliato, raggiungendo dimensioni ben più ampie delle attuali. L’anno 1326 vede le incursioni e le distruzioni del signore di Lucca Castruccio Castracani, che a lungo sostò nei dintorni, mentre cinquant’anni dopo presso il vicino Ponte di Romagliano – oggi nel territorio di Sambuca Valdipesa – l’esercito del capitano John Hawkwood (Giovanni Acuto) fu fermato dalle milizie del Buondelmonti provenienti dal Palagio; ormai la fortezza con le sue mura imprendibili era luogo di difesa usato anche come trampolino di lancio per azioni offensive, oltre che anello fondamentale nella catena difensiva che da San Casciano giungeva, passando per Mercatale, a Sant’Andrea a Fabbrica.

L’edificio nasce ad un piano, posato al di sopra al redondone in pietra della base scarpata ed è ancora visibile traccia della copertura a capanna originaria ripetuta anche sulla torre, ove però era in legno come si usava al tempo. Dopo l’ampliamento del XIV secolo tutta un’ala viene rialzata con conseguente demolizione dell’antica copertura, sostituita con struttura piana anche sulla torre, a sua volta elevata di un piano. La struttura originaria non era dotata di merlatura, quella esistente è parte della ristrutturazione neo-gotica effettuata alla fine dell’Ottocento. Appartenuto inizialmente alla famiglia Visdomini di Petrojo (da cui discese il patrono del Chianti San Giovangualberto) e successivamente ai Canigiani che possedevano anche il castelletto di Montefolchi, Il Palagio fu per due secoli della Repubblica Fiorentina. Con la rinascita granducale e la fine delle continue emergenze militari, anche Il Palagio, per mano dei nuovi proprietari Baroni Miniati, si trasforma in villa e si arricchisce di opere d’arte, mentre nuovo impulso viene dato all’agricoltura ove la vite e l’ulivo fanno la parte del leone. Quello che vediamo oggi al Palagio è in gran parte conseguenza del restauro di un secolo fa e sebbene molte parti del fabbricato rivelano ancora le antiche strutture, altre sono frutto dell’ondata romantica medievaleggiante che dominò l’architettura dei primi del novecento. Col restauro si dette nuovo impulso anche alla vasta tenuta, per cui a lato nascevano nuovi locali per la fattoria con il frantoio, le nuove cantine ed i magazzini dove, a distanza di 120 anni, ancora si vinifica con criteri tradizionali ed il vino porta ancora l’emblema di questa antica fortezza a cui per la maestosità e l’importanza, fu imposto il nome de Il Palagio».

https://www.tuscany-charming.it/it/localita/sancascianovaldipesa.asp

MERCATALE IN VAL DI PESA (torre Luciana)

Dal sito www.torreluciana.it Dal sito www.torreluciana.it

«Del borgo di Luciana è rimasta solo la Torre. È questa che si staglia sulle colline, lungo la strada provinciale di Testi in direzione di Greve in Chianti. Attuale proprietario della struttura è il cementificio Sacci che nel ’92 ha ristrutturato l’antica struttura della Torre concessa poi in comodato all’Università di Siena, fino al 2003, per realizzarne un osservatorio naturalistico e, appunto, astronomico. Sulla sommità, nel lato sud, è stata realizzata anche una finestra aperta sul cielo pronta ad ospitare un telescopio. Della presenza di Luciana, della torre e di un borgo, si hanno notizie fin dal IX secolo. Sembra che fosse un castello edificato dai Lodolingi o dai Longobardi. Nei secoli ha avuto diversi proprietari: nel Medioevo i Bardi ne fecero una residenza estiva, nel XVII secolo i Pitti ne fecero vario uso: dapprima una villa, poi una fattoria, poi una casa colonica. A questo periodo risalgono le strutture che da sud si accostano alla Torre. Di questo periodo è anche il nome Luciana; pare che fosse dovuto ad un errore di trascrizione di carte topografiche dell’epoca per le terre dove abitavano le genti di Luciano. Al bordo della collina che ospita la Torre è stata posta, in occasione del restauro del 1992,una gigantesca scultura di Mauro Staccioli, a forma di falce. Negli anni 90 un gruppo di studenti, di astrofili e di appassionati si è avvicinato alla Torre, sotto la guida dell’Università di Siena e dell’entusiasmo del professor Vincenzo Millucci. Attualmente la struttura è gestita dal Comune di San Casciano, che l’ha destinata alle attività astronomiche degli astrofili dell’Osservatorio di Torre Luciana».

https://www.torreluciana.it/l7_page.asp?LANG=IT

MEZZOMONTE (villa Corsini)

Dal sito www.bella-toscana.com Dal sito www.villacorsini.com

«Villa Corsini Mezzomonte a Impruneta è un superbo esempio di palazzo di campagna. La Villa era un tempo al centro di una fattoria che si estendeva tra vigneti e uliveti, otto chilometri a sud di Firenze, tra Grassina e Impruneta. Villa Corsini gode di una meravigliosa locazione in una delle poche incontaminate valli attorno a Firenze. La sua importanza risiede, oltre che nella bellezza dei giardini, del parco e dei saloni, negli affreschi che la ornano: dipinti durante il XVII secolo, essi sono espressione dell’arte di alcuni fra i migliori maestri dell’epoca, Giovanni di San Giovanni, Michele Colonna, Pandolfo Sacchi, Domenico Cresti detto Il Passignano. Le origini della Villa sono molto antiche: la tradizione vuole che appartenesse ai Buondelmonti intorno all’anno 1000. L’edificio originario era una fattoria fortificata: merli possono essere notati nei muri a meridione. La struttura architettonica della Villa risale al XIV secolo. Nel Trecento venne costruita una prima abitazione signorile dalla famiglia Barducci Ottavanti. Fu costruita su blocchi di “pietra forte” a mezzo della collina (o mezzo monte). Il piano originale era quadrangolare, con un cortile centrale, in tipico stile rinascimentale. Fu verso il 1480 che l’acquistò Lorenzo il Magnifico, ma la tenne poco, il 15 Aprile 1483 la vendette a Bernardo del Nero. Passata in seguito in eredità alla famiglia Ridolfi, essi la vendettero ai Panciatichi, che per primi iniziarono una vasta opera di trasformazione della villa in senso rinascimentale, verso il 1580. Fu Bartolomeo Panciatichi, splendido gentiluomo di Pistoia, a dare alla villa un aspetto eccezionalmente fastoso. La villa da allora si staglia compatta sul panorama delle colline del Chianti, con una torretta rialzata (forse un retaggio dell’edificio trecentesco) e con le tipiche finestre inquadrate da cornici grigie che risaltano sull’intonaco bianco.

Carlo di Bartolomeo Panciatichi vendette la casa nel 1629 al principe Giovan Carlo de’ Medici. Magnifico signore del suo tempo, colto e raffinato, abbellì ulteriormente la Villa e la adoprò per riunirvi la sua famosa quadreria e organizzarvi feste e divertimenti. I bei saloni a meridione con soffitto a cassettoni sono le sale decorate più antiche della Villa: di notevole interesse gli inediti cicli di affreschi rappresentanti scene dell’Orlando Furioso, della Gerusalemme Liberata e di Apuleio, che rappresentano, come da recenti studi, il più vasto e circostanziato ciclo di pitture murali mai realizzato in una casa di campagna. Il cardinale vendette la Villa al marchese Andrea del senatore Neri Corsini nel 1644. I lavori di carpenteria promossi da Carlo de’ Medici si conclusero nel 1632 e da allora si aprì il cantiere per la decorazione ad affresco degli ambienti. Furono chiamati alcuni degli artisti più in vista della scuola pittorica fiorentina del primo Seicento, come Giovanni da San Giovanni e Francesco Albani, autori degli affreschi mitologici nella sale adiacenti al vestibolo d’entrata (La Cacciata di Ebe e L’Assunzione di Ganimede quale Coppiere di Zeus), mentre Domenico Cresti detto il Passignano dipinse al centro della grande galleria un Dio Cronos e altre figure allegoriche. Pandolfo Sacchi completò la galleria con soggetti architettonici in trompe l’oeil tra i quali figurano anche tralicci, animali e personaggi agresti, in un complesso programma iconografico dedicato alla vita di campagna, al trascorrere dei mesi e delle stagioni, a divinità rurali; lo stesso autore dipinse anche le lunette della Sala di Amore e Psiche. Fu opera invece del pittore Cecco Bravo e aiuti la decorazione dell’ala meridionale con il ciclo ad affresco dedicato alla letteratura, un tema che qui trova una delle trattazioni più vaste a complete di tutta l’area fiorentina. Vi sono rappresentate scene dell’Orlando Furioso e della Gerusalemme Liberata. Altri artisti non identificati dipinsero scene di caccia con minuti paesaggi che ricordano la scuola fiamminga, molto popolare all’epoca».

https://www.impruneta.com/it/villa_corsini.htm

MOLINO DEL PIANO (castello di Torre a Decima)

Dal sito www.gonews.it Dal sito www.castellitoscani.com

«Torre a Decima sorge sopra il paese di Molin del Piano. Da Firenze è raggiungibile facilmente seguendo la Via Aretina verso Pontassieve seguendo poi le indicazioni per Molin del Piano. In paese troverete la segnaletica per il castello. Nel cuore dell’antico feudo dei conti Guidi, poi dei Vescovi di Firenze, ai piedi del Monte di Croce, sorge questo imponente maniero, un tempo avamposto del potere feudale nel contado di queste terre. Le sue origini risalgono al XII secolo, fu proprietà della famiglia dei Saltarelli, signori e notai locali poi emigrati a Firenze, che ampliarono le strutture originarie di quello che oggi è il nucleo centrale, turrito e merlato. Nel XV secolo l’interno venne abbellito da porticati e loggiati secondo lo stile ed il gusto rinascimentale mentre esternamente il perimetro murato fu a sua volta circondato da massicce opere bastionate in pietra. Tutto questo si deve quasi sicuramente ai nuovi proprietari dell’epoca, i Pazzi, le cui insegne – due delfini che si affrontano – ancora oggi marchiano il castello. La vicina cappella, di origine medievale, è dedicata a S. Maria Maddalena de’ Pazzi che qui soggiorno nel XVI secolo. La leggenda vuole che dopo il fallimento della congiura del 1478 ordita dalla famiglia contro i Medici, la famosa congiura de’ Pazzi che costò la vita a Giuliano fratello di Lorenzo, Torre a Decima divenne il loro rifugio. Il castello è oggi residenza privata visitabile solo dall’esterno».

https://www.castellitoscani.com/italian/torre_decima.htm

MONSANTO (castello della Paneretta)

Dal sito www.tripadvisor.co.uk Dal sito www.paneretta.it

«Il Castello della Paneretta sorge nella zona del Chianti Classico, alle pendici occidentali delle colline che dominano la Val d’Elsa guardando verso San Gimignano. Fu costruito intorno a un’antica torre d’avvistamento, dopo che i Ghibellini, all’indomani della battaglia di Montaperti nel 1260, diedero ordine di abbandonare il Castello di Cepparello, borgo di rilievo e fortezza della zona. Fu così che la torre si ingrandì e assunse a sua volta importanza. I primi proprietari furono i Vettori. L’ultima erede, Maddalena, portò in dote nel 1577 il castello al marito, Ludovico Capponi. I due coniugi lo restaurarono completamente e diedero a Bernardino Poccetti, importante pittore manierista, l’incarico di affrescare il loggiato del cortile interno. La Paneretta divenne in quell’epoca luogo di passaggio di artisti e letterati, tra cui Girolamo Muzio, che le dedicò un poema e vi rimase fino alla morte. Anche la produzione vinicola è attestata da documenti a partire dal 1596. Nel 1669 Cassandra Capponi portò in dote al marito, Marchese Carlo Riccardi Strozzi, sia il castello sia una ricchissima collezione di codici, pergamene e libri che in seguito, andarono a costituire il nucleo principale della biblioteca Riccardiana di Firenze. Gli Strozzi conservarono la proprietà fino al 1984, anno in cui subentrò la famiglia Albisetti. Con i suoi 309 ettari (di cui la maggior parte a bosco), la Paneretta è una delle più grandi aziende agricole della zona. Produce annualmente 900 ettolitri di Chianti Classico da 22 ettari di vigneto».

https://www.paneretta.it/www.paneretta.it/Home_Italia.html

MONTAIONE (palazzo Pretorio)

Dal sito www.toscananelcuore.it Dal sito www.comune.montaione.fi.it

«In Toscana, il Palazzo Pretorio rappresentava l’edificio in cui risiedeva il governatore, che solitamente apparteneva a una famiglia nobile, e da cui amministrava il territorio. Il Palazzo Pretorio di Montaione, le cui origini – secondo le documentazioni ritrovate – risalgono al 1257, si può ammirare in Via Cresci, 15 nel Centro Storico del paese. L’edificio si sviluppa su tre piani collegati tramite una scala. Al piano terra si trovano tre salette con all’interno delle vetrine contenenti elementi della fauna della Valdelsa e una serie di minerali e fossili rinvenuti nelle cave e miniere dei dintorni. Al primo piano, nello spazio occupato della Biblioteca Comunale (oggi trasferitasi in Via Marconi) si trova una parte della collezione di reperti archeologici Libici non esposti nel Museo Civico. Infine, al terzo piano, oltre all’archivio storico, si trovano alcuni reperti archeologici di origine etrusca e romana non ancora catalogati. Dimora di numerose famiglie nobili della Toscana tra cui Michele di Giovanni De’ Medici nel 1370, divenne poi luogo di soggiorno del Principe di Toscana Pietro Leopoldo. Fino al 1847 il Palazzo fu residenza del Magistrato Municipale e nel 1848 ospitò la Pretura. In epoca recente, dopo l’Unità d’Italia, il Palazzo divenne sede dell’Ufficio Postale e del Telegrafo, dove al primo piano si trovava la residenza del gestore dell’ufficio Postale, mentre il secondo piano era destinato all’archivio. Dopo un ampliamento dell’ufficio Postale eseguito nel 1961, i piani superiori furono destinati prima alla scuola di Avviamento Professionale e poi alla scuola Media Inferiore. Più tardi nel 1971, furono trasferiti l’ufficio Postale e la scuola e il Palazzo Pretorio divenne sede della Biblioteca Comunale, mentre il secondo piano venne adibito all’Archivio Storico».

https://www.visitmontaione.com/it/cosa-visitare/palazzo-pretorio.html

MONTEFIORALLE (castello)

Dal sito www.tuscanypictures.com Dal sito www.montefioralle.info

«”Sorto in epoca imprecisata, il Castello di Montefioralle era dotato di due giri di mura cui furono poi addossate le abitazioni. È ritenuto uno dei più antichi villaggi del Chianti, fatto risalire ai tempi etrusco-romani. Da Montefioralle si ebbe poi un flusso di emigrazione verso la più comoda pianura e nacque il centro di Greve, proprio come successe a Fiesole con Firenze. Le mura si sviluppavano su un perimetro ottagonale e in parte furono abbattute insieme alle torri durante i mesi dell’assedio di Firenze dalle truppe dell’imperatore Carlo V. L’aspetto attuale risale al ‘500 quando alle mura si addossarono le case costruite con il materiale residuo delle torri distrutte. Nel 1630 viene cambiato il nome in Montefioralle. Nell’800 viene distrutta la porta principale con suo ponte levatoio per una sorta di rinnovamento e ristrutturazione dello spazio tipiche dell’epoca. Tra le due guerre, per mano dell’architetto fiorentino Sabatini, soprintendente dell’opera del Duomo, vengono eretti l’attuale villa e i locali della fattoria. La fama enologica di Montefioralle è secolare e vi si produce un ottimo vino. Da visitare la Chiesa di S. Stefano con opere d’arte del 1200 e 1400 e la Pieve di S. Cresci a Montefioralle, posta fuori le mura del borgo, che è una delle chiese più antiche del Chianti. La struttura attuale risale al secolo XII. È caratterizzata da un portico all’entrata con due aperture a bifora. All’interno il presbiterio È sostenuto da 4 colonne e da 6 semicolonne” (a cura di Anna Maria Baldini). Il borgo di Montefioralle è degno di una visita per il suo „castello”, il clima piacevole ed il panorama stupendo. È da raggiungere facilmente da Greve, o a piedi dopo una passeggiata in salita di 20 minuti o velocemente in macchina. Da Montefioralle c‘è una passeggiata interessante per le strade secondarie fino a Panzano. Una casa situata lungo l’interna strada circolare di Montefioralle è segnata come casa nativa di Amerigo Vespucci. L’entrata è da riconoscere alla vespa e la V della famiglia Vespucci. I passaggi freschi e le case costruite su archi rappresentano uno degli esempi migliori dell‘architettura rurale del medioevo in Toscana che si trovano in ottimo stato di conservazione».

https://www.greve-in-chianti.com/hiking-localities/Montefioralle/Montefioralle-ital.htm

MONTEFIRIDOLFI (castello di Bibbione)

Dal sito www.justdog.it Dal sito www.castellodibibbione.com

«Eretto dai Cadolingi di Montecascioli, il Castello di Bibbione è documentato in antichissimi manoscritti fin dal 997 col nome di Castrum Bibionis. Munito di una cinta muraria, che nel passato serviva quale ultima difesa dei suoi abitanti, il Castello domina un borgo medievale e antiche case situate lungo il pendio della collina, le cui terre raggiungono la sottostante via Cassia e al fiume Pesa. Le fondamenta del Castello risalgono al IX secolo, la costruzione fu ultimata nell’anno 1000, mentre i primi nuclei in pietra e sasso delle case coloniche risalgono alla seconda metà del XIII secolo. Nel Rinascimento, furono tolti i merli e la fortificazione fu trasformata in residenza di campagna. Una particolarità del Castello è il passaggio sotterraneo che si snoda per centinaia di metri fino alla piana del fiume. Questo passaggio segreto, certamente usato durante gli assedi per gli approvvigionamenti, è stato esplorato soltanto nel suo primo tratto. Dal 1124, i nuovi proprietari delle terre, i Buondelmonti, ripristinarono l’antica sentinella in rovina. E Bibbione divenne così uno dei quattro Castelli Buondelmonti, collegati tra loro e costituenti un quadrilatero a difesa della Valle del Pesa: Castello di Bibbione, Castello di Montefiridolfi, quello di Pergolato e quello di S. Andrea a Fabbrica. I Buondelmonti, inoltre, fecero costruire la piccola chiesa di Santa Maria tra il XII ed il XIII secolo a ridosso delle mura del Castello. E nell’anno 1142, inaugurarono il ricovero di San Jacopo dei Calzaiuoli per i pellegrini. Nel 1469, la proprietà fu venduta a Guido Sforza Aldobrandeschi. Nel 1511, Niccolò Machiavelli acquistò il Castello e la fattoria (possedendo egli beni paterni a circa 6 km di distanza da Bibbione in Sant’Andrea in Percussina, nello stesso comune di San Casciano), usandolo come dimora di caccia. I Machiavelli rimasero in possesso dell’insieme di Bibbione fino al 1727, anno in cui morì l’ultimo della Casata, Francesco Machiavelli, che lasciò erede del nome e dei beni il cugino Giovanni Battista Rangoni, nobile modenese discendente dai Machiavelli, che ereditò il Casato e l’arme dei Machiavelli assumendo il nome Rangoni Machiavelli. Il complesso di Bibbione risulta nel suo insieme vincolato dal 1913, e quindi sotto la tutela della Soprintendenza dei Beni Ambientali e Architettonici di Firenze e Pistoia. Tuttora della famiglia, m.sa Antonella Rangoni Machiavelli ha curato personalmente i restauri del Castello e del borgo cominciati nel 1985».

https://www.castellodibibbione.com/itPhotogallery.htm

MONTEFIRIDOLFI(castello di Montefiridolfi)

Dal sito https://commons.wikimedia.org Dal sito www.geoplan.it

«La frazione di Montefiridolfi appartiene al comune di San Casciano in Val di Pesa, in provincia di Firenze, nella regione Toscana. Montefiridolfi dista 6 chilometri dal medesimo comune di San Casciano in Val di Pesa cui essa appartiene. Il Castello di Montefiridolfi è situato fuori dall’attuale abitato vi si accede al termine di un piccolo viale di cipressi. Si presenta come una massiccia costruzione con gli angoli contraffortati. Il castello, a pianta trapezoidale, è dotato all’interno di due cortili, oltre a quello della canonica parrocchiale, muniti ciascuno di un pozzo artesiano (che hanno dato origine ad una vecchia filastrocca popolare dal sapore di leggenda: “Monte montoro, entro tre pozzi un vitello d’oro”). I cortili inferiori furono realizzati quando la struttura cambiò di uso, da presidio militare a villa e fattoria. Sul cortile superiore è impostata la torre, probabilmente in origine isolata, che con i corpi circostanti aveva la funzione di cassero. La sua altezza fu notevolmente ridotta e la parte terminale venne intonacata. Nel corpo dell’edificio si aprono pochissime aperture per lo più localizzate a livello del piano terra. Ai piedi del castello è posta la Chiesa di Santa Cristina».

https://www.macinello.com/montefiridolfi.html

MONTEGUFONI (castello)

a c. di Fernando Giaffreda

MONTELUPO FIORENTINO (villa medicea dell’Ambrogiana)

Dal sito www.montelupo.com Dal https://artesalva.isti.cnr.it

«La villa medicea detta l’Ambrogiana è collocata alla confluenza dei fiumi Arno e Pesa nel comune di Montelupo Fiorentino, in provincia di Firenze. Il granduca Ferdinando I ne commissiona la ricostruzione alla fine del XVI secolo. Tra gli architetti coinvolti nel progetto di ripristino dell’edificio emerge la figura di Raffaello Pagni, collaboratore di Bernardo Buontalenti. Nel XVII secolo la struttura è collegata tramite un lungo corridoio ad un convento di padri alcantarini. Nella seconda metà del XIX secolo la villa e i suoi annessi sono trasformati in manicomio e in seguito in ospedale psichiatrico giudiziario, loro attuale destinazione. Posta sulla riva sinistra del fiume Arno, lungo il tragitto fluviale che da Firenze conduce a Livorno, la villa Ambrogiana, un tempo florida residenza di caccia medicea, è oggi sede di un Ospedale Psichiatrico Giudiziario posto sotto la gestione del Ministero di Grazia e Giustizia. Lo stato di decadenza che connota attualmente l’imponente edificio, destinato da oltre un secolo ad usi impropri, non ha tuttavia svilito il suo aspetto sobrio e grandioso, memore delle scelte politiche e progettuali dei signori di Toscana. Al pari delle altre residenze medicee extraurbane l’Ambrogiana faceva infatti parte di quel sistema di ville-fattorie che, sorte in funzione celebrativa del potere dinastico, mutarono nel tempo le loro funzioni divenendo delle vere e proprie aziende produttive. La fattoria e il podere dell’Ambrogiana divennero proprietà medicee a partire dal 1573. Ferdinando I de’ Medici, già cardinale a Roma, e dal 1587 granduca di Toscana, commissionò l’edificazione della villa, sorta su un preesistente casino signorile. Il nuovo edificio fu dotato di quattro torri angolari e di un chiostro centrale con cisterna. Nel 1574 è documentato nella fabbrica Giovanni Antonio Dosio, incaricato della progettazione dello scalone esterno della villa. Gli interventi strutturali principali furono tuttavia condotti tra 1587 e il 1590. Nello stesso periodo fu organizzato l’impianto del giardino e messa mano all’accesso della villa dalla parte del fiume Arno, dove Giovan Battista Ferrucci del Tadda realizzò una grotta decorata di spugne, fossili e bassorilievi.

In questa fase costruttiva lavorarono al cantiere i principali architetti attivi a Firenze alle dipendenze del granducato. A partire dal 1588 capomastro del cantiere è Raffaello Pagni. La presenza del Pagni all’Ambrogiana induce a ritenere plausibile la partecipazione ai lavori, come supervisore, di Bernardo Buontalenti il quale era solito contribuire progettualmente alla realizzazione degli edifici medicei, per poi lasciare l’esecuzione dei lavori ai suoi allievi e collaboratori. L’influenza buontalentiana fu mantenuta negli anni seguenti grazie al coinvolgimento dell’ingegnere e architetto di corte Gherardo Mechini. Alla fine del ‘500 l’edificazione dell’edificio poteva ritenersi conclusa, come testimonia la lunetta dedicata all’Ambrogiana dipinta da Giusto Utens (1599-1602 ca). La sua posizione strategica, la vicinanza al corso del fiume e la possibilità di usufruire degli appezzamenti boschivi, rendeva questa residenza extraurbana particolarmente comoda per i soggiorni di svago della corte e le fugaci soste di viaggiatori e ospiti dei granduchi, di passaggio tra la città di Firenze e quella di Livorno. L’uso occasionale dell’edificio da parte dei sovrani si rispecchia chiaramente nello scarso ed effimero patrimonio mobile registrato all’interno della villa tra la fine del ‘500 e i primi decenni del ‘600, consistente in suppellettili e utensili associati alla pratica venatoria, armi da caccia e opere di facile rimozione come paramenti tessili e arazzi. A partire dalla seconda metà del Seicento, sotto il governo di Cosimo III, la villa fu al contrario arricchita in modo considerevole di opere d’arte legate agli interessi del duca per le scienze naturali: dipinti di nature morte e vive, composizioni di frutti e fiori, paesaggi, caccie ecc., trovavano posto sulle pareti dei principali saloni di rappresentanza. … Nel 1860 la villa diventò proprietà dello Stato italiano e fu sottoposta prima al Ministero dell’Interno, poi a quello di Grazia e Giustizia. Nel 1884 il complesso fu definitivamente trasformato in manicomio criminale. Questa conversione comportò la perdita dei giardini e l’avvio di una fase di utilizzi impropri e degradanti per l’immobile: il quartiere detentivo fu distribuito non solo presso le scuderie, ma anche lungo il corridoio di connessione tra la villa e l’ex chiesa dei padri alcantarini; all’interno dell’edificio alcune stanze vennero usate come magazzini, altre mutate nella loro conformazione per servire come uffici amministrativi e caserma, funzioni che svolgono anche nella fase attuale».

https://artesalva.isti.cnr.it/it/ambrogiana-montelupo

MONTERAPPOLI (torrino)

Dal sito https://marescomartini.blogspot.it Dal sito www.gonews.it

«Monterappoli, situato sulle dolci colline tra la Val d’Orme e la Valdelsa da cui si può ammirare uno splendido paesaggio della campagna Toscana, deve il suo nome al longobardo Ratpaldus (dal quale Mons Ratpaldi). Monterappoli nel XII secolo era un antico castello dei Conti Guidi circondato da mura, e venduto a Firenze nel 1255. Monterappoli si raggiunge da Empoli percorrendo la Via Salaiola (un tempo importante strada della Toscana di transito per il commercio del salgemma proveniente da Volterra), e attraversando le località Corniola e Poggimele dove si trovano splendide ville come la Villa Del Vivo, la Villa Il Terraio e il Torrino di Montepaldi. A Monterappoli altre ad alcuni resti delle antiche mura, vale la pena visitare la chiesa di San Lorenzo del XII secolo e la Chiesa romanica di San Giovanni Battista, risalente al XII secolo e costruita interamente in cotto».

https://www.visitvaldelsa.com/toscana/11-comuni-della-valdelsa/empoli/cosa-visitare-nei-dintorni/monterappoli.html

MONTESPERTOLI (castello di Fezzana)

Dal sito www.fezzana.it Dal sito www.portale-hotel.com

«Castello dell’epoca medicea situato sulle belle colline del Chianti fiorentino in mezzo a vigneti e uliveti. È possibile ammirare un bellissimo panorama a 360° costellato di castelli e torri. Il castello di Fezzana è del 1200, ben conservato e ben restaurato».

https://www.fezzana.it/pag1x.htm

MONTESPERTOLI (castello Sonnino)

Dal sito www.scuole-montespertoli.it Dal sito www.tuscanypass.com

«Il castello di Montespertoli – il cui nucleo originario doveva trovarsi nell’alta casa di signori posta in direzione di Firenze, divenuta in tempi più recenti di proprietà di Galli Tassi e quindi dei baroni Sonnino – apparteneva ai signori di Montespertoli, un ramo cadetto degli Alberti, famigli Ghibellina come tutti i maggiori feudatari. Ciononostante Montespertoli è menzionato tra i castelli all’indice nella lega contro l’imperatore Arrigo VII; divenuto quindi alleato di Firenze contro Castruccio Castracani, dopo la battaglia di Altopascio nel 1325, seguì le sorti della Repubblica fiorentina. Invaso di nuovo nel 1368 dal Patriarca di Aquileia e l’anno dopo da Giovanni Acuto che mise a ferro e fuoco cascinali e casali, nel secolo XV è podestà del Comune Bonaccorso Pitti. Alla fine del secolo XIV con l’estinzione della antica famiglia, l’ultimo discendente maschio Ciano d’Agnolo nominò suoi eredi Lorenzo e Boninsegna, figli di Filippo Machiavelli, trisavolo di Niccolò. Così la famiglia Machiavelli, che già possedeva ab antiquo molti beni in questo territorio, acquistò la proprietà del castello di Montespertoli, il giuspatronato su diverse chiese e il beneficio di alcuni superstiti diritti feudali a memoria dei quali appose il proprio stemma sulla gola del pozzo nella piazza del Mercato, chiamata poi piazza Machiavelli. Anche se la sede della Lega prima del 1500 fu il vicino castello di San Piero in Mercato, Montespertoli grazie alla sua posizione geografica privilegiata sulla via Volterrana, lentamente lo sostituì fino a divenire il centro dell’attività commerciale e industriale del Comune. Per la comodità degli accessi fu qui trasferito l’antico mercato settimanale dal quale aveva preso il nome la pieve di San Piero. Lo sviluppo di Montespertoli, un tempo costituito da alcune case arroccate sulla parte orientale intorno al castello sulla via Fiorentina, avvenne verso occidente con la costruzione di nuovi fabbricati sulla piazza. Nel Settecento e nell’Ottocento questa località iniziò ad assumere una fisionomia simile all’attuale, con la costruzione di nuove case sulla via Volterrana fino a circondare la parte occidentale della nuova piazza del Mercato (attuale piazza del Popolo), e con la creazione dei borghi delle Case Nuove e della Fornace verso Castelfiorentino. Non rimane traccia dell’antico ospedale menzionato in un antico documento del 1367; l’originaria chiesa parrocchiale di Sant’Andrea, un tempo cappella del Castello, non più adibita al culto, fu sostituita dall’attuale chiesa nel secolo XVI, ingrandita e restaurata dopo l’ultima guerra. In essa sono ospitate formelle del romanico fonte battesimale di Santa Maria e Coeli Aula e un trittico attribuito al Maestro della Misericordia e Niccolò Gerini, proveniente dall’oratorio di San Paolo».

https://www.tuscany-charming.it/it/localita/montespertoli.asp?screenwidth=800

NIPOZZANO (castello)

Dal sito www.frescobaldi.it Dal sito www.orientepress.it

«Posto sulla sommità di una collina che domina la confluenza tra Arno e Sieve, a circa 350 m. di altitudine, il castello di Nipozzano già verso la fine del Trecento era stato trasformato dagli Albizzi in splendida dimora signorile, abbellita ancora nel corso dei secoli fino all’inizio del Seicento e solo in tempi recenti (1925) è passato ai Frescobaldi. Purtroppo il castello per gran parte distrutto dalle mine nel 1944 e successivamente restaurato, conserva solo in parte le strutture originarie. Esso infatti era dominato dalla possente mole quadrilatera del cassero ricordata fino al 1371 e circondato da due giri di mura. Della dimora voluta dagli Albizi rimangono ancora vari elementi architettonici riferibili al Quattrocento. Completamente rimontata è la chiesa di S. Niccolò. Il castello rappresenta il fulcro di un piccolo borgo circoscritto da una cinta muraria. L’insediamento è tipico del periodo medievale con il cassero edificato in posizione dominante rispetto agli altri edifici, tra i quali troviamo anche la chiesa di San Niccolò, che si sviluppano lungo la strada di accesso. La signoria dei Guidi sopra il castello di Nipozzano fu confermata dai diplomi imperiali del 1164, 1191 e 1220 ma venne meno prima del 1225 dal momento che di Nipozzano non si fa menzione nell’atto con il quale i cinque figli di Guido Guerra si divisero i beni aviti in questa parte del contado.

A Nipozzano i Guidi ebbero possessi fondiari dal 1062, come risulta da un contratto col quale un conte Guido acquistò la ‘quarta parte di due porzioni del Poggio già castello posto a Nipozzano e circondato da fossati’. Da tale documento dovremmo anche ricavare che il castello di Nipozzano esistesse fino dalla prima metà del secolo XI e che avesse subito una distruzione, per essere poi più tardi ricostruito. Lapo da Castiglionchio afferma che il castello passò sotto il controllo dei da Quona i quali lo avrebbero poi ceduto insieme al suo distretto all’Abbazia di San Fedele a Strumi. La notizia relativa al possesso da parte dei da Quona non trova riscontro nei documenti, mentre consta che nel 1218 l’abate di San Fedele, per pagare un debito contratto con la famiglia Adimari, fu costretto a concedere in affitto per il periodo di cinque anni, tutte le terre, case e vigne che l’abbazia possedeva a Nipozzano (concessione ripetuta anche nel 1275). Nel 1283 i monaci rinunciarono infine al loro patrimonio di Nipozzano cedendolo a Bindo de’ Cerchi in cambio di terre più vicine alla città. A Nipozzano è attestata la presenza di un comune castrense sin dalla fine del XII secolo (1199). Risalgono al XV secolo due caminetti, un architrave ed un lavabo conservati nei locali del cortile al secondo piano, tutti di chiara ispirazione michelozziana. Il più interessante fra tutti è il lavabo che ha un architrave abbellita da una fascia di ovuli sotto la quale si innesta un fregio con rosetta centrale, palmette e motivi floreali, che poggia su due lesene analoghe a quelle che sostengono una bifora della facciata di San Bartolomeo a Monteuliveto, una delle ultime opere del Michelozzo. L’aspetto attuale del castello è il risultato di una ingente opera di restauro eseguita nel dopoguerra. Il piano terreno è costituito da alcuni locali seminterrati e da un grande cortile circondato da un camminamento ad U e terminante su un lato con una torre vedetta. Al centro di questo un piccolo portale in pietra immette nel cortile superiore dove si trovano tre locali ed una scala che conduce al piccolo ballatoio su mensole».

https://www.my.tuscany.it/cornucopia/castelli/pela/cstnipoz.htm

PANZANO IN CHIANTI (castello di Panzano)

Dal sito www.chiantiworld.it La torre del cassero nella foto di Vignaccia76, dal sito it.wikipedia.org

«Il castello è la parte più in alto e la più antica di Panzano. Sono ancora conservate buona parte delle mura che cingevano il poggio; su due lati però sono state diminuite in altezza mentre nella parte sud-est mancano del tutto. Si sono conservate anche delle torri d’angolo tra cui una è stata riutilizzata come campanile della chiesa di santa Maria mentre un’altra ancora conserva l’apparato a sporgere. La struttura interna del castello è semplice; dall’unica porta di accesso, che in origine forse presentava un’antiporta, attraverso un’unica strada si arriva ad una piccola piazzetta sulla quale si affaccia il cassero. Il cassero è costituito da un’alta torre che si eleva più in alto di tutti gli altri edifici. All’interno del castello sono presenti altri edifici interessanti tra cui va segnalato quello posto accanto alla porta di accesso che presenta un palese carattere medievale. Tutti gli edifici del castello per l’accuratezza del paramento murario e per la foggia degli archivolti fanno datare al XII secolo le strutture del castello di Panzano. Costruito ed appartenuto da sempre alla famiglia Firidolfi o da Panzano (che, secondo alcuni autori, inurbatisi a Firenze hanno dato il nome all’attuale Via Panzani), alla metà del XIX secolo è passato in parte per successione ed in parte per riacquisto dai Conti Mancini alla famiglia Buoninsegni (poi Tadini Buoninsegni) cui è appartenuto fino alla seconda metà del XX secolo. Poco fuori del castello era situata l’antica chiesa dedicata a Santa Maria che alla fine del XIX secolo venne sostituita dall’attuale. Fuori dal castello, lungo la via di accesso che segue il crinale della collina, già nel XII secolo è accertata la presenza di un borgo come riportato in un documento del 1146, burgus de castro de Panzano. Il borgo e il castello formano quello che attualmente è il cosiddetto Panzano Alto. Il borgo di Panzano è articolato su due strade che partendo da una piazzetta salgono parallele fino al castello. Tra gli edifici del borgo alcuni mostrano caratteri riferibili al XVII o al XVIII secolo anche se da sotto alcuni intonaci cadenti si affacciano strutture medievali».

https://it.wikipedia.org/wiki/Panzano_in_Chianti

PELAGO (castello dei conti Guidi)

Dal sito www.comune.pelago.fi.it Dal sito www.my.tuscany.it

«Il castello medievale, il cui circuito murario doveva svilupparsi in forma ellittica sopra un ciglione sporgente verso il torrente (309 m s.l.m.), sorse al centro di diversi insediamenti più antichi attestati dalla ricca toponomastica latina, dai ruderi di un bagno romano alla periferia del castello stesso e dall’antica pieve di San Gervasio a Sorgano situata nella collina di fronte in località La Pieve. Tra le carte della Badia di Vallombrosa esistono diversi atti stipulati nel castello di Pelago: il più antico è del 1089, i successivi del 1132, 1178 e 1229; altri invece furono scritti nel foro di Pelago e portano le date 1188, 1319 e 1347. Generalmente si ritiene che in origine questo castello sia appartenuto ai conti Guidi per il fatto che diversi beni donati al monastero di Vallombrosa dagli stessi, erano compresi nelle corti di Magnale, Altomena e nel distretto di Pelago; ed inoltre perché gli stessi Guidi possedevano il giuspatronato delle vicine pievi di San Gervasio a Sorgano e di San Lorenzo a Diacceto. Ma questa supposizione, sebbene valida per alcuni aspetti, non è del tutto convincente, anche perché più manifesta è l’autorità esercitata sul castello di Pelago dalla famiglia Cattani. Infatti, all’inizio del XIII secolo troviamo un Ranieri di Guidalotto da Pelago, ritenuto il capostipite dei Cattani da Pelago e da Diacceto, il quale, oltre a diversi possedimenti nella corte e distretto di Pelago, deteneva anche una parte di giuspatronato della chiesa del castello: possedimenti e giuspatronato che nel 1207 detto Ranieri donerà al priore dei Camaldolesi.

Non solo, ma l’influenza dei Cattani sul castello appare ancora più evidente nei secoli successivi: infatti, quando nel 1413 il pontefice Giovanni XXIII accordò alla chiesa di San Clemente, situata nello stesso castello, il titolo di pieve sottomatrice, lo fece accogliendo un’istanza presentata da un Paolo di Zanobi dei Cattanei. Ed ancora: nel 1445 la famiglia Cattani, trovandosi in lite con i Camaldolesi, con i vescovi di Fiesole e con la Repubblica di Firenze, al fine di poter conservare i propri diritti sulla chiesa del castello di Pelago si rivolse al pontefice, asserendo che tanto il castello, quanto il palazzo ivi esistente e la torre ad esso contigua, da tempo immemorabile dipendevano ed erano posseduti da essi Cattanei e che loro spettava il diritto di nominare il rettore della chiesa parrocchiale. E il pontefice Eugenio IV, con Breve del 13 aprile diretto al vescovo fiesolano, riconobbe e confermò tutti questi diritti ai Cattani richiedenti ed ai loro discendenti. Tornando al castello, considerando i documenti a nostra conoscenza, sembrerebbe che esso non abbia avuto una grande importanza dal lato militare. Infatti, l’unico episodio per il quale è ricordato nelle Cronache è l’occupazione da parte dei Guelfi esiliati da Firenze dal 1248 al 1253. La chiesa dedicata a San Clemente, nel 1276-77 era suffraganea della pieve di San Lorenzo a Diacceto; all’inizio del XIV secolo, come abbiamo visto, fu elevata a matrice; nel 1506, essendo crollata la pieve di San Gervasio, vi fu trasferito anche il titolo di questa. All’inizio del XIII secolo è documentato che i proprietari del castello fossero i Da Diacceto.

Il primo perimetro delle mura castellane, nonostante guasti anche recenti, è definito dall’andamento delle pareti tergali degli edifici che costituiscono un nucleo compatto attorno alla chiesa di San Clemente. In questo nucleo l’episodio architettonico di maggior rilievo è costituito dal palazzo dei Da Diacceto – oggi sede comunale – probabilmente il nucleo del cassero. Al primo sarebbe seguito un secondo circuito murario, sviluppato verso sud e completato dopo la metà del XIV secolo. Alla seconda metà del XIV secolo risale, con probabilità, la ristrutturazione del palazzo dei Da Diacceto. Nell’atrio di ingresso del palazzo tre peducci di semplice forma trapezoidale, posti in corrispondenza della scala che dà accesso al piano superiore, potrebbero essere i resti di un ballatoio di sostegno per la scala che portava ai piani alti. La forma dei peducci è identica a quella dell’unico rimasto nelle rovine del palatium del castello di Vicorati a Dicomano, databile dopo il 1353. Al XIV secolo risalgono i due portali architravati, posti ai due lati dell’atrio d’ingresso, con stipiti a conci di pietra forte e lunette a tutto sesto, tipici delle case-torri trecentesche. Al piano superiore un’altra porta presenta caratteristiche trecentesche con architrave e profili in pietra serena, mensole geometriche agli angoli superiori e cornice decorata a dentelli. Il muro a sinistra del passaggio voltato che introduce nella piazza del castello, formato da grossi conci di alberese dove si vede una finestra tamponata, sembra essere ciò che resta di un’antica torre».

https://www.my.tuscany.it/cornucopia/castelli/pela/cstpelag.htm

PETROGNANO (ruderi delle fortificazioni di Semifonte)

Fonte della docciola nella foto di Vignaccia76, dal sito it.wikipedia.org Dal sito www.portalbagnano.com

«Semifonte fu una città fortificata, che sul finire del XII secolo, divenne una fiera avversaria di Firenze. Oggi è solo il toponimo di una località nei pressi di Petrognano, frazione del comune di Barberino Val d’Elsa, in provincia di Firenze. … Il periodo in cui le principali strutture architettoniche del nuovo centro vengono realizzate va da 1177 al 1187. Poter definire con certezza com’era strutturata la città è impossibile sia per la mancanza di evidenze archeologiche sia per la mancanza di qualunque documento redatto antecedentemente la 1192, anno di ingresso della badia a Passignano nella vita della città. La mancanza di documenti è dovuta a due fattori: il primo sta in una naturale selezione della documentazione mentre il secondo è che, in tutte le città di nuova fondazione, nei primi anni di vita vengono sempre prodotti pochi documenti. Quello che è possibile fare sono solo delle supposizioni, partendo dalle poche tracce rimaste. Nel 1187 si può ipotizzare che fossero state costruite almeno due porte difensive chiamate porta di Bagnolo e porta di Tezanello, nomi derivanti dai due nuclei abitati posti ai limiti del perimetro e nella direzione in cui si aprivano le porte. Secondo l’ipotesi del Salvini le mura, in realtà, non vennero mai completate e si preferì sfruttare la naturale scoscesità dei fianchi della collina.

Quello che sembra certo è che, al momento della capitolazione, fosse rimasto in piedi solo un tratto delle mura mentre il resto della collina sarebbe stato difeso da dei fossati. La presenza dei fossati era fondamentale per delimitare i limiti dell’abitato, ed il loro scavo precedeva sempre la costruzione delle mura. Questo è un fatto tipico delle città di nuova fondazione; infatti i fondatori avevano il compito di costruire le porte ed i fossati per delimitare il castello e poi era compito degli abitanti costruire la cinta muraria difensiva che, proprio per questo, aveva dei tempi di costruzione molto più lenti. Ad esempio, alla metà del Trecento, a circa cinquanta anni dalla sua fondazione, Scarperia, ancora non era dotata di una cerchia muraria, anche se ciò non le impedì di difendersi egregiamente durante l’assedio delle truppe milanesi nel 1351. Sicuramente c’erano zone in pieno sviluppo edilizio ed altre ferme. Da atti notarili sappiamo che esistevano degli agglomerati definiti borgo, termine evidentemente riferito a delle aree urbane in divenire, tra le quali spiccano il Borgo di Cascianese e il borgo di Maglianese. I nomi di questi due borghi permettono anche di fare un’altra ipotesi: gli abitanti dei suddetti dovevano provenire rispettivamente da Casciano e da Magliano, due villaggi posti nelle vicinanze, i cui abitanti probabilmente vennero obbligati ad inurbarsi e che, nel 1202, costituivano il 20% circa della popolazione semifontese. L’aver raggruppato le persone in base al luogo di provenienza servì a favorire la coesione tra gli abitanti ma era anche dovuto ad altri motivi, come ad esempio il mantenimento dei diritti degli immigrati sulle proprie pertinenze nei luoghi di origine, dove rimanevano iscritti fiscalmente. Insomma, il popolamento di Semifonte seguì le stesse modalità riscontrabili, ad esempio, a Cuneo, Alessandria, Cherasco e all’Aquila: l’inurbamento più o meno forzoso degli abitanti dei villaggi vicini.

Ricostruire topograficamente l’insediamento è impossibile ma è possibile ipotizzare lo sviluppo degli spazi insediativi interni ottenuto attraverso il preventivo tracciamento delle strade interne, che erano condizionate dall’andamento del terreno. La città aveva una forma che Salvini definì stellata, a quattro punte: al vertice di ciascuna punta si apriva una porta. Al vertice nord si trova il toponimo La Porta, che non dà adito a dubbi. Questa porta era chiamata Porta al Bagnano o alla Fonte, da una fonte che si trovava dietro le attuali case, ed era situata all’altezza della terza curva dell’attuale strada rotabile. Da lì le mura seguivano l’andamento dell’attuale mulattiera che, andando verso sud, porta a Casa Pietraia e, infatti, lungo questa strada, affiorano delle fondamenta di mura nella zona di Fonte alla Docciola. Da Casa Pietraia le mura proseguivano fino al poggio di Pieve Vecchia, che era interamente circondato dalle mura e nel cui perimetro si apriva una porta detta Porta Razanella o Tezanella. Da questa porta le mura seguivano l’andamento del terreno e finivano all’altezza della casa San Niccolò, dove si apriva la Porta San Niccolò, punto obbligato di passaggio per chi veniva da Vico d’Elsa. Da San Niccolò le mura volgevano a nord-est fino a raggiungere il fianco meridionale della Rocca di Capo Bagnolo, che dovrebbe corrispondere al cosiddetto Tondo. La rocca di Capo Bagnolo sarebbe stata di forma quadrata ed era composta da torri d’angolo ed al centro da una torre maggiore di forma ottagonale il Cassero. Dal tondo le mura andavano vero est fino alla Porta Romana o Porta Grande. Questa porta sarebbe stata sormontata da una torre alta 69 metri chiamata Torre del Leone. L’esatta ubicazione di questa porta è difficile ma, probabilmente, sorgeva all’altezza dell’attuale tabernacolo di santa Caterina, nel punto cioè dove il vertice della collina è più stretto. Da lì le mura volgevano a nord-ovest e, seguendo l’andamento del terreno, si ricongiungevano alla Porta al Bagnano. Il perimetro delle mura della città era di poco inferiore a quello della Firenze contemporanea ma, trattandosi di una nuova fondazione, non poteva raggiungere la stessa densità abitativa».

https://it.wikipedia.org/wiki/Semifonte#Semifonte:_struttura_dell.27insediamento_e_organizzazione_degli_abitanti

PETROGNANO (torre del borgo)

Dal sito www.bbplanet.it Foto di Vignaccia76, dal sito it.wikipedia.org

«Fuori dalla porta Grande venne iniziato ad edificare anche un borgo in seguito fortificato, con una propria porta (Porta al Borgo), oggi denominato Petrognano. Del borgo, Pace da Certaldo ricorda solo che era molto allungato, senza dire quanto, e che le mura di cinta erano costituite dalle facciate posteriori delle case e dalle mura di sostegno degli orti. Oggi spicca la bella Torre del Borgo, la prima testimonianza che vede chi arriva da Barberino, ma nei campi sottostanti sono visibili i muri di sostegno degli orti descritti da Pace. Quelle mura circondano tutta la scarpata che è sotto la chiesa di San Pietro e da lì, verso nord-ovest, si ricongiungevano alla porta Grande. Le case del borgo erano probabilmente situate solo nella parte più ristretta del terreno».

https://it.wikipedia.org/wiki/Semifonte#Il_borgo

PIANCALDOLI (rocca di Caterina Sforza)

Dal sito www.progettoubaldini.it Dal sito www.ebay.it

«Castrum Plani Aldoli, nominato anche Plancaldoli, venne eretto nel 1101da Aldo degli Ubaldini. Nel 1187 Urbano III lo concesse alla Chiesa cervese mentre Federico II, nel 1220, lo riconsegnava agli Ubaldini ai quali lo toglieva nel 1244 Innocenzo IV concedendolo alla Chiesa imolese: Più tardi se ne impossessò Maghinardo Pagani che nel 1276 resistette validamente all’assedio portato dai Bolognesi collegati ai Fiorentini. Nel 1292 si sottomise al Comnue di Imola e agli Alidosi, sei anni dopo venne aasediato ancora senza esito dai Bolognesi, che riuscirono ad entrarne in possesso soltanto dopo la morte di Maghinardo, avvenuta nel 1302; nel 1311, infatti, il Comune di Bologna provvide a fortificarlo con una rocca, mantenendone il possesso fino al 1350, anno in cui fu occupato dal Durafort, conte di Romagna. Dieci anni dopo Innocenzo VI lo concesse a Gioacchino Ubaldini che nel 1362, morendo, lo donava al Comune di Firenze. Nel 1371 era comunque di nuovo soggetto ai Bolognesi ai quali lo toglieva nel 1405 il Cardinale Cossa per cederlo ai Fiorentini “et dengligo” annota un anonimo cronista bolognese “per cinque millia corbe de formento…”. Il dominio di Firenze sul castello durò circa settant’anni; nel 1473, infatti, Sisto IV lo concesse al nipote Girolamo Riario in quale cinque anni dopo incaricò Antonio e Francesco Marchesi di rinforzare e ampliare la rocca. Nonostante ciò nel 1488 venne assediato dai Fiorentini ed espugnato, rimase così definitivamente in possesso del Comune di Firenze.
Rimane la torre principale del complesso, cimata e fortemente rimaneggiata ma ancora leggibile per l’ingresso sopraelevato» -«…il papa nel 1405 riconsegnò la Rocca di Piancaldoli a Firenze. A questo punto della storia di Piancaldoli vi fu una serie di anni trascorsi in tranquillità, fino a quando, nel 1480, il conte Girolamo Riario, Signore di Imola, ricevette dal Pontefice, suo Signore, l’investitura dello Stato di Forlì, comprendente anche l’Imolese e Piancaldoli, suscitando l’ira di Lorenzo de’ Medici, le cui truppe affrontarono quelle del Riario proprio nei pressi della Rocca che sovrasta il paese che, dalla consorte del Riario, Caterina Sforza, prese il nome, in una battaglia nel 1488 in cui perse la vita un tale Cecca, inventore di catapulte ammirato in tutto il territorio fiorentino. L’episodio è narrato da Niccolò Machiavelli, che a Piancaldoli sostò durante un suo viaggio verso Imola, nelle sue Istorie Fiorentine».

https://www.progettoubaldini.it/eventi/castelli-ubaldini/61/piancaldoli.html – https://www.piancaldoli.it/storia.aspx?ID=4

PIEVECCHIA (castello)

Dal sito www.gatto.uon.it Dal sito www.gatto.uon.it Dal sito www.fattoriadigrignano.com

«Le prime notizie della Pievecchia, la quale mutua il nome appunto dalla vetusta pieve medievale che le sorge accanto, risalgono alla metà del 1600. Proprio in quegli anni infatti, quello che sarà poi il corpo centrale della villa perviene per lascito degli abati di Vallombrosa. Rimarrà di quell’ordine religioso per oltre un secolo, quindi passerà all’Arcivescovado di Firenze. Da allora la Pievecchia ha cambiato piú proprietà e dal 1999 fa parte della tenuta di Grignano» – «L’eccidio della Pievecchia. L’8 giugno 1944 un gruppo di partigiani proveniente da Monte Giovi penetra nella caserma della guardia nazionale repubblichina di Pontassieve e s’impossessa di armi e munizioni e si ritira a bordo di un camion. Alcuni carabinieri colgono l’occasione per disertare e si uniscono alla pattuglia partigiana. Lungo la strada del ritorno i partigiani si fermano alla Pievecchia. In una delle case vi trovano due soldati tedeschi e ne segue uno scontro in cui un soldato muore, mentre l’altro riesce a fuggire. Nella rappresaglia che segue i tedeschi rastrellano tutti gli uomini che possono trovare a Pievecchia e li uccidono a colpi di mitra nel giardino della villa del paese. 14 persone perdono la vita».

https://www.fattoriadigrignano.com/gallery_pievecchia.htm – https://www.resistenzatoscana.it/storie/l_eccidio_della_pievecchia

PONTASSIEVE (borgo, porte)

Porta Aretina, dal sito www.comune.pontassieve.fi.it Porta Filicaia, dal sito www.comune.pontassieve.fi.it

«Il comune di Pontassieve prende il suo nome dal ponte che collega Firenze con la Val di Sieve. Ha una popolazione di circa 20.000 abitanti e possiede importanti architetture come Palazzo Sansoni-Trombetta e la Pieve di San Giovanni a Remole. Le prime notizie sul territorio risalgono alla dominazione dei da Quona, una famiglia che attesta la sua presenza nell’area fin dall’XI secolo. Alla fine del XII secolo la nobile famiglia opta per il trasferimento a Firenze. È un fenomeno, quello dell’urbanizzazione delle grandi famiglie rurali, che risponde all’esigenza di non perdere il proprio prestigio sociale. Quello, infatti, è il periodo durante il quale Firenze comincia ad estendere i suoi domini sul contado e ad intraprendere azioni per “domare” le antiche famiglie feudatarie delle aree rurali. Quindi, nel 1207 i da Quona decidono di trasferirsi e vendono al vescovado fiorentino quasi tutti i loro possedimenti. L’odierna Pontassieve viene da subito considerata un’area strategica della massima importanza, convincendo i Fiorentini della necessità di una sua fortificazione. È così che si sviluppa il castello di San Michele Arcangelo (o Castel Sant’Angelo), sorto alla fine del XIV secolo con lo scopo di diventare uno il principale punto di riferimento per l’amministrazione del territorio circostante. Tre delle quattro porte della fortezza sono ancora oggi visibili: a sud Porta Filicaia, a ovest porta Fiorentina e a est porta Aretina o dell’Orologio. Con il passere degli anni, intorno all’importante Ponte sulla Sieve, che collega Firenze con il Mugello, il Valdarno ed il Casentino, sorgono numerose abitazioni e aggregazioni spontanee di botteghe e luoghi di commercio. Man mano che il centro si sviluppa, il nome Pontassieve si afferma gradualmente su quello di Castello di San Michele Arcangelo, a riprova dell’espansione del piccolo “mercatale”. Il secolo nel quale si registra comunque una crescita decisiva è senza dubbio il XVIII. È all’epoca del Granducato dei Lorena che vengono aperte due nuove strade, una per il Casentino ed un’altra per la Romagna. L’intensificazione dei traffici porta a Pontassieve un incremento sia economico che demografico, che trae ulteriore linfa dalla costruzione della ferrovia Firenze-Roma, nel 1859. L’importanza dello snodo ferroviario ha costituito anche un prezzo da pagare per Pontassieve. La città è stata infatti oggetto di pesanti bombardamenti durante l’ultimo conflitto mondiale».

https://www.toscanaviva.com/Pontassieve/

PONTASSIEVE (castello del Trebbio)

Dal sito www.geolocation.ws Dal sito www.vinoturismo.it

«Lasciando San Piero a Sieve attraverso il Bivio di Novoli ed immettendosi, sulla destra, nella S.S. 65 in direzione della Futa, dopo circa 700 metri si apre sulla sinistra una strada sterrata ma in buone condizioni che, superata la fattoria degli Ischieti, in 2 Km., conduce al Castello del Trebbio fra due filari ininterrotti di cipressi centenari. Il castello, uno dei pochi che abbia conservata quasi intatta tutta la severità di costruzione medievale, domina con la sua torre il piccolo villaggio circostante le cui abitazioni (oggi accoglienti soggiorni per agriturismo) vantano ospiti illustri sin dai tempi più remoti. Costruito tra il 1427 e il 1430 da Michelozzo Michelozzi su commissione di Cosimo il Vecchio de’ Medici, venne realizzato sui ruderi di un castello del 1000, a sua volta edificato in luogo di una torre longobarda del 700, posta presumibilmente a guardia di importanti strade romane, da cui il nome di “Trivio”. Luogo di villeggiatura e di caccia più che roccaforte medicea, malgrado l’imponenza delle strutture, durante la peste del 1476 ospitò, fra gli altri, Amerigo Vespucci poco più che ventenne. Nella prima metà del ‘500 vi dimorò fanciullo, Cosimo I, figlio di Giovanni delle Bande Nere, che sarebbe poi divenuto Granduca di Toscana e il vero fondatore dello Stato Fiorentino. Nonostante gli inevitabili interventi di restauro, il castello conserva tutta la sua originaria bellezza e se ne possono ammirare il giardino all’italiana con un bel pergolato quattrocentesco su pilastri cilindrici di cotto a vista e un orto conclusus medievale. All’interno si può vedere un cortile con loggiato a volte, una scala coperta da una tettoia sorretta da una colonnetta ed un antico pozzo circolare. Una lapide traccia la storia del Castello e dei suoi proprietari. …».

https://www.ilfilo.net/TREBBIO.HTM

POPPIANO (castello dei Guicciardini)

a c. di Fernando Giaffreda

POZZOLATICO (palazzo del Podestà)

Dal sito www.fabbricaimpruneta.it Dal sito www.fabbricaimpruneta.it

«Nel 1415 il Galluzzo divenne sede di podestà e venne utilizzata a uso della Podesteria una “casa da signore” della famiglia Canigiani. L’edificio ospitava tutti gli uffici della Podesteria e del Cancellierato e rimase tale fino all’inizio del Novecento. Il palazzo è famoso per i numerosi stemmi dei vari podestà che ornano la facciata. Si tratta di novanta stemmi in pietra e in terracotta invetriata. Suggestioni: il Palazzo per oltre quattrocento anni è stato il centro della vita civile e amministrativa dei territori circostanti, compreso quello di Impruneta».

https://www.fabbricaimpruneta.it/?idtema=1&page=informazioni&action=read&index=1&idinformazione=41

POZZOLATICO (villa De Larderel)

Dal sito www.santamariaulivi.com Dal sito www.agrariopozzolatico.it

«La costruzione risale alle seconda metà del Trecento, fu la più importante residenza dei Ricci, la ricca famiglia fiorentina che a Pozzolatico possedeva, nel sec. XVI, almeno quindici ville. La grande villa fu abitata dalla contessa di Mirafiori e Fontanafredda (Rosa Vercellana), e nella cappella fu celebrato, nel 1869, il suo matrimonio morganatico con Vittorio Emanuele II. Fu in seguito ristrutturata, sia all’interno che all’esterno, nel 1837 con il passaggio di proprietà. I conti De Larderel vi celebrarono, nel 1872, il matrimonio di una figlia con il conte Mirafiori. In seguito fu dimora di Francesca Bertini, famosa attrice del cinema muto. Attualmente ampliata mediante la costruzione di un edificio moderno è sede di un centro di riabilitazione funzionale. Nella parte antica sono visibili ambienti con stucchi ed affreschi. La facciata è settecentesca, l’edificio è ampio e presenta stupende sale. Ancora più splendido è però il corredo di giardini romantici di cui è circondata la villa e che comprendono un cottage (in decadenza) e un delizioso laghetto artificiale».

https://www.fabbricaimpruneta.it/?idtema=1&page=informazioni&action=read&index=1&idinformazione=40

REGGELLO (castello di Sammezzano)

Foto di Paebi, dal sito it.wikipedia.org Dal sito www.comune.reggello.fi.it Dal sito www.sammezzano.org

«Acquistato nel 1605 dal Cavalier Ferdinando Odoardo Ximenes d’Aragona, il complesso del Castello di Sammezzano deve il suo aspetto attuale agli interventi operati nell’800 da Niccolò Panciatichi, erede degli Ximenes. Egli era un grande estimatore della cultura e dell’architettura araba: all’esterno il modello della villa ricorda infatti il Taj Mahal; all’interno le sale, decorate da stucchi, sono ispirate all’Alhambra di Granada. Il castello è circondato da un parco, tra i più vasti della Toscana. Panciatichi vi mise a dimora piante esotiche e rare ed abbellì il parco con manufatti in stile arabo. Oggi molte delle piante originali non esistono più, alcune specie sono state nuovamente introdotte. Di particolare rilevanza è il gruppo di sequoie giganti, tra i più numerosi in Italia: 57 sequoie adulte (tutte alte più di 35 metri), una delle quali ha un tronco di circa dieci metri. Notevoli anche gli esemplari di cipresso di Lawson, riconoscibile per il colore argenteo della pagina inferiore delle foglie. Attualmente solo il parco è visitabile».

https://www.comune.reggello.fi.it/opencms/opencms/MenuPrincipale/Il_Territorio/Arte_e_cultura/Il_Castello_di_Sammezzano/

REGGELLO (torre del Castellano)

Dal sito www.torredelcastellano.it Dal sito www.storiaecultura.it

«In posizione dominante sulla valle dell’Arno, a nord-est di Incisa e a circa venti chilometri da Firenze sorge questa solida costruzione quadrilatera da considerare uno dei più bei castelli della zona. La Torre del Castellano domina la vallata ed il paese di Incisa da una posizione strategicamente ideale. Appartenne alla contessa Willa da cui passò al figlio, il marchese Ugo di Toscana, che nel 927 lo cedette al conte Guido Werre (Guido Guerra) dei famosi conti Guidi. Il possesso feudale fu riconfermato ai Guidi nel 967, nel 1191 (dall’imperatore Enrico VI) e da Federico II nel 1220. Più tardi la Torre passò alla famiglia dei Castellani, dei quali ancora oggi porta il nome: la loro floridezza iniziò nel XIV secolo con Lotto e suo figlio Vanni. Michele di Vanni di Lotto fu eminente figura nella vita della Repubblica Fiorentina nella seconda metà del XIV secolo. Nel XV secolo vi soggiornò Poliziano. Nel 1751 i Castellani furono annoverati fra i patrizi fiorentini e la torre fu gradualmente trasformata in una villa. Giunto nel XX secolo in condizioni precarie e modificato nella struttura originale da interventi successivi al suo decadimento, a cavallo della II guerra mondiale ha subito un importante restauro sotto la direzione della Sovrintendenza ai beni artistici. Da allora è residenza dei proprietari ed ha ospitato le cantine dell’omonima azienda agricola. Nel 1938 i proprietari ne affidarono il restauro alla Soprintendenza ai Monumenti. Il progetto di restauro fu redatto dall’architetto Guido Morozzi. Durante la seconda guerra mondiale il castello servì per difendere le statue degli Uffizi dal conflitto. Dopo la guerra ripresero i lavori di restauro. Si tratta certamente di una costruzione a preciso scopo difensivo, munita di due torri, una più massiccia sull’angolo di sud-ovest, abbassata nel secolo scorso, e l’altra più alta in origine avente funzioni di mastio, ancora dotata di apparato a sporgere con beccatelli. Tutto il perimetro della costruzione è dotato di scarpatura e alla sommità resta ancora parte della merlatura. Il complesso si presenta come un insieme di costruzioni di varie epoche, anche i capitelli che si fronteggiano all’interno della corte sono di diversa epoca e stile. Numerose aperture, frutto della conversione a dimora signorile prima e a fattoria poi, spezzano le massicce cortine murarie. Del periodo tardo-medievale è rimasta la forma quadrilatera con la bassa torre angolare e la bastionatura del basamento, e i sotterranei. Sulla torre più alta si trova ancora oggi un piombatoio. Un cortile interno, con archi sorretti da colonne ottagonali con capitelli scolpiti a foglie, immette ai tre piani superiori ed ai sotterranei.».

https://www.torredelcastellano.it/html/storia.html – https://www.torredelcastellano.it/html/struttura.html

RIGNANO SULL’ARNO (torre del Pian dell’Isola)

Dal sito https://en.wikigogo.org Dal sito https://en.wikigogo.org

«Intorno al 1580, la nobile famiglia dei Pepi acquistò inoltre alcuni possedimenti nel comune di Rignano sull’Arno. Tra questi, di elevato valore storico e culturale, è senza dubbio l’antica Torre del Pian dell’Isola, del 1100 d.C. circa, tuttora di proprietà della famiglia. Da lì a poco, iniziarono i lavori di costruzione della villa nel poggio di fronte alla torre; finita di costruire intorno all’inizio dei Seicento, la villa, diventò la casa di campagna nella quale la famiglia trascorreva i mesi autunnali; lo scalone di pietra presente nella facciata principale, che porta all’ingresso signorile, fa sì che venga considerata modernissima per l’architettura dell’epoca. Nel corso degli anni l’aspetto esteriore della villa mutò attraverso numerosi lavori di ristrutturazione ed abbellimento ad opera di vari discendenti; degni di nota sono l’apertura di un altro ingresso al piano terreno che dà accesso direttamente ai salotti ed alle stanze signorili e la ricostruzione della piccionaia, resa belvedere con colonnine di pietra e chiuso da finestre piombate dal quale si può ammirare il bellissimo panorama del Valdarno. Accanto alla casa, nel 1756, venne costruita una Cappella gentilizia dedicata a Sant’Anna, riedificata e dedicata anche a Sant’Antonio da Padova intorno alla fine dell’Ottocento; tuttora la famiglia vi svolge le proprie funzioni religiose. Intorno alla casa vennero costruiti, negli anni, numerosi annessi agricoli utili per la produzione della fattoria; di particolare interesse è senz’altro un’antica vasca d’irrigazione, alimentata da una sorgente privata, che durante i recenti lavori di ristrutturazione è stata adibita a piscina con sistema di filtri, lasciata però totalmente immutata nel suo fascino. Durante i meticolosi lavori di ristrutturazione, terminati nel 2009, sono state fatte numerose interessanti scoperte. Nella zona nord della villa sono state ritrovate tracce di un grosso incendio, accaduto intorno alla metà del Settecento, che con grande probabilità causò la rimozione di quasi tutti i caminetti della villa; l’unico ancora esistente, difatti, è quello della cucina. Tutte le stanze, incluse quelle della servitù ai piani alti, erano elegantemente decorate con greche ed affreschi; oggi, purtroppo, rimane visibile e conservato solo il tromp l’oeil del salotto del piano terreno che riproduce con delicatezza la campagna circostante. I pavimenti, in graniglia di cemento colorato dei primi del Novecento, formano motivi geometrici diversi in ogni stanza».

https://www.villapepi.it/it/storia/index.html

RISTONCHI (torrione)

Dal sito www.interhome.it Dal sito www.interhome.it

«Sulla cima di un caratteristico poggio alla sinistra del torrente Vicano di Pelago, a circa 2 chilometri ad est di Pelago, si staglia la torre di Ristonchi (578 m. s.l.m.). Del castello medievale non restano molte tracce: soltanto durante i lavori di restauro della chiesa di Sant’Egidio, effettuati dopo il secondo conflitto mondiale, furono riportate alla luce alcune pietre rozzamente lavorate forse appartenute ad una precedente costruzione. La ceramica rinvenuta in superficie risale al periodo medievale. La torre rappresenta attualmente l’unica testimonianza del cassero forse costituito in origine da un unico palazzo. Il compatto paramento murario è interrotto da aperture rettangolari semplicemente architravate ed è tagliato a metà da una cornice aggettante, integralmente conservata solo su di un lato. La chiesa di Sant’Egidio è stata in buona parte ricostruita. Ristonchi è attestato nei documenti come Ristunchie (1081), Ristonchie (1092), Ristuncle (1143), castro de Restunclo (1177), castello de Ristonkio (1221), Cassero de Ristonchio (1234) e castro de Ristonchio (1234, 1270, 1285). Il castello è esplicitamente nominato per la prima volta in un documento del XII secolo relativo ad una donazione a favore del monastero di Vallombrosa di vari beni mobili ed immobili tra i quali, appunto, anche il castello di Ristonchi con le sue pertinenze (1102). Nel 1172 un tal Liccese del fu Orlandino donò ai monaci di Vallombrosa il castello e distretto di Ristonchi con il patronato sulle chiese, le albergarie ed ogni altra prerogativa sulle persone residenti del luogo; nel 1178 lo stesso Liccese riottenne tutti i possessi a livello per il canone annuo di 6 soldi e 36 pani.

S’ignora quali siano stati i primi signori di questo castello; secondo il Repetti acquistarono di buon ora signoria in Ristonchi i monaci della Vallombrosa ed i signori di Cuona o Cogna di Pitiana, ma mentre la giurisdizione dei vallombrosani è ampiamente documentata, per quanto riguarda i Da Quona esiste un documento del 1189 dal quale risulta che un Alberto del fu Ildebrando da Quona possedeva beni nel distretto di Ristonchi, documentazione insufficiente per affermare la ‘signoria’ di questa casata sul castello. È vero che successivamente troviamo altri appartenenti alla stessa famiglia da Quona svolgere mansioni di Visconti o Vicari per il distretto di Magnale, Ristonchi ed Altomena, ma, proprio perché vicari, tale ufficio dovevano esercitarlo per conto di altri, e cioè dei vallombrosani; ed infatti nel 1279 un conflitto di giurisdizione tra Vallombrosa ed il comune di Firenze a riguardo dei castelli di Ristonchi e Magnale, viene risolto direttamente dall’Abate Generale della Congregazione ed i governanti della città. Il castello è menzionato da Villani per essere stato uno dei luoghi dove, dal 1248 al 1253, si rifugiarono, facendo guerra alla città, i Guelfi esiliati da Firenze. La torre del complesso fu completamente distrutta durante l’assedio dei Ghibellini (1248) e ricostruita nel 1346. Per tutto il XIV secolo il castello costituì un punto strategico di difesa del territorio fiorentino. Infatti, mentre la Signoria di Firenze nel 1370 stabilisce che i popoli di S. Ellero, Montalto e Fontisterni siano obbligati a custodire le fortezze – ossia torri – di Ristonchi, Pitianuzza e S. Ellero, i popolani di Ristonchi, con delibera del 25 marzo 1379, nominano un sindaco con lo specifico incarico di eleggere il castellano della rocca».

https://www.my.tuscany.it/cornucopia/castelli/pela/cstristo.htm

SAN CASCIANO IN VAL DI PESA (castello di Gabbiano)

Dal sito www.italiastraordinaria.it Dal sito www.castellogabbiano.it

«“Le prime notizie storiche su Gabbiano risalgono all’XI secolo quando fu incominciata la costruzione della torre quadrata a difesa di una delle più importanti vie di comunicazione tra Firenze e Siena…”. La costruzione delle cantine, la cui struttura a volte testimonia l’utilizzazione vinicola delle stesse, fu iniziata nel 1124. A quell’epoca il castello apparteneva ad una delle più importanti famiglie di banchieri di Firenze, i Bardi, che nella seconda metà del 1200 iniziarono i lavori di ampliamento della fortezza costruendo le mura perimetrali, merlate, secondo la tendenza tipicamente guelfa dell’epoca. Il castello rimase in possesso dei Bardi fino ai primi del quattrocento quando, passò alla famiglia Soderini, una delle famiglie politicamente più influenti di Firenze. Fu ad opera dei Soderini la trasformazione della turrita casa padronale di Gabbiano in Fattoria, già portata a compimento nel tardo 400, secondo quanto descritto nella “portata catastale” presentata nel 1480 dal padre di Pier Soderini, Tommaso, agli “Uffiziali” del Catasto della Repubblica Fiorentina. Nel corso del secolo dovettero essere aggiunti, in più tempi, altri corpi di fabbrica, come si desume dalla muratura, che denunzia diversi fasi di accrescimento, fino ad essere trasformato in un’ampia costruzione quadrilatera che costituì anche una sorta di fortilizio privato, poiché venne dotato di quattro torrette cilindriche che ne rinforzarono gli angoli. Fu durante il possesso dei Soderini che il Castello fu trasformato nella struttura più simile all’attuale, le torri tonde di influenza architettonica francese poste ai quattro angoli del castello furono costruite nel 1505. Quando i Soderini, nel XVI secolo, furono dichiarati ribelli per la loro lotta contro i Medici e furono banditi da Firenze, il Castello fu abbandonato per un lungo periodo e solo nel Seicento, col rientro in patria dei Soderini, fu restituito a nuova vita, come ci informa l’iscrizione riportata in una lapide di pietra serena che sormonta la porta di accesso al castello. Sotto i due stemmi della famiglia Soderini si legge infatti: “FRANC.SODERINUS SENAT.GASP.F.RURIS HUIUS IN FAMIGLIA RESTITUTOR SUB.A MDCLII”. Sopra gli stemmi è riportato il motto dettato da Pier Soderini in occasione della sua elezione a gonfaloniere, che recita “IUS UT PALMA FLO” (“Iustus ut palma florebit”). Dal XIX secolo le famiglie che si succedettero nella proprietà vi eseguirono vari restauri rispettando appieno le caratteristiche del complesso architettonico del Castello. Nel complesso degli edifici annessi al castello si trova la cappella privata di carattere neoclassico la cui costruzione risale al XIX secolo sotto la proprietà dei Del Turco, secondo un’iscrizione apposta all’interno della piccola chiesa in occasione del suo restauro avvenuto nel 1957 ad opera dei Lemmi».

https://www.castellogabbiano.it/cg/it/il-castello/la-storia

SAN CASCIANO IN VAL DI PESA (castello di Pergolato)

Dal sito www.castellodipergolato.com Dal sito www.castellodipergolato.com

«Il Castello di Pergolato è una dimora signorile situata nel comune di San Casciano in Val di Pesa, in provincia di Firenze. La sua struttura lo fa essere un notevole esempio di fusione tra le forme rinascimentali, riscontrabili nelle parte trasformata in villa, e le austere strutture medievali. I primi ricordi risalgono al 1185 quando viene ricordato un mulino posto nel suo territorio, in seguito divenne proprietà della famiglia Buondelmonti, che nel territorio di San Casciano possedevano altri castelli, quali il Castello di Fabbrica, quello di Bibbione e quello di Montefiridolfi. Furono i membri della famiglia Buondelmonti che nel XVI secolo trasformarono il castello in villa rinascimentale. A ricordo di quell’avvenimento sugli architravi delle porte interne è rimasta la seguente scritta: «DNS. Alexander Laurentiii de Buondelmontibus MDXX». In quel periodo fu l’abitazione di Caterina Picchena, moglie di un Buondelmonti, che divenne celebre per le sue turbolente vicende amorose di cui il castello fece da sfondo. In precedenza in castello di Pergolato era tasto anche la sede all’assassinio di Ugone di Valberto Buondelmonti. Il castello rimase di proprietà dei Buondelmonti fino all’inizio del XVIII secolo quando passò alla famiglia Rinuccini che successivamente per eredità lo portarono all’interno del patrimonio della famiglia Corsini. In seguito si sono avuti numerosi passaggi di proprietà, adesso dei Poccianti. Posto su uno sperone circondato da cipressi, occupa una posizione dominante sulla valle del fiume Pesa. Il castello è una struttura formata da due corpi perpendicolari tra loro congiunti dalla torre quadrangolare. Dalla parte della Pesa si trova un loggiato a due ordini con tre luci, con archi a tutto sesto al pianterreno, mentre quelli del primo piano sono architravati. Il loggiato è stato costruito nel 1520 come recita un’epigrafe lì posta. Ai suoi piedi è la chiesa di San Pietro a Pergolato».

https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Pergolato

SAN CASCIANO IN VAL DI PESA (castello o villa Il Corno)

Dal sito www.agriturismo.it Dal sito www.booking.com

«È una delle più belle Tenute della Val di Pesa, costruita nel XII secolo ad opera di un’antica famiglia fiorentina, di origine pistoiese, i Del Corno. Fecero fortuna a Firenze durante l’epoca dei Comuni dove, grazie al commercio del legname, parteciparono alla ristrutturazione della città. Inoltre si dedicarono con solerzia e amore a valorizzare l’ambiente rurale, tanto da lasciarci un vero e proprio “parco agronomico”. Nel 1523, in pieno Rinascimento entrò a far parte del patrimonio della famiglia Strozzi e grazie alla vicinanza con Firenze, capitale del Granducato di Toscana e all’incantevole cornice delle Colline del Chianti, divenne la residenza estiva del Granduca, acquistando grande notorietà. Dal 1911 è di proprietà dei conti Frova Arroni di Arrone che continuano a sviluppare con amore e determinazione l’attività vitivinicola ed olearia, unendo all’alta tecnologia di produzione una particolare sensibilità alla tradizione ed alla tipicità del territorio. Alla fine degli anni 80 sono state recuperate e restaurate alcune tra le principali case coloniche della tenuta e sono tutt’oggi adibite ad attività agrituristica. In queste strutture sia gli appartamenti che le camere sono arredati con cura ed eleganza recuperando antiche mobilie e si concilia semplicità e tradizione».

https://www.tenutailcorno.com/storia.php

SAN CASCIANO IN VAL DI PESA (mura, torri)

Foto di Vignaccia76, dal sito it.wikipedia.org Dal video www.youtube.com/watch?v=57BVQnD3c2E

«Le mura di San Casciano costituiscono la struttura difensiva del centro storico di San Casciano in Val di Pesa. Dopo l’incursione di Fra Moriale del 1354, che si era arroccato nel borgo di San Casciano e ci rimase fino a quando non gli vennero pagati 16.000 fiorini d’oro, la Repubblica Fiorentina decise di fortificare l’intero paese. La decisione venne presa il 24 ottobre 1354. I lavori iniziarono nel 1355 e così ne parla Matteo Villani: “Acciò che questo non potesse più addivenire deliberò il Comune di farne un nobile e forte castello cinto di mura. E incontanente del mese di agosto del detto anno MCCCLV, si cominciarono a fare i fossi, e all’uscita di settembre del detto anno si cominciarono a fondare le mura; e tutte si allogarono a buoni maestri con discreti e avvisati provveditori, dando d’ogni braccio quadro soldi 7 di piccioli di lire 3 e soldi 9 al fiorino d’oro, dando il Comune a’ maestri solo la calcino, acciò ch’é maestri avessero cagione di farne buone mura. E le mura furono larghe nel fondamento braccia quattro e un quarto e, fondate braccia uno sotto il piano del fosso e sopra a terra braccia dodici, con corridoi intorno, di lunghe braccia cinquanta da l’ una torre all’altra, alzate braccia dodici sopra le mura; con due porte maestre catuna tra le torri più alte che l’altre e bene ordinate alla guardia. E questo circuito prese il poggio e il borgo, e senza arresto fu compiuto e perfetto il lavoro del mese di settembre seguente MCCCLVI”. Le mura misuravano 2135 braccia fiorentine (un braccio fiorentino corrispondeva a 0,58 metri) quindi 1240 metri e avevano quattro porte: le due maestre citate dal Villani (Porta Fiorentina e Porta Senese) che erano precedute da antiporti, e due minori (Porta Empolese e Porta del Prato). Le mura avevano la forma di un esagono irregolare ed avevano come vertice il Palazzo del Cassero. Sono tuttora in piedi ad eccezione di quelle lungo il Viale Corsini. Delle quattro porte oggi rimane, seppur ricostruita dopo la Seconda guerra mondiale, Porta del Prato, detta La Porticciola; le altre furono abbattute tra il XVIII secolo e il XIX e oggi rimane solo un torrione della Porta Senese. Il lato meglio conservato è quello lungo la piazza del Mercato dove dagli anni Novanta sulle mura è stata collocata un’opera di Mario Merz».

https://it.wikipedia.org/wiki/Mura_di_San_Casciano_in_Val_di_Pesa

SAN CASCIANO IN VAL DI PESA (palazzo del Cassero)

Foto di Vignaccia76, dal sito it.wikipedia.org Dal sito www.exploro.it

«Il Palazzo del Cassero è un edificio fortificato situato nel centro storico di San Casciano in Val di Pesa. Venne costruito nel 1356 come vertice delle mura di San Casciano da usarsi come rifugio in caso di emergenza ed anche per sede delle milizie o per residenza privata. Non fu mai assediato e quindi si è limitato ad ospitare importanti personaggi come papa Martino V qui nel 1420 di ritorno dal Concilio di Costanza o come vari esponenti della famiglia de’ Medici come Lorenzo il Magnifico che in questo palazzo concesse agli abitanti di Colle Val d’Elsa la cittadinanza fiorentina e Cosimo I che qui sembra abbia ricevuto le insegne granducali. Nel 1558, una volta che lo Stato senese era stato definitivamente conquistato dai Fiorentini, la sua funzione principale venne meno e fu adibito a palazzo per uso dei sovrani e dei personaggi reali che passavano per la via romana.Questa destinazione durò fino all’epoca del granduca Ferdinando II quando il Cassero fu donato a Francesco Giovanni Paulosanti Lucardesi, segretario del granduca, che a sua volta lo cedette al convento di Santa Maria del Gesù. Rimase di proprietà del convento fino all’epoca napoleonica quando fu ceduto a famiglie private ed usato come abitazione. Il Cassero si presenta come una costruzione rettangolare dominato da una massiccia torre ed è aperto in facciata da una porta che immette nel cortile interno. All’interno vi sono ampie sale, una delle quali veniva usata come teatro cittadino prima della costruzione del Teatro Niccolini».

https://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_del_Cassero

SAN CASCIANO IN VAL DI PESA (resti del castello di Sant’Andrea)

Dal sito www.booking.com Dal sito www.facebook.com/VillasandreaChianti/?fref=photo Dal sito www.villasandrea.com

«La fattoria ha come centro l’antico borgo di Fabbrica, dove sorgono anche la villa, l’adiacente chiesa di S. Andrea, la cantina d’invecchiamento dei vini ed il frantoio aziendale. Il toponimo “Fabbrica” deriva dal latino faber poiché al tempo delle milizie romane erano qui collocate le fucine per la fabbricazione delle armi. La Villa odierna è stata costruita sulle rovine di un castello medievale che fu costruito nel XI secolo dalla famiglia fiorentina dei Buondelmonti. Sopra il poggio coperto di oliveti e vigneti che sporge verso il piano della Pesa “…di rimpetto al Castello di Petrojo e di fianco alla Badia a Passignano, la famiglia fiorentina dei Buondelmonti edificò un forte Castello che dominava alcune delle strade più frequentate della contrada…”. Nel XVI secolo passò per matrimonio alla famiglia degli Scolari. Poi ritornò nel ramo dei Buondelmonti che ne conservarono il possesso fino all’estinzione della famiglia, nella prima metà dell’Ottocento. Dopo appartenne alla famiglia Rinuccini seguita dai Corsini. Venne acquistata nel 1930 dal conte Piatti dal Pozzo e passo poi, nel 1946 per eredità alla famiglia Vicini a cui appartiene ancora oggi. Il castello era cinto da forti mura che occupavano tutta la sommità del monte. Nel centro sorgeva il palazzo dei signori, circondato dalle case, dai magazzini e dalla chiesa. Con la distruzione delle mura, il paese si ingrandì, infatti i contadini usarono le pietre come materiale per la costruzione. Dell’antico castello e delle mura sono rimasti la piccola torre di avvistamento (“torrino”) ed i resti di una porta fortificata ad un lato del viale d’accesso. Il palazzo venne successivamente adibito a villa ed essa deve il suo nome all’adiacente chiesa dedicata a S. Andrea».

https://www.toskana.net/it/villasandrea/descrizione

SAN DONATO IN POGGIO (resti del castello, borgo fortificato)

Foto di Vignaccia76, dal sito it.wikipedia.org Dal sito www.prolocotavarnelle.it

«…Il nome di San Donato in Poggio deriva dalla denominazione della Pieve romanica ricordata fin dal 989 col nome di “in loco pocie”. “Pocie” e successivamente “Poci” era il nome del borgo abitato sorto, forse fin dal periodo romano, su di un colle dello spartiacque tra le suddette valli. Il nome fu trasformato successivamente in “poggio” a causa delle caratteristiche fisiche del luogo. L’abitato divenne presto un castello fortificato degno del nome di “castrum” fortificato fin dal 1033. Il castello sembra abbia goduto di certe autonomie e pare si sia costituito in libero comune dopo essere appartenuto alla famiglia dei Conti Guidi, potenti feudatari, alleati dell’imperatore. Valorosi uomini di questo castello parteciparono a fianco dei fiorentini nelle principali imprese belliche del XII e XIII secolo. Nel 1218 il castello fu definitivamente assoggettato alla Repubblica di Firenze e per tutta la metà del XIII secolo il castello di San Donato assunse una notevole importanza strategica di collegamento tra Firenze e Siena, vista la sua posizione centrale e diretta sulla Strada Romana Via Cassia. Ancora qualche curiosità: Fiorentini e Senesi si incontrarono a San Donato per stipulare importanti patti nel 1176; nel 1260 nello stesso castello si radunò e si organizzò l’esercito fiorentino contro la Repubblica senese prima della celeberrima Battaglia di Montaperti, citata anche da Dante nell’Inferno. Nei primi anni del Trecento San Donato venne posto a capo della Lega del Chianti, guidata da un podestà inviato dalla Repubblica di Firenze. Il palazzo Pretorio, sede della lega, si trovava nell’attuale Palazzo Malaspina (ex Palazzo Ticci).

La fortuna del paese cominciò a declinare fra la fine del XIV e del XV secolo, quando assunse maggior importanza il tracciato viario della Strada Romana Cassia tra la Sambuca e Morrocco che passando per Tavarnelle e Barberino raggiungeva i grossi centri della Valdelsa. Il Castello di San Donato in Poggio appare ancora oggi nella conformazione urbanistica, con le caratteristiche stradine che si torcono dentro le case, assunta nel XIII e nel XIV secolo: all’interno delle mura risulta densamente edificato con emergenze notevoli, quali un’alta torre-cassero, nella piazza, il palazzo Ticci, poi Malaspina, e la chiesa gotica di Santa Maria della Neve. Al centro della piazza principale si colloca un pozzo, a forma esagonale, con sottostante cisterna con estensione pari a quella di tutta la piazza, che in passato costituiva l’unica riserva idrica del borgo. All’esterno delle fortificazioni, fuori della Porta Senese, appare il borgo medievale concluso dall’Oratorio. La Pieve di San Donato è di notevole interesse architettonico. È costruita in stile Romanico toscano, con un’antica torre campanaria e tre navate che terminano in tre absidi semicircolari. …».

https://www.sandonatoinpoggio.it/html/home.php?name=Storia

SAN LEOLINO (resti del castello)

Dal sito www.castellodisanleolino.it Dal sito https://web.tiscali.it/castellosanleolino

«I resti del castello di S. Leolino si trovano nel comune di Londa, lungo l’antica strada che collega la valle del fiume Mosca con il Casentino attraverso il valico della Consuma. Il castello sorge in posizione dominante all’altezza del borgo di Vierle. I resti delle mura. Il castello di S. Leolino sorge su un colle di quasi 600 metri d’altezza lungo la strada che collega Londa alla frazione di Vierle, nella valle del torrente Moscia. Nel medioevo tutta la zona era feudo dei conti Guidi di Battifolle i quali eressero più di una fortificazione a controllo dell’importante via di comunicazione che da qui portava in Casentino. Di questi castelli S. Leolino è quello che conserva ancora i resti più imponenti, gli altri sono o definitivamente scomparsi o trasformati in ville senza più tracce delle antiche fortificazioni. La presenza della roccaforte di S. Leolino è testimoniata fin dal 1100 e la sua importanza è confermata dal fatto che dava il nome anche alla contea circostante, che nel 1367 fu lasciata in feudo dalla Repubblica Fiorentina al conte Guido, figlio del conte Ugo di Battifolle. In seguito alla ribellione del conte stesso contro Firenze, l’area ritornò sotto il controllo fiorentino e fu assegnata al Vicariato di Poppi. Temendo un ritorno dei signori sconfitti i castelli di Vicorati e S. Leolino, i più importanti, vennero distrutti nel 1375 e non risulta siano stati in seguito riadattati per fini bellici. La situazione restò immutata fino al circa la metà del XVII secolo, quando il feudo passò per diritto di successione a Ortensia di Francesco Guadagni, che per amministrare il territorio fece erigere un palazzo a poca distanza dal castello, già diruto. Detto palazzo fu poi trasformato in villa dai successivi proprietari Dufour-Berte. Le rovine del castello sono molto suggestive e rendono bene l’idea della sua potenza passata. Stupendo è il potente torrione a forma poligonale con angoli smussati che ancora si erge fra gli scarsi resti delle mura, uno dei più alti e rari esempi di fortificazione medievale di siffatto aspetto. I locali sotterranei del castello sono stati invasi dall’acqua filtrata da una falda, creando una specie di lago e aumentando così la particolarità del luogo. La leggenda vuole che da qui partisse un cunicolo scavato nella roccia collegato agli altri manieri vicini. L’area dove sorge il castello è privata e recintata, essendo parte dei terreni della sopracitata vicina villa. Non sono libera,mente visitabili ma, se fortunati, è possibile convincere il contadino che ha in cura i terreni a lasciarvi esplorare le suggestive rovine».

https://www.castellitoscani.com/italian/leolino.htm

SAN MARTINO A GANGALANDI (castello di Monte Orlandi)

La collina di santa Lucia, dal sito www.ebay.it La collina di santa Lucia, dal sito www.ebay.it

«Fortilizio distrutto che diede il titolo a una chiesa parrocchiale (S. Michele) nel luogo dove attualmente è fabbricato il convento e chiesa di S. Lucia de’Frati Riformati di S. Francesco nel popolo di S. Martino a Gangalandi, Comunità e mezzo miglio a ostro della Lastra a Signa, Giurisdizione di Empoli, Diocesi e Compartimento di Firenze. Il Castello di Monte Orlando al pari di quello vicino di Monte Cascioli fu antico resedio dei conti Cadolingi di Fucecchio e di Settimo. Ma qualora uno si figura ciò che potevano essere cotesti due fortilizi che mossero i primi sdegni del popolo fiorentino contro la prepotenza dei nobili di contado, non si può fare a meno di concludere, o che le forze di quei magnati erano straordinarie, o che i mezzi di chi voleva abbatterle fossero assai piccoli, o che i primi storici della capitale della Toscana per pompa municipale ingigantissero di troppo le prime scaramuccie battagliate dai loro avversari. Avvegnaché il Castello di Mont’Orlando è il primo a comparire nella storia fiorentina di Ricordano Malespini, ricopiata dal Villani, e tenuta per vera da tutti gli scrittori meno antichi. Il qual Malespini ne avvisa, qualmente nel 1107 il Castello di Mont’Orlando fu preso di mira e combattuto dai Fiorentini, allorché vennero costà, sette miglia distanti, a combattere il conte Ugo del fu Uguccione della stirpe de’Cadolingi, il quale con i suoi fedeli nel resedio di Mont’Orlando si difendeva, sicché dopo non piccoli sforzi de’Fiorentini cotesto castello fu preso e disfatto (R. Malespini, Istor. Fior., cap. 70)».

https://www.archeogr.unisi.it/repetti/dbms/skcm.php?id=2960

SAN PIERO A SIEVE (fortezza medicea di San Martino)

Dal sito www.colonialvoyage.com Foto di Azzonzo, dal sito www.minube.it

«Domina l’intero abitato di San Piero a Sieve e il corso della Sieve, nonché le principali vie di accesso e di transito, la Fortezza di S.Martino, che insieme alla Villa di Cafaggiolo e al Castello del Trebbio è parte dei principali luoghi medicei del Mugello. Costruita dai Medici a baluardo e monito sulla via di Firenze, su disegno di Baldassarre Lanci, venne iniziata sotto Cosimo I il 30 giugno 1569 e ultimata, alla fine del secolo, da Ferdinando I a cura di Bernardo Buontalenti (l’autore del Forte Belvedere in Firenze), subentrato alla scomparsa del Lanci. L’imponente costruzione consta di una cinta muraria lunga oltre un miglio concepita in modo da rendere sempre vulnerabile il nemico che vi si accostasse. Gli ampi bastioni potevano comodamente contenere numerose bocche da fuoco anche di grosso calibro (cannoniere e fuciliere sono tuttora oggetto di meraviglia per il visitatore). All’interno del fortilizio, nel suo punto più alto, protetto da una ulteriore serie di baluardi, sorge il “mastio”, cuore della difesa, detto “il cavaliere a cavallo”, che ospitava le abitazioni del comandante e degli uffiziali, il corpo di guardia ed una cappellina preesistente, mentre la truppa era alloggiata in accoglienti casermette. Completavano l’audace costruzione, capacissime cisterne, mulini a vento, magazzini di ogni genere, fucine per la fusione delle armi e quant’altro potesse servire a dare al complesso una lunga autonomia in caso di assedio (sembra addirittura che una scala sotterranea consentisse di raggiungere il corso della Sieve anche con i cavalli, per assicurare l’approvvigionamento idrico). Nel 1570 un bando granducale concedeva l’uso gratuito di appezzamenti di terreno all’interno delle mura a coloro che vi avessero costruita una casa per fini agricoli (in occasione dell’ultimo conflitto bellico la fortezza è stata per i Sanpierini un valido rifugio antiaereo). Acquistata dai Borghese prima e dai Bargellini poi, oggi il complesso è di proprietà privata e le visite non sono di facile realizzazione, resta comunque estremamente interessante una passeggiata intorno ai bastioni. Dalla valle offrirebbe un maestoso spettacolo se venisse sfoltita la fitta vegetazione che infesta il terreno circostante e nasconde i poderosi bastioni».

https://www.ilfilo.net/arte/FORTEZZA.HTM

SANT’ILARIO (castello di Monte Cascioli)

Dal sito www.lastraonline.it Dal sito www.lastraonline.it

«Castello che controllava la Via Pisana, posto su una piccola collina ad est di Sant’Ilario, residenza dei conti Cadolingi dal X secolo. Assalito nel 1113 e 1114, fu definitivamente distrutto nel 1119 dai fiorentini. Oggi in quel luogo, situato nel comune di Scandicci, sorge la Villa Cascioli. Nelle vicinanze del castello, il toponimo “Vallemorta” o “Valimorta”, indica (probabilmente) dove i fiorentini sterminarono i difensori del castello».

https://www.lastraonline.it/p/storia.php?idpag=47

SANTO STEFANO (castello)

Dal sito www.montaione.net Ricostruzione del castello, dal sito www.montaione.net

«In epoca romana e soprattutto nel periodo delle invasioni barbariche, questo scosceso sperone era ben difendibile e si popolò con la rocca nella parte più alta e il borgo nella parte sottostante, ma sempre ben difesa dalla natura del terreno. Più tardi vennero anche le mura, la cisterna e la chiesa fuori del Castello. Secondo lo storico tedesco Schneider, Santo Stefano esisteva in epoca prelongobarda, come pure altre due località oggi nel Comune di Montaione e cioè Barbialla e Castelfalfi, quindi intorno al 500-600 dopo Cristo, quando i Goti di Teodorico si fermarono nella zona di Lucca, risalendo le valli degli affluenti dell’Arno fino a Volterra, formando quella che fu detta la Barbaritana. Visti i ritrovamenti etruschi, la cosa è possibile, perché difficilmente si fonda una città nuova, ma si popola l’esistente. Il Castello di Santo Stefano è fra quelli menzionati nel secolo XI, ma è nel XIV che lo conosciamo con vari dati. Era un castello fortificato con una cinta di mura su uno sperone naturale di tufo, con un suo territorio compreso fra i confini naturali del torrente Aia che lo separava dalla Comunità di Montaione, poi dell’Orlo al confine con la Comunità di Coiano e con quella di Castelluccio e Collepatti, con una striscia di territorio oltre il torrente. Santo Stefano faceva parte del Distretto di San Miniato, un piccolo “Stato cuscinetto” fra le repubbliche di Firenze, Pisa e Lucca e, come tutti i Comuni che ora formano Montaione e SanMiniato, nel 1369-70, si sottomise alla Repubblica guelfa di Firenze. Dal libro delle Deliberazioni del Comune di San Miniato della fine del Trecento, troviamo che i confini del Comune di Santo Stefano con Castelluccio e Collepatti erano: “dalla Rocharella insino al luogho detto Cholle migliore et seguita insino al poggio detto Ceo et seguita insino al luogho detto al Cholle di Bertino”. … Una ricostruzione del Castello di Santo Stefano come poteva essere in epoca medievale: la parte fortificata in alto sullo sperone di tufo, difeso dalla configurazione del terreno e dalle mura, ospitava il palazzo del municipio, il cassero con i soldati, la torre di avvistamento, le case delle famiglie più ricche. Fuori dall’unica porta si trovava il borgo con le abitazioni delle classi più umili, ma anche le botteghe degli artigiani (fabbro, falegname, maniscalco, armaiolo, panettiere, vinaio ecc.). Qui si faceva anche il mercato per i contadini del contado. In caso di pericolo gli abitanti della campagna si rifugiavano nel borgo e, ultima difesa, anche nel cassero. Sebbene piccolo anche Santo Stefano aveva il Consiglio, il Gonfaloniere, e le altre cariche pubbliche, ma non un esercito, in caso di assedio tutti gli abitanti prendevano le armi e diventavano soldati».

https://www.montaione.net/wp-content/uploads/…/Storia-di-Santo-Stefano.pdf (a c. di Rino Salvestrini)

SCANDICCI (castello dell’Acciaiolo)

Dal sito www.ikuviumrestauro.it Dal sito www.comune.scandicci.fi.it

«Il Castello dell’Acciaiolo è un complesso monumentale costituito da villa con annessi, giardino e parco che si trova nel centro di Scandicci a Sud di Firenze. La sua storia plurisecolare risale, secondo le fonti documentarie, già al XIV secolo. L’ allora proprietà dell’area, la famiglia Rucellai, una delle storiche casate fiorentine che vantava molti possedimenti nel contado, fece edificare il nucleo più antico del Castello, una casa torre fortificata con merlature ghibelline, in località Calcherelli. Il Castello prese il nome iniziale dal luogo d’ubicazione. Nel secolo successivo la proprietà passò ai Davizzi, il cui stemma campeggia ancora sulla torre Nord. Nel 1546 fu acquistato da Roberto di Donato Acciaioli e dal nome del proprietario prese la denominazione di Castello dell’Acciaiolo. Ne seguì un periodo di adeguamenti e arricchimenti con elementi architettonici pregiati, come l’ingresso, la scala, il grande camino al pianterreno e i soffitti a cassettoni visibili ancora oggi. Il Castello perse la funzione difensiva originaria, ma la struttura militare trecentesca rimase sostanzialmente inalterata. Nei due secoli di appartenenza agli Acciaioli ne venne rafforzato il ruolo di residenza signorile strettamente collegata alle attività agricole. Al periodo tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo risalgono la cappella dedicata alla Santa Croce, esempio originale di stile tardo barocco e il giardino all’italiana con un ninfeo e una limonaia. Nel corso dell’Ottocento il Castello non ha subito modifiche sostanziali, conservando l’immagine di antica fattoria fortificata fino al nostro tempo. Nel 1999 il Castello dell’Acciaiolo fu acquistato dal Comune di Scandicci. È un edificio vincolato dalla Soprintendenza ai Beni ambientali ed architettonici di Firenze. È stato finemente ristrutturato (architetti De Vita-Gurrieri) con varie fonti di finanziamento, tra cui quelle della Comunità Europea. Attualmente il Castello, con il suo parco di 36.000 mq è fruito dai cittadini, lo spazio del Pomario, nell’estate ospita iniziative teatrali, musicali e culturali come “Open City”. Il maggior spazio della struttura del Castello è destinato ad uso del “Centro polifunzionale della pelletteria italiana”».

https://www.zoomedia.it/Firenze/luoghi/scandicci/acciaiolo/index.html

SCARPERIA (palazzo dei Vicari)

Dal sito www.colonialvoyage.com Dal sito www.fototoscana.it

«Il Palazzo dei Vicari è frutto di un processo di successivo accrescimento intorno ad un nucleo originario costituito dalla torre. Nel corso del ‘300 alla torre doveva essere stato accorpato un nucleo per la residenza del Capitano; nel 1366 si procedeva a fare numerosi lavori al castello, fra cui interventi “alla camera del cassero”, “restauro” del “saettamento” e “sula tore della guardia del chastagno si faccino quattro merli che son disfatti e chaduti”. Il XVI secolo è stato un momento chiave nella configurazione del Palazzo; a seguito del terremoto del 1542 si ebbero, infatti, ingenti danni alla costruzione, cui seguirono interventi di ripristino che dettero al palazzo una sistemazione definitiva, prossima all’attuale (almeno per ciò che riguarda la residenza del Vicario e le sale di rappresentanza). La ricostruzione aveva anche portato alla definitiva sistemazione delle prigioni, alloggiate negli ambienti voltati al piano terreno (oggi loggia). Modifiche e riparazioni interessarono ancora il Palazzo nel corso del ‘600, a seguito di un nuovo evento sismico verificatosi il giorno 8 settembre 1611. I lavori di riparazione giunsero a termine nell’agosto del 1612, ed alla fine degli interventi il palazzo aveva in parte mutato la sua fisionomia. Barbacani per rinforzare le murature, tetto spiovente sulla facciata, intonacatura della facciata, sistemazione e arricciatura della grande parete laterale verso porta S. Agata, sono i lavori più evidenti all’esterno.

Con poche altre modifiche il Palazzo assunse le caratteristiche morfologiche che rimasero invariate fino alla metà del XIX secolo, quando l’edificio fu nuovamente interessato da interventi di restauro e rimaneggiamenti. I danni verificatisi a seguito del terremoto del 1960, unitamente alla precarietà del terreno di fondazione, sono stati oggetto di un impegnativo intervento di consolidamento e restauro (a partire dal 1980) conclusosi nel 1999 con il recupero degli ambienti monumentali e la ricostruzione dell’ala nord, in cui è ospitato il Museo dei Ferri Taglienti. La facciata è ornata da numerosi stemmi, poiché ogni Vicario era obbligato a lasciare l’emblema della propria casata. Particolarmente interessanti quelli in terracotta invetriata di provenienza dalle botteghe dei Della Robbia e di Benedetto Buglioni. Anche l’atrio interno è decorato con fregi ed insegne araldiche. Inoltre sulla sinistra si trovano due affreschi riferibili alla scuola fiorentina del XIV secolo, “L’incredulità di S. Tommaso” e una “Madonna in trono con Santi”, con S.Barnaba, il protettore di Scarperia, che tiene in mano l’effigie del Palazzo. …».

https://www.comune.scarperia.fi.it/opencms/opencms/MenuPrincipale/Il_Territorio/Il_Palazzo_dei_Vicari/index.html

SCARPERIA (resti del castello di Montaccianico)

Dal sito www.facebook.com/filippo.bellandi1 Dal sito www.museisantagata.it

«Da Sant’Agata, proseguendo verso l’Appennino, superata l’elegante villa antica proprietà degli Amerighi e oggi bella fattoria Casa Bianca, percorrendo la panoramica che conduce a Mulinuccio e Cavallico, al bivio per queste località si prende a sinistra e, prima del successivo bivio per Vallappero e Isole, si lascia la macchina e, ponendo attenzione ad una pronunciata collinetta sulla destra, tra faggi e castagni s’intravedono i resti del Castello di Montaccianico. Costruito nel 1251 dal cardinale Ottaviano degli Ubaldini costituì per lungo tempo la principale roccaforte di un complesso difensivo che controllava le principali vie di accesso dal Norditalia. Nel 1302 pare vi si rifugiasse anche Dante Alighieri fuoriuscito da Firenze. Nel 1306, con la fondazione di Scarperia, la Repubblica Fiorentina deliberava la distruzione di tutte le rocche Ubaldine. Oggi su quella collinetta sono ancora apprezzabili le dimensioni della possente costruzione con doppia cinta muraria e la sua posizione strategica e, penetrando nella fitta vegetazione si possono intuire resti di muratura, fondamenta di torri, e tratti di camminamenti. Del complesso fortificato degli Ubaldini facevano parte anche i castelli di Ascianello, del quale è stata riportata alla luce parte della cinta muraria e quello di Ago, situato sulla cima di un poggio detto “Castellare” del quale non rimane traccia se non nel toponimo di alcune case».

https://www.ilfilo.net/arte/scarperiaCastellodiMontaccianico.htm

SESTO FIORENTINO (borgo, palazzo Pretorio)

Foto Gimmi/Cuboimages, dal sito www.cuboimages.it Dal sito www.clubausonia.it

«Alla fine del secolo, Sesto divenne il capoluogo di una delle leghe del contado nella Repubblica Fiorentina. Insieme a Fiesole costituì “podesteria” e il podestà, per non dispiacere a nessuno, risedeva alternativamente nei due luoghi. La sede sestese era Palazzo Pretorio, in piazza Ginori. La carica durava solo sei mesi e, a ogni cambio della guardia, il nuovo podestà faceva applicare il suo stemma alla facciata del palazzo che, in breve tempo, fu letteralmente tappezzato. Alcuni stemmi erano, addirittura, robbiati in terracotta invetriata. Lo stemma mediceo sopra il portale è vicino al Pontormo, forse si può datare prima della cacciata dei Medici del 1527. La facciata della sede è quattrocentesca (portale datato 1477) restaurata nel 1932. Nella vicina via G. Verdi, sulla facciata del numero 64, è murato un ciborietto quattrocentesco in pietra serena».

https://www.comune.sesto-fiorentino.fi.it/Engine/RAServePG.php/P/25571SFI1000/M/25501SFI1201

SESTO FIORENTINO (torre di Baracca)

Foto di virgixx, dal sito https://commons.wikimedia.org Dal sito www.geoplan.it

«Tra i monumenti di interesse turistico a Sesto Fiorentino c’è sicuramente la Torre di Baracca, sita sulle pendici del Monte Morello. La struttura è molto simile alle altre torri presenti nella zona di influenza fiorentina. Probabilmente la torre è nata per controllare la vecchia mulattiere che attraversava l’intera zona, per giungere verso l’Appennino e dunque a Bologna. La Torre di Baracca, costruita in pietra alberese, fu distrutta dai ghibellini durante la battaglia di Montaperti. Ciò che resta della torre è testimonianza del piccolo nucleo adibito a residenza, ancora abitato nel XIII secolo. Per molto tempo l’edificio fu abitato da nobili della zona. L’unico modo per poter ammirare la Torre di Baracca è raggiungerla a piedi, partendo dalla Chiesa di San Bartolomeo e percorrendo alcuni suggestivi sentieri, verso il monte Morello».

https://www.geoplan.it/luoghi-interesse-italia/monumenti-provincia-firenze/cartina-monumenti-sesto-fiorentino…

SETTIGNANO (castello di Mezzaratta)

Dal sito www.weagoo.com Dal sito https://annunci.ebay.it

«Attorniata da belle guglie di cipressi, la villa, anticamente dei Rucellai, fu riedificata dalla famiglia Tedeschi verso il 1920 su progetto dell’architetto Adolfo Coppedè e prese il nome di Mezzaratta perché si trova a metà salita fra il Ponte a Mensola e Settignano. Il possente edificio, in stile neogotico, è impostato soprattutto sulla presenza dominante della torre merlata realizzata in pietra forte, il materiale più adatto alla costruzione di edifici a carattere medievale. Pur risultando stilisticamente dissonante nell’armonioso e sereno paesaggio della collina, il castello s’impone scenograficamente, ma passandovi accanto perde molto della sua attrattiva, perché palesa i segni di una recente e falsa ricostruzione».

https://www.provincia.fi.it/sentieri/scheda/sentiero/apfi06/18048060007/?cHash=1e89ee8a3f1d852df4fc42707f0dc0c0

SIGNA (mura, resti del castello)

Dal sito www.prolocosigna.it Dal sito www.lastraonline.it

«Le mura cingono la parte più antica della città, il castello, che si formò prima dell’anno Mille. Esso è situato nella parte più alta del paese, sulla rive destra del fiume Arno e vicino alla confluenza col fiume Ombrone, in una zona di grande importanza strategica come avamposto delle truppe fiorentine del Quattrocento. Nonostante i mutamenti avvenuti nei secoli consisteva in una cerchia di mura abbastanza schematica e ovoidale, costruita circa nel IX secolo per difendersi dai saccheggi dei predoni barbari, ed in particolare, di quello avvenuto nell’825 quando alcuni vascelli vichinghi risalirono l’Arno per depredare il palazzo del vescovo di Fiesole. L’edificazione della cinta attuale risale al XIV secolo e nel 1424 vennero ristrutturate dai Fiorentini con l’ausilio del grande architetto Filippo Brunelleschi, nel quadro della fortificazione degli avamposti sull’Arno in difesa contro Pisa. Le mura sono in parte distrutte e tutt’oggi visibili solo in alcune zone del paese come nel convento delle suore passioniste mentre sono rimaste intatte quattro alte torri (tra cui il Torrino e la Torre di Settentrione). Il Castello di Signa disponeva originariamente di tre porte, situate in punti strategici per la sicurezza del paese: la porta di San Miniato, l’unica ancora esistente, nella zona a Sud-Ovest e tutt’oggi ornata dagli stemmi del Comune di Firenze, della casa d’Angiò e della parte Guelfa; la porta di via Dante Alighieri nella parte a Nord-Est di cui, nonostante sia stata distrutta, è possibile vedere alcuni resti; la porta di via dell’Orologio, destinata a mettere in comunicazione il Castello con il ponte sull’Arno».

https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Signa

SIGNA (villa Castelletti)

Dal sito www.sceltedivino.it Dal sito https://quello-che-mi-pare.blogspot.it

«La Villa di Castelletti è situata su una collinetta lungo la strada che porta a Lecore, nei pressi del torrente Ombrone. Non conosciamo il motivo per cui si chiami Castelletti, si possono solo avanzare delle ipotesi. Si può pensare che sia sorta in un luogo dove una volta ci poteva essere una fortificazione e da ciò il termine di Castelletti. Abbiamo letto inoltre, che le prime ville campestri erano munite di torrette e di merli aventi funzioni difensive e da poter, quindi, vagamente ricordare un piccolo castello. Nessun documento, però, conferma l’una o l’altra ipotesi. Sappiamo che questa Villa è anteriore al 1400 e che la famiglia che la fece costruire fu quella degli Strozzi. Era allora molto più piccola di quella attuale, comprendeva solo l’ingresso e le due ali laterali. Era formata dal pian terreno e da un piano superiore, l’ingresso era posto sul retro rispetto all’attuale facciata; essa era considerata la “gemella” della Villa Moretti delle Selve. L’orologio, infatti, posto sulla facciata di quest’ultima è uguale a quello di Castelletti. Dopo gli Strozzi, molte sono state le famiglie che si sono succedute nella proprietà di questa Villa, ricordiamo i Lapi e gli Uguccioni. Nel 1500 sappiamo che vi erano i Cavalcanti, famiglia potentissima già nel 1000. Esiste un inventario del 1577 in cui viene elencato tutto ciò che vi era allora in questa villa, registrata, appunto, come proprietà Cavalcanti. Fra il 1600 e il 1700 la villa subì profondi restauri; alla primitiva struttura furono aggiunte le due ali laterali e fu costruita una loggetta-belvedere. L’ingresso principale fu spostato al lato nord dell’edificio. … Nel 1900 abbiamo avuto, come proprietari, i Cabrini e i Kroff. Intorno agli anni 50 il conte Kroff istituì in questa Villa una Scuola per ragazzi provenienti da famiglie povere. Questa villa è sempre stata al centro di una tenuta agricola molto vasta; ne sono prova le registrazioni dei possedimenti descritti nei vari Catasti. Il Catasto Lorenese del 1700 ci elenca una serie di possedimenti fra i quali una quindicina di coloniche, una decina di case, due corti e tanti appezzamenti di terreni coltivati a prato, grano, viti ed olivi. C’erano anche zone destinate a bosco e zone destinate alla coltivazione dei gelsi. …».

https://www.prolocosigna.it/storia-e-arte/il-patrimonio-storico-culturale/villa-castelletti

SIGNA (villa San Lorenzo)

Dal sito www.geoplan.it Dal sito www.geoplan.it

«Nei pressi della Pieve di San Lorenzo di Signa è possibile ammirare la Villa San Lorenzo, un complesso composto da due ville, una del XV secolo e l’altra del XVI secolo. Non si hanno notizie storiche certe in relazione alle varie fasi che hanno portato alla realizzazione della struttura più antica, mentre si sa che i committenti del secondo edificio furono i Del Rosso, una importante famiglia fiorentina nota soprattutto per la collezione di opere d’arte. La Villa San Lorenzo fu, nei secoli, di proprietà di personaggi illustri tra cui Leon Battista Alberti e i Mori Ubaldini. La più grande costruzione è a L in pianta; secondo alcune testimonianze un tempo il monumento conteneva importanti affreschi e opere d’arte».

https://www.geoplan.it/luoghi-interesse-italia/monumenti-provincia-firenze/cartina-monumenti-signa/monumenti-signa…

TAVARNELLE VAL DI PESA (castello Del Nero)

Dal sito www.castellodelnero.com Dal sito www.31dicembre.info

«Il suo nome, Tabernulae, indica chiaramente un luogo di sosta sulla via Cassia che da Firenze andava a Roma. Tavarnelle conserva infatti la struttura urbanistica di borgo stradale. La sua visita è comunque gradevole in quanto la parte medievale è ben conservata e le strade strette talvolta si aprono in slarghi divenuti colorate piazzette. … Situato in posizione invidiabile davanti al paese di Tavarnelle, il Castello del Nero venne costruito dall’omonima famiglia nel XIII secolo. L’edificio appare ancora oggi in tutta la sua grazia e eleganza. Appartenuto dal 1700 al 1984 alla famiglia dei Torrigiani, l’attuale società proprietaria ha in mente importanti progetti di potenziamento».

https://www.about-chianti.com/tavarnelle-val-di-pesa/

TAVARNELLE VAL DI PESA (castello di Poggio Petroio)

Foto di Vignaccia76, dal sito it.wikipedia.org Foto di Vignaccia76, dal sito it.wikipedia.org

«Ancora una volta abbiamo traccia degli importanti accampamenti militari romani della zona: il nome di questo castello deriva infatti dal pretorio, ovvero la dimora del comandante delle armate. Ricordato già prima del Mille, il castello era uno dei tanti che la famiglia dei Gualberto possedeva nella zona. Sembra addirittura che il santo Giovanni Gualberto sia nato nei suoi dintorni. Nel 1302 il castello venne distrutto dai Guelfi Neri e da quel momento non risorse più nella sua primitiva grandezza. Recenti restauri hanno restituito dignità al solido torrione e il complesso è diventato una prestigiosa villa proprietà della signora Elena Gioia Conti».

https://www.about-chianti.com/tavarnelle-val-di-pesa/

TIGNANO (borgo murato, palazzo dei Begliuomini)

Dal sito www.hi-land.it Palazzo dei Begliuomini, dal sito www.colonialvoyage.com

«Tignano è una frazione del comune di Barberino Val d’Elsa, in provincia di Firenze. Nei pressi della paese sono stati rinvenuti reperti archeologici di epoca etrusca ma le prime testimonianze sicure risalgono all’XI secolo. Nel XII secolo i conti Alberti fortificarono l’altura di Tignano. L’opera venne realizzata per garantire alle popolazioni della zona una certa sicurezza e per poter piantare un cuneo tra le due città nemiche di Firenze e Siena. Nel XIII secolo Tignano entrò a far parte della Repubblica di Firenze. La parte di maggior interesse è costituita dall’ antico borgo murato che si presenta perfettamente conservato nella sua originaria struttura circolare. Si tratta di uno dei migliori esempi di villaggio fortificato del XII secolo. Si è conservata quasi per intero la cinta muraria, costituita dalla parte retrostante delle case. L’accesso al borgo avviene attraverso una porta ad arco in laterizio decorato con uno stemma di un capitano di ventura. La porta si appoggia ad una torre che aveva la funzione di cassero. Dalla porta, attraverso l’unico tracciato viario interno, si arriva nella piazzetta circolare sulla quale si affacciano alcune abitazioni, il cassero e la chiesa dedicata a San Romolo. A destra della porta di ingresso sono presenti il pozzo o cisterna, realizzato in ciottoli di fiume e dietro di esso si staglia la mole del Palazzo dei Begliuomini, realizzato nel XIV secolo».

https://it.wikipedia.org/wiki/Tignano

TONDA (castello)

Il castellare oggi, dal sito www.neckermann-reisen.at Foto di marcot, dal sito https://rete.comuni-italiani.it

«Viene citato per la prima volta in un diploma del 28 dicembre 1212 in cui Ottone IV assegnava il feudo che conteneva il Castello di Tonda a due nobili fratelli pisani, Ventilio e Guido di Ildebrandino. La donazione fu confermata poi dal legato imperiale Corrado vescovo di Spira nel 1221. In seguito il castello andò al conte Ranieri della Gherardesca. Fu poi venduto nel 1267 al Comune di San Miniato per 833 lire, 6 soldi e 8 denari. Dopo la sottomissione a Firenze del 1370, nel 1379 fu staccato dalla comunità di San Miniato e assegnato a quella di Montaione. La podesteria di Montaione comprendeva Montaione, Figline e Tonda e il podestà risiedeva per metà a Montaione e per metà a Tonda. Il borgo è proprietà di una società svizzera ed è attualmente magistralmente restaurato ed adibito a struttura turistica» – «Il borgo di Tonda si raggiunge da Montaione percorrendo la strada che porta a San Vivaldo, e svoltando a destra circa un chilometro prima di San Vivaldo, oppure seguendo la strada che porta a San Miniato svoltando a sinistra oltre il ponte sul torrente Egola, oltrepassando la frazione Alberi, salendo sulle colline e svoltando al bivio a destra. Tonda e il suo castello risalgono probabilmente al 1212 quando l’imperatore germanico Ottone IV assegnò il feudo con il castello, le abitazioni vicine e tutti i suoi abitanti a due nobili fratelli pisani. Acquistato nel 1267 dal comune di San Miniato e sottomesso ai Medici signori di Toscana e di Firenze nel 1370, il Castello di Tonda era caratterizzato da mura di cinta con all’interno una chiesa, una torre, una cisterna per la raccolta di acqua piovana e il palazzo del comune. Assegnato al comune di Montaione nel 1379, Tonda comprendeva un ospedaletto e una podesteria. Nel 1551 a Tonda risiedevano 290 abitanti mentre nel 1839 erano ben 353. In epoca più recente, l’area di Tonda si sottomise a Montaione di cui tutt’oggi è una frazione comprendente le località di Piaggia, il Castellare, Orzale e Collelungo. Rimasto disabitato dopo la seconda guerra mondiale, il borgo è stato ristrutturato e trasformato in una delle parti più accoglienti della Toscana, comprende un residence turistico e nel Castellare si trova un ristorante».

https://www.eventiesagre.it/citta_Montaione/_Montaione_FI.html – https://www.visitmontaione.com/it/montaione-toscana-italia/localita…

VICCHIO (borgo, torre dei Cerchiai)

La torre dei Cerchiai, dal sito www.fototoscana.it La torre dei Cerchiai, dal sito www.comune.vicchio.fi.it Una delle porte del borgo, dal sito www.fototoscana.it

«Fulcro del centro storico è la Piazza Giotto, già piazza dell’antico Castello fiorentino, dove sorge la Pieve e si affaccia il Palazzo Comunale. Intorno ad essa si possono ancor oggi vedere tratti delle antiche mura ed edifici che conservano in tutto o in parte le caratteristiche strutture medievali. Le due porte che delimitavano l’antico decumano, gravemente danneggiate dal terremoto del ’19 e distrutte nel corso delle seconda guerra mondiale, sono state ricostruite in foggia, assai riduttiva, di sottopassaggio. Prima del terremoto erano ancora in piedi ben sette torri lungo le antiche mura. Al Palazzo Comunale, che si affaccia sulla piazza, si accede dalla via Garibaldi che conduce in Piazzale della Vittoria dove l’edificio continua con un loggiato ad archi di mattoni e si conclude con la Torre dei Cerchiai, bella memoria degli antichi bastioni. Sul Corso che univa la Porta Fiorentina a la Porta a Dicomano, si nota fra tutti un antico portone di legno con lo stemma della Misericordia scolpito sul portale e sovrastato da una finestra dalla foggia inconfondibile. È l’ingresso alla Cappella dedicata a S. Filippo Neri, meglio conosciuta come l’Oratorio della Misericordia. Vicino all’Oratorio si trova la casa che fu di Benvenuto Cellini nella seconda metà del ‘500 ma, restaurata e intonacata, non è riconoscibile se non per una lapide che lo ricorda. Dal Centro Storico, in Piazzale della Vittoria, ha inizio un bel viale fiancheggiato da alti pini che costeggia il lago del parco pubblico di Montelleri» – «…Purtroppo i terremoti e gli eventi bellici hanno fortemente depauperato il patrimonio storico di Vicchio. Delle mura e delle porte trecentesche si possono solo scorgere alcuni resti. Delle torri rimane in piedi solo quella dei Cerchiai, vicino al comune. Ma una visita a Vicchio rimane comunque interessante. …».

https://www.ilfilo.net/arte/vicchioCentroStorico.htm – https://www.fototoscana.it/mostra-gallery.asp?nomegallery=vicchio

VICCHIO (casa di Cellini, casa di Giotto)

Casa di Cellini, dal sito www.comune.vicchio.fi.it Casa di Giotto, dal sito www.comune.vicchio.fi.it

«La vita avventurosa e intensa di Benvenuto Cellini si intreccia, negli anni della piena maturità artistica, con la storia di Vicchio, dove l´artista fiorentino soggiornò saltuariamente dal 1559 al 1571. L´acquisto di una casa nel centro storico di Vicchio e di un piccolo podere “il quale si è a due miglia discoste da Vicchio inverso l´alpe”, come ricordato dallo stesso Cellini nella sua vita, avviene nel 1559, dopo la copiosa produzione artistica fiorentina (busto di Cosimo I de´ Medici, Ganimede, Il Perseo ecc) e la condanna a quattro anni di carcere, che il Duca fiorentino commutò in arresti domiciliari. L´acquisto del podere, il soggiorno dell´artista a Vicchio, il suo incontro con la gente e con il paese sono riportati con l´inconfondibile stile narrativo del Cellini, in alcune affascinanti pagine della sua autobiografia “Vita”, nelle quali si incontrano luoghi, nomi e personaggi dell´epoca. Narra, tra l´altro, di quando, durante la sua permanenza a Vicchio, fu invitato a cena da Pier Maria d´Anterigoli, detto “Sbietta”. In quell´occasione gli fu offerto cibo avvelenato, per causa del quale fu costretto a curarsi per un anno intero. I documenti storici e catastali forniscono dati certi circa l´appartenenza dell´edificio all´artista. La casa si trova nell´attuale corso del Popolo, al suo lato estremo, in quel complesso di edifici che circondavano la Torre Fiorentina, minata e demolita durante la seconda guerra mondiale. Il primo documento di cui disponiamo è una mappa catastale del 1825, conservata presso il Catasto Generale Toscano dell´archivio di stato, che certifica “l´esistenza della Casa Cellini col n. 995, edificio con portico antistante ed annessa corte interna”. Recuperata e completamente ristrutturata di recente, la casa di Benvenuto Cellini, inserita nell´Associazione Case della Memoria è dotata di moderne attrezzature e apparecchiature per la lavorazione orafa e costituisce uno spazio prestigioso per incontri, corsi, esposizioni. …

La “Casa di Giotto” è sicuramente una delle tappe più interessanti di un viaggio a Vicchio. Situata sull´incantevole colle di Vespignano, sottostante la chiesa di San Martino, era un´antica e sobria costruzione di epoca medievale che nel corso del tempo ha subito più di una modifica. Dopo un primo e sostanziale intervento, avvenuto nel 1840, ne sono seguiti altri verso la fine del secolo (testimoniati da una lapide applicata sulla facciata) che ne modificarono l´aspetto originale arricchendola con applicazioni di riquadri di pietra alle finestre e con un portale di gusto goticizzante. Con il terremoto del 1919 la casa subì gravissimi danni. Tra questi il crollo dell´intero primo piano. Da allora, con una copertura di fortuna in sostituzione del solaio, rimase dimenticata ed esposta a lento deperimento. L´acquisto del fabbricato, che dai primi del ´900 era stato utilizzato come annesso colonico, da parte del Comune di Vicchio ed il definitivo restauro del 1967 (affidato alla Soprintendenza ai Monumenti), riportano a nuova vita la “Casa natale di Giotto”. Da segnalare come gli studi della Soprintendenza abbiano chiarito, con certezza, che il piccolo fabbricato era una appendice di una più grande casa signorile, costruito come ampliamento della stessa. Una ristrutturazione, nel 2002, apportando miglioramenti strutturali e museografici alla Casa di Giotto, ha reso possibile la fruizione di nuovi percorsi culturali. La nuova Casa di Giotto, secondo la ristrutturazione del 2008, non si presenta come un museo, nel senso tradizionale del termine, ma come spazio di esperienza, di incontro e di produzione artistica».

https://www.comune.vicchio.fi.it/opencms/opencms/MenuPrincipale…Casa_Benvenuto_Cellini/index.html – …Casa_di_Giotto/index.html

VIGNALE (resti del castello)

La zona di Vignale, dal sito www.weagoo.com La zona di Vignale, dal sito www.tenutadivignale.it

«Situato all’interno di un’ampia area boschiva denominata “Selva di Camporena”, il Castello di Vignale è ricordato la prima volta in un documento di Federico Barbarossa risalente all’anno 1161. Più tardi, nel 1186, Arrigo VI cedette una parte di Vignale, insieme a Barbialla e Castelfalfi al Vescovo di Volterra, Ildebrando Pannocchieschi, e un’altra parte ai conti Della Gherardesca, nobile ed antica famiglia della Toscana. Dopo alcune guerre, venne sottomesso a San Miniato, poi a Pisa e infine a Firenze, dopodiché il castello fu abbandonato. Tutt’oggi è possibile ammirare i resti del castello con la chiesina, ed il vicino vecchio mulino» – «Si trova citato per la prima volta nel 1161, nei diplomi di Federico Barbarossa. Qui passava il confine di Firenze con Pisa e qui Firenze e Volterra firmarono il patto di concordia del 9 giugno 1338. Durante l’ultima guerra subì un massiccio bombardamento da parte dell’aviazione americana e fu abbandonato. Oggi si possono veder il giro dei bastioni, la chiesa con la canonica (entrambe abbandonate) e un vecchio mulino».

https://www.visitmontaione.com/it/cosa-visitare/castello-di-vignale.html – https://www.girando.it/montaione/castelli.htm

VINCI (castello dei conti Guidi)

Dal sito www.toscananelcuore.it Dal sito www.toscananelcuore.it

«Il Castello dei Conti Guidi è una tipica fortificazione del medioevo della Toscana risalente all’XI secolo, la cui cinta muraria, seguendo l’andamento del terreno, conferisce un caratteristico aspetto ovale, all’interno della quale spicca la rocca dei Conti Guidi, creando un profilo simile a quello una imbarcazione a vela. Per tale motivo, secondo la tradizione popolare, il Castello dei Conti Guidi viene chiamato anche Castello della Nave. La torre della Rocca, risale al XII secolo, aveva una funzione puramente difensiva, poiché dato lo spessore dei muri di due metri era impossibile abitare al suo interno. Alla torre è legata la Leggenda di Cecco Santi, una tradizione popolare che viene rievocata ogni anno con una manifestazione che si svolge alla fine di luglio. Di fianco al Castello, e al di fuori della cinta muraria, scorreva un ruscello, indispensabile per alimentare il mulino, mentre ai piedi del Castello con l’intersezione della strada direttrice per Empoli e quella per il Montalbano si apriva la piazza dove avvenivano gli scambi commerciali. Il nucleo abitativo è caratterizzato da strade strette, case e loggiati tipiche dell’epoca medievale, al centro del quale sorge la Rocca, un tempo residenza del podestà. Al suo interno, ospita dal 1953, oltre al Museo Leonardiano, si conservano stemmi e affreschi delle famiglie nobili della Toscana che avevano ricoperto la carica di podestà e una splendida ceramica invetriata raffigurante la “Madonna con il Bambino” risalente al 1523 e attribuita a Giovanni della Robbia. All’interno del perimetro delle mura dell’antico castello, si trova la Chiesa di Santa Croce con il fonte battesimale presso il quale si ritiene essere stato battezzato Leonardo, la Biblioteca Leonardiana che espone le riproduzioni dei manoscritti e disegni di Leonardo oltre a tutte le edizioni a stampa delle sue opere. Seguendo la Via Montalbano, ed entrando in quelle che erano le antiche cantine del castello, si trova il Museo Ideale di Leonardo Da Vinci una collezione privata che raccoglie documenti e ricostruzioni su Leonardo, mentre proseguendo più avanti si incontra la Biblioteca Leonardiana. Nella piazza panoramica retrostante l’ingresso al castello è collocata la grande scultura lignea di Mario Ceroli (“L’Uomo di Vinci”, 1987) che interpreta e visualizza l’immagine dell’Uomo Vitruviano di Leonardo».

https://www.visitvaldelsa.com/toscana/11-comuni-della-valdelsa/vinci/cosa-visitare/castello-dei-conti-guidi.html

VINCIGLIATA (castello)

Dal sito https://www.facebook.com/castello.vincigliata/photos_stream Dal sito www.fiesolelifeart.it

«…La prima volta che troviamo la località citata con il nome di “Vincigliata” è in una carta del 1031che parla di una vendita immobiliare della famiglia dei Visidomini, ma la presenza del castello non è ancora certa. Per certo invece fu nel 1384 che il castello assunse un aspetto definitivo in seguito al restauro condotto dai nuovi proprietari, la famiglia degli Alessandri. Dal 1673 gli Alessandri non risiederono più nel castello e nel 1764 il “Palazzaccio rovinato degli Alessandri” divenne un deposito per lo strame dei contadini. Quando John Temple Leader si invaghì della rocca di Vincigliata e decise di acquistarla il 5 marzo 1855, non rimaneva dell’antica fortezza che un diruto mastio, le cui mura cadenti assalite da edera e pruni servivano da riparo a pastori e greggi. La cinta muraria sarebbe risorta e così il mastio e le alte torri, i beccatelli e i piombatoi; ma dietro alla ricostruzione c’era anche un sogno, una visione romantica della storia e del passato, una necessità di evocare più che descrivere. Nel 1857, momento in cui affidava i lavori all’architetto Giuseppe Fancelli, il sig. Leader non escludeva di integrare ecletticamente la “fedele ricostruzione” con il nuovo dei monumenti storici della città. Restauro filologico e insieme creativo,”parente” delle rivisitazioni medioevali di tanti castelli francesi restaurati sotto Napoleone III dall’architetto Viollet-le-Duc. L’architetto Fancelli iniziò a studiare, insieme al suo mecenate, i resti delle antiche mura della rocca, le tracce delle fondamenta e viaggiò nella campagna toscana disegnando antichi castelli e palazzi comunali. Nonostante l’improvvisa morte dell’architetto (1867), l’opera di restauro e arredo venne portata a termine dal “direttore” Leader e dalla sua valente squadra di scalpellini, scultori e pittori.

Prima dell’intervento del sig. Leader il terreno delle colline di Vincigliata, Maiano e Montececeri, abbandonato dagli agricoltori e sfruttato solo per le cave, si presentava in uno stato di abbandono e nudità. I testi coevi descrivono il paesaggio di quei luoghi tristemente brullo, senza alberi ne vegetazione alcuna al di fuori di erbe selvatiche e rovi. Insieme con l’architetto Fancelli e all’esperto di idraulica Papini il proprietario di Vincigliata si dedicò ad uno studio attento del terreno della zona, verificando la necessità di incrementare i corsi d’acqua e rimboschire le pendici spoglie della collina. I l paesista inventò quindi il tipo di piantagione del cipresso a macchia intervallato da pini e lecci, creando così una “commistione di Medioevo e paesaggio toscano”. Acquistati tutti i terreni intorno al castello, Temple Leader nel 1867 riuscì ad ottenere dal demanio anche la storica Cava delle Colonne, dalla quale era estratta nel Quattrocento la pietra serena per le colonne della chiesa di San Lorenzo; pochi anni dopo creò in questo bacino naturale la piscina per i suoi bagni, riempiendolo con le acque del torrente Mensola. Nel fitto e oscuro bosco medioevale fu edificata quindi una severa torre in stile gotico, coronata da un ballatoio sporgente con merlatura guelfa, molto simile alle torri di guardia del castello».

https://xoomer.virgilio.it/tenomis/rocca.htm ss.

VOLOGNANO (castello)

Dal sito www.volognano.it Dal sito www.toskana-traumhaus.de

«Posto sulla cresta di una delle ultime colline che dal Poggio di Firenze degradano sull’Arno, domina da una posizione strategica e panoramica la confluenza tra quest’ultimo e la Sieve, i territori di Pontassieve, Vallombrosa, Pratomagno e Valdarno. L’origine dell’insediamento sembra risalire all’epoca Romana, resti di una costruzione di questo periodo sono stati rilevati a podere Bertinga, sulla pendice ovest del castello. Si tratta delle fondamenta di un muro – dello spessore di 60 cm – in opus coementicium, affiorate durante i lavori agricoli, mentre sulla superficie del terreno furono rilevati detriti di laterizio e di ceramiche del periodo classico, pezzi di anfore e colaticci di piombo. La località è ricordata per la prima volta nel 1214 in documenti riguardanti la chiesa di San Michele a Volognano, mentre il castello viene nominato in una carta del monastero di Vallombrosa del 1220 ed in un atto del 1299 stipulato in ‘castro de Volognano’. Nel Medioevo il castello è stato residenza della famiglia da Quona, signori del castello omonimo sopra a Remole, dopo la distruzione dello stesso da parte dei fiorentini (1143). Stabiliti a Volognano, ne adottarono il nome per distinguersi da altri rami della famiglia. I Da Quona da Volognano furono coinvolti nell’incendio doloso del centro di Firenze, durante le lotte tra Guelfi e Ghibellini, per questo nel 1304 il governo Guelfo fece occupare e disfare il castello, incamerandone i beni.

Nel secolo XV il castello era posseduto in parte dai Da Volognano (che adottarono il nome Del Rosso Da Volognano) e per il resto dai Martellini della Cerva. I contrasti fra le due famiglie erano forti e i Del Rosso continuarono ad affermare anche più tardi i loro diritti sulla chiesa di San Michele della quale mantennero il patronato. I Martellini della Cerva diventarono poi proprietari di tutto il castello, che poi passò alla famiglia Anforti o attraverso una vendita oppure per vie ereditarie attraverso il matrimonio (1788) di Teresa Arnaldi (morta nel 1793), figlia di Giuseppe Arnaldi e di Gostanza Verginia Martellini (ultima discendente della sua famiglia), con Luigi di Francesco Anforti (1764-1806). Dagli Anforti il castello passò ai Della Ripa e poi in eredità alla famiglia D’Ancona. Il torrione cimato, tratti di muratura costituiti da pietre di alberese di disposte in corsi regolari e paralleli, un portale tamponato con arco a sesto acuto, la finitura delle pietre ancora visibile su un lato della torre, rendono plausibile una datazione della struttura originaria alla seconda metà del XIII secolo. L’aspetto attuale è quello di una villa-fattoria di gusto spiccatamente neo-gotico, dominato ancora dalla possente torre merlata del mastio. La chiesa di San Michele è ubicata all’interno del castello, al centro di una piazzetta. L’insieme è circondato da una cinta muraria dalla forma ellittica attraversata da un’unica strada alla quale si accede attraverso due porte con arco a tutto sesto, parzialmente conservate. All’interno sono sorte nel corso dei secoli abitazioni e infrastrutture».

https://castelliere.blogspot.it/2011/12/il-castello-di-sabato-3-dicembre.html