Violazione di corrispondenza, durante Assemblea Condominiale

Quanto scriviamo è un racconto di un nostro lettore, residente in Firenze – zona Coverciano, il cui fatto è accaduto durante una assemblea condominiale. Si tratta di una mail spedita da un condomino ad una lista coperta di condomini, ove, fra questi, risulta anche un condomino X, il quale, in sede di assemblea ha ritenuto divulgare parte di suddetta mail, in quanto riteneva lecito farlo. Il prequel della vicenda ha contorni enigmatici, ma non ci interessa esporli. Piuttosto, codesto condomino, poteva divulgare il contenuto della mail?

Un’ampia disamina della nozione di diritto alla riservatezza, successiva alla l. 675 del 1996, è contenuta nella sentenza n. 5658/1998 della Corte di Cassazione. La sentenza, vertendo il caso sulla questione del rapporto tra diritto di cronaca e diritto alla riservatezza, ancora una volta conferma la preferenza della Cassazione per una posizione monista in materia di diritti della personalità, e ritiene ormai acquisito il riconoscimento dell’esistenza di un “vero e proprio diritto alla riservatezza, anche al di fuori delle ipotesi espressamente previste dalla legge ordinaria (per approfondire: https://www.guidelegali.it/approfondimenti-in-penale-delitti-contro-la-persona-e-la-famiglia/risvolti-legali-legati-alla-violazione-dei-diritti-costituzionalmente-riconosciuti-della-libert%C3%A0-e-segretezza-della-6326.aspx).

L’Autorità Garante della Privacy ha osservato che la pubblicazione pedissequa di parti della corrispondenza privata, quale scambio di opinioni e pensieri tra due individui, contravviene non solo alla normativa espressamente formulata a tutela della privacy, ma contravviene anche ai principi della legge sul diritto d’autore, per i quali non può essere diffusa, pubblicata o riprodotta la corrispondenza a carattere confidenziale o che si riferisca all’intimità della vita privata senza il consenso dell’autore e del destinatario.

Nel contempo esiste anche l’Art. 616 codice penale: Violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza. Se il colpevole, senza giusta causa, rivela, in tutto o in parte, il contenuto della corrispondenza, è punito, se dal fatto deriva nocumento ed il fatto medesimo non costituisce un più grave reato, con la reclusione fino a tre anni. Il delitto è punibile a querela della persona offesa. Agli effetti delle disposizioni di questa sezione, per “corrispondenza” si intende quella epistolare, telegrafica, telefonica, informatica o telematica ovvero effettuata con ogni altra forma di comunicazione a distanza.

Riepilogando quindi, chiunque prende cognizione del contenuto di una corrispondenza chiusa, a lui non diretta, ovvero sottrae o distrae, al fine di prendere o di farne da altri prendere cognizione, una corrispondenza chiusa o aperta, a lui non diretta, ovvero, in tutto o in parte, la distrugge o sopprime, è punito, se il fatto non è preveduto come reato da altra disposizione di legge, con la reclusione fino a un anno o con la multa da lire sessantamila a un milione.

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